[Infografica] Come ottenere interazioni su LinkedIn.

Il 24 aprile 2017 LinkedIn ha toccato quota 500 milioni di utenti. Una crescita meno vertiginosa di Facebook o Instagram ma una profilazione per interessi e caratteristiche professionali come nessun’altro social al mondo. 
Nella classifica per città Milano è al quinto posto tra le aree più connesse a livello globale. Diffuso in tutti i continenti gli iscritti a questo canale crescono a una velocità di 1 milione a settimana. 
Gli uomini (59%) superano di gran lunga le donne, e le fasce con più membri sono quelle tra 25-34 e 35-54 anni (entrambe col 36%). I settori con più iscritti risultano essere l’hi-tech (17%), la finanza (14%) e la manifattura (10%). Le funzioni maggiormente presenti sono quelle legate alla vendita, ovviamente (12%), all’insegnamento (10%) e all’amministrazione (10%).
Questi e gli altri numeri a disposizione sono troppo evidenti per essere ignorati da chiunque voglia usare i canali digital per promuoversi ed entrare in contatto con altri professionisti. Ma cosa fa davvero notizia su LinkedIn? Come farsi notare e risultare interessanti? Ecco, di seguito, un’infografica riassuntiva con le risposte degli stessi utenti intervistati su: persone seguite e motivazioni all’interazione. Contenuti informativi/educativi e dati di settore sono in assoluto i contenuti con il maggior potenziale. 
Sarà banale ma ricordatevi di produrre “valore” e “conoscenza” prima di sprecare qualsiasi contenuto auto-celebrativo che sia pubblicato da un profilo personale o da una pagina aziendale.

[Stats] Quanti hashtag utilizzare su Instagram?

Durante i corsi di formazione le domande più frequenti che mi vengono poste riguardano una serie di valori numerici legate al posting sui vari Social Network.
Quanti post è giusto pubblicare al mese? A che ora è meglio postare? Quanto deve essere lungo il testo di un post su Facebook? E di uno su Instagram? 
La risposta giusta a queste domande è sempre, immancabilmente: DIPENDE.
E sì perché ogni paese, settore di mercato, cliente, tipologia di post ha la sua specifica storia, il suo specifico budget promozionale, un suo senso di esiste in un modo e non in un altro. Inutile affermare che le statistiche ci dicono che è meglio scrivere post brevi se ho bisogno di dire ai miei consumatori qualcosa che richiede 10 parole in più del solito. È altrettanto inutile suggerire di postare e promuovere i post di sera se devo parlare di un ristorante aperto in pausa pranzo. Le statistiche servono ma occorre sempre sapere quando ignorarle consapevolmente per fare meglio il proprio lavoro di community manager.
Una delle domande di tipo “quantitativo” che invece, un po’ più di altre, può ricevere una risposta scientifica riguarda quanti hashtag è giusto utilizzare su Instagram in accompagnamento di una foto.
Su questo valore ci vengono incontro una serie di analisi effettuate da tool di monitoraggio. Una delle più recenti è stata realizzata da TrackMaven su un volume 65.000 post Instagram e mostra come, in media, i post accompagnati da 9 hashtag siano quelli a raccogliere il maggior numero di interazioni.

Quello che mi interessa condividere di questa analisi, al di là del numero specifico di 9 hashtag è il netto divario tra le interazioni ricevute dai post fino ai 6 hashtag e quelle ricevute dai post con 7 o più #. Ricordatelo dunque, la prossima volta che rilanciate una foto, a costo di contare con il ditino quante parole chiave avete inserito cercate di raggiungere e superare il fatidico numero dei nani di Biancaneve.

14 consigli per gestire bene una pagina LinkedIn

Qualcuno di voi ha letto della recente acquisizione di LinkedIn da parte di Microsoft, un’operazione del valore di 26,2 miliardi di dollari che testimonia quanto il social network professionale più grande del mondo sia inquadrato come uno dei canali più efficaci per ottenere un contatto diretto con il mondo business.
In quest’ottica sempre più spesso mi trovo a lavorare a strategie di comunicazione BtoB che abbiano al centro proprio LinkedIn. Per gestirlo al meglio le cose da sapere sono tante e altrettanta la pratica con cui affinare linguaggi, tattiche e content production. Per iniziare bene però è opportuno avere chiaro l’approccio generale alla gestione di una pagina Business. Ecco quindi una breve presentazione con 14 consigli pratici per gestire al meglio un profilo aziendale su LinkedIn.

(NOTA: se state leggendo questo post su SMARTPHONE è possibile che le slide non scorrano, in tal caso fate clic sul link sopra queste due righe per leggerle direttamente dal sito di SlideShare).

[Tips] 10 regole d'oro per utilizzare gli #hashtag

hashtag
Un post di riepilogo su nozioni (apparentemente) di base non fa mai male.
Lo dico per chiunque si occupi di Social Media Marketing sia a livello di produzione di contenuto che strategico e lo dico anche per me stesso visto che ogni tanto provo a rinfrescare le certezze sui vari temi del mio lavoro.
Oggi parliamo di Hashtag e dell’utilizzo migliore che se ne può fare condividendo 10 regole base.
Prima però partiamo dalla definizione. Cito testualmente quella riportata da Twitter che di fatto ha diffuso nel mondo social l’utilizzo di questo simbolo (considerate che la stessa è valida anche per altri canali come Facebook, Instagram, Pinterest, Google+).
definizione hasthtag twitter
Di conseguenza: se si scrive un tweet collegando una o più parole al simbolo dell’hashtag quel tweet sarà potenzialmente visibile a chiunque compia una ricerca su Twitter utilizzando la parola chiave collegata all’hashtag.
Detto ciò arriviamo alle regole, ricordatevi:

    1. Di utilizzare il giusto numero di hashtag collegato a ciascun contenuto. 2 o 3 al massimo sono quelli consigliati su Twitter (fonte: Twitter) dove andrebbe sempre e comunque usato almeno uno hashtag. Si può invece abbondare su Instagram dove diverse analisi mostrano che un numero tra gli 11 e i 14 attira un grande numero di visualizzazioni e conseguenti interazioni (vedi grafico di seguito).how-to-use-hashtag-on-instagram
    2. Consultate i trending topic periodici per provare a inserirvi in modo coerente nelle discussioni attive che attirano l’attenzione degli utenti. Oltre a quello base di twitter ci sono diversi tool come Hashstagify utili a scoprire le tendenze del momento e anche quelle di più lungo periodo.
      Hashtag_trend-mensili-italia-novembre-2015
    3. Su Facebook la ricerca per hashtag non è diffusissima (anche perchè il carattere privato di molti profili ne impedisce la visibilità) ma è utile servirsi degli stessi all’interno delle pagine di brand sopratutto in due contesti: per cavalcare temi legati al real time marketing che creano picchi di interesse (es. #starwars #backtothefutureday #goldenglobes, etc.) o in caso di categorie particolari di post che è utile permettere agli utenti di ritrovare (es: #leNostreRicette #iGolpiùBelli #collezioneAutunnoInvernoBrandX)
    4. Se invitate gli utenti ad utilizzare un hashtag per partecipare a un momento di discussione o intrattenimento scegliete un hashtag semplice e intuitivo in modo che chi vuole interagire non debba chiedersi qual è la parola chiave da scriversi. Ad esempio sarebbe meglio scegliere #xFactor piuttosto che #XF9 per invitare gli utenti ad interagire con il programma. Di fatto la produzione può permettersi di scegliere il secondo perchè ha scelto di lasciarlo in sovrimpressione per tutta la durate del programma quindi il dubbio degli utenti è presto sciolto. Non tutti i brand però hanno questa possibilità, in quel caso ricordatevi la regola base.
    5. Usateli durante gli eventi fisici o virtuali per promuovere sessioni temporanee di Q&A (es. #AskToNomeOspite) o in maniera continuativa per differenziare i tweet degli utenti che citano la vostra azienda i per motivi più diversi e tweet invece legati alla richiesta di informazioni.
    6. Sceglietene uno ufficiale che metta in risalto il brand da poter usare in più occasioni. In alcuni casi può essere semplicemente il nome del brand, in altri il claim che lo connota (es. #justdoit)
    7. Se sono gli utenti a doverlo utilizzare non chiedetegli di utilizzare a tutti i costi il nome del brand. Pur avendo a disposizione un hashtag “brandizzato” come consigliato nel punto precedente non è detto che nelle vostre iniziative di engagement online ogni hashtag debba contenere il nome del marchio o del prodotto, anzi, se puntate a massimizzare le interazioni siate più clementi con il vostro pubblico che non ha certo bisogno che gli ricordiate o che lo obblighiate ad usare in ogni contenuto il vostro nome. Questa regola vale a meno che non siate un love brand o una squadra di calcio (entità per cui gli utenti stravedono) anche se anche in quei casi le eccezioni vengono premiate come nel caso del successo dell’hasthtag #seandiamoinfinale della Juventus premiata come migliore campagna Twitter 2015.
      #seandiamoinfinale-juventus
    8. Inseriteli per lo più all’inizio o sopratutto alla fine del testo del post/tweet. Anche se siete liberi di taggare parole al centro della frase, a volte sarete costretti perchè su Twitter avrete terminato le battute disponibili, in questo modo renderete più leggibile il tweet.
    9. Anche se vi state occupando di un’attività online ricordatevi sempre di valutare le integrazioni di un hashstag strategico in tutte le altre attività e canali di marketing, dalla pubblicità in tv o radio a quella sui giornali cartacei o su manifesti, volantini e brochure.
    10. Ultimo consiglio riguarda la verifica dell’utilizzo di un hashtag sia prima che dopo il lancio di un’iniziativa. Prima per valutare se, come e quanto è stato già utilizzato un hashtag che avete in mente perchè anche se non è obbligatorio esserne i creatori è altresì sconsigliato entrare in flussi di conversazioni poco vicini al marchio o addirittura deleteri per lo stesso. Dopo invece per valutare e accertarsi a posteriori che un’iniziativa lanciata non prenda derive inaspettate e dannose e che qualcuno poi non associ al marchio l’uso improprio di una parola chiave.

[Video] 5 segreti per ottenere il massimo da un video su Facebook. N.5: Thumbnail

Il quinto e, per ora, ultimo consiglio per ottenere il massimo da un video Facebook è quello di scegliere la Thumbnail giusta.
Se i primi secondi visualizzati senza sonoro possono fare la differenza nella scelta dell’utente di guardare o meno i video (leggi il post precedente) altrettanto vale per l’immagine statica di anteprima, quella che viene visualizzata prima ancora che parta l’autoplay e che presenta il video all’interno della tab dedicata a questo tipo di media.
Di seguito uno screenshot che mostra le immagini di anteprima degli ultimi video caricati sulla pagina Facebook di Buzz Feed Video, una delle pagine tematiche con più interazioni.
Thumbnail-Facebook-Video
In questo specifico caso le thumbnail hanno sempre come protagoniste le persone. Più in particolare sono persone intente a fare un’azione che comunica immediatamente un senso di divertimento, lo stesso che gli utenti cercando da questa pagina.
Altra caratteristica in molte delle thumbnail analizzate è l’effetto collage, a volte anche volutamente artigianale.
In qualche caso all’interno delle immagini appaiono delle scritte anche se, qualora il video fosse destinato alla sponsorizzazione, bisogna considerare che non si potrebbero usare scritte troppo evidenti (Facebook blocca testi più invasivi del 20% del riquadro).
Come le presenza di persone divertite può costituire un attrattiva verso utenti in cerca di risate così anche altri soggetti come Bambini o Cuccioli e animali vari specie se ritratti in situazioni anomale possono giocare una funzione di richiamo.
Ogni settore chiaramente ha poi ha le sue particolarità e i suoi standard vincenti e può permettersi di giocare su un certo tipo di immagini o su altre. I video più riusciti in ambito food ad esempio mostreranno zoom di alimenti, momenti cruciali della preparazione, impiattamenti artistici, ingredienti particolarmente succulenti della ricetta, etc.
thumbnail-buzz-feed-video
In generale è utile scegliere attentamente il fotogramma in modo che:

  • sia rappresentativo del senso generale della pagina in cui è pubblicato il video
  • sia in grado di riassumere la storia raccontata nel video
  • sia originale o accattivante, l’utente si chiederà: “che diavolo sta succedendo?”
  • descriva un’azione nel momento del suo svolgimento, l’utente si chiederà “come finirà quest’azione?”
  • non sia sfocato (a volte capita con gli screenshot catturati in momenti di rapido movimento dei soggetti del video)
  • non sia scelto tra i fotogrammi proposti in automatico da Facebook se nessuno di questi risponde pienamente all’obiettivo di catturare l’attenzione.

In quest’ultimo caso è utile caricare una thumbnail personalizzata utilizzando la specifica funzione nativa di Facebook e situata nella schermate di setting e descrizione del video.
 
Impostare Immagine di anteprima Video
A questo punto siete pronti a valorizzare la vostra creatività e se vi siete persi i primi quattro post leggeteli qui:
Tips n. 1.  La Lunghezza
Tips n. 2. La Call To Action
Tips n. 3. Il formato
Tips n. 4. Il sonoro