[Stats] Quanti hashtag utilizzare su Instagram?

Durante i corsi di formazione le domande più frequenti che mi vengono poste riguardano una serie di valori numerici legate al posting sui vari Social Network.
Quanti post è giusto pubblicare al mese? A che ora è meglio postare? Quanto deve essere lungo il testo di un post su Facebook? E di uno su Instagram? 
La risposta giusta a queste domande è sempre, immancabilmente: DIPENDE.
E sì perché ogni paese, settore di mercato, cliente, tipologia di post ha la sua specifica storia, il suo specifico budget promozionale, un suo senso di esiste in un modo e non in un altro. Inutile affermare che le statistiche ci dicono che è meglio scrivere post brevi se ho bisogno di dire ai miei consumatori qualcosa che richiede 10 parole in più del solito. È altrettanto inutile suggerire di postare e promuovere i post di sera se devo parlare di un ristorante aperto in pausa pranzo. Le statistiche servono ma occorre sempre sapere quando ignorarle consapevolmente per fare meglio il proprio lavoro di community manager.
Una delle domande di tipo “quantitativo” che invece, un po’ più di altre, può ricevere una risposta scientifica riguarda quanti hashtag è giusto utilizzare su Instagram in accompagnamento di una foto.
Su questo valore ci vengono incontro una serie di analisi effettuate da tool di monitoraggio. Una delle più recenti è stata realizzata da TrackMaven su un volume 65.000 post Instagram e mostra come, in media, i post accompagnati da 9 hashtag siano quelli a raccogliere il maggior numero di interazioni.

Quello che mi interessa condividere di questa analisi, al di là del numero specifico di 9 hashtag è il netto divario tra le interazioni ricevute dai post fino ai 6 hashtag e quelle ricevute dai post con 7 o più #. Ricordatelo dunque, la prossima volta che rilanciate una foto, a costo di contare con il ditino quante parole chiave avete inserito cercate di raggiungere e superare il fatidico numero dei nani di Biancaneve.

5 tecnologie da seguire per fare digital marketing: Stampa 3D, AR, VR, IoT, Droni.

Realtà VirtualePensando a qualsiasi attività di marketing digitale è fondamentale avere chiari i trend tecnologici che governano il mercato e sopratutto orientano i consumi degli utenti.
Sapere che una tecnologia è più cercata di un’altra ci aiuta a inquadrare meglio i canali giusti in cui fare attività, le tecnologie su cui vale la pena esplorare e investire, i formati migliori in cui declinare i nostri contenuti.
Nota: In questo post il concetto di trend tecnologico non va confuso con quello di Innovazione, anzi, bisogna ricordare che molto spesso ciò che entra nell’uso comune ha una storia e una gestazione molto lunga per cui leggete le righe seguenti senza cercare novità futuriste ma con l’obiettivo di capire come stanno evolvendosi, nella percezione culturale di massa, tecnologie di cui si parla già da qualche anno ma che solo marginalmente sono entrate nella nostra vita. 
In questo senso quindi periodicamente provo a confrontare una serie di tendenze di settore per constatare l’andamento delle stesse in termini di ricerche effettuate su Google.
Nello specifico questa volta ho confrontato l’andamento 2016 in Italia di 5 ambiti valutati come tendenze tecnologiche mature per l’approccio e la fruizione di massa: La stampa 3d, La realtà aumentata, la realtà virtuale, l’internet of things e i droni.
Qualche cenno per chiarire ai meno esperti ciò di cui parliamo:

  • La stampa 3D. Un’innovazione di cui si parla dal lontano 1986 ma che solo nei primi mesi del 2013 ha iniziato ad avere risonanza a livello mondiale affacciandosi al mass market. Grazie agli avanzamenti tecnologici che hanno reso disponibili versioni “low cost” sembrava che in breve tempo le stampanti di oggetti tridimensionali potessero entrare negli studi dei professionisti di diversi settori e addirittura nelle case di molti di fianco alle stampanti classiche. In realtà un po’ per mancanza di applicazioni davvero appeal, un po’ per costi (“low” ma comunque non proprio banali) e per mancanza di fantasia e di cultura in proposito la pratica della stampa 3d è rimasta legata alla riproduzione in scala di statuine e gadget con le nostre sembianze.
    Stampa 3d - pesce rosso stampa 3d - statuine
  • La Realtà Aumentata o augmented reality o AR, se preferite, che, al di là dei film di Robocop o IronMan, ha vissuto un primo vero picco di interesse di massa collegato ad applicazioni pubblicitarie tra il 2009 e il 2012 in cui attraverso l’utilizzo di marker leggibili attraverso webcam o smartphone l’inquadratura di un oggetto reale veniva arricchita, appunto, da elementi grafici (o testuali) digitali. Il vero passo avanti nel settore è stato tentato da Google con il lancio dei Google Glasses, flop di mercato il cui progetto è stato dichiarato chiuso definitivamente a inizio 2016. Qualche mese mese dopo, a luglio 2016, la tecnologia viene riportata in vita da un’app che ha bruciato record di download in tutto il mondo: Pokemon Go. Forse un fuoco di paglia ma intanto, ad oggi, questo gioco costituisce l’esempio più conosciuto di questo tipo di tecnologia.
  • La Realtà Virtuale o VR. Sorella della Realtà Aumentata né è considerata erroneamente qualche volta un’alternativa, a volte un sinonimo, a volte un’evoluzione. La differenza di fondo è legata al valore immersivo dell’esperienza offerta. Nel primo caso si resta ancorati ad esperienze reali arricchendole semplicemente di elementi digitali, nel secondo invece, con la realtà virtuale, ciò che si vive è quasi esclusivamente fittizio. Spegnendo un dispositivo di realtà aumentata resterebbe attiva metà dell’esperienza che si sta vivendo (es. non vedo più i mostrini di Pokemon Go ma continuo a visualizzare i palazzi e le strade che mi circondano), spegnendo un dispositivo di realtà virtuale vi vedrebbe solo uno schermo nero, il mondo fittizio proposto dalla tecnologia scompare completamente.  In questo caso le applicazioni che per prime stanno diffondendo la tecnologia sul mercato sono quelle in campo Gaming. In più quasi tutti, nell’ultimo anno, dovrebbero aver sentito parlare o visto i dispositivi  – visori – per la fruizione della stessa ovvero: Oculus (azienda proprietà di Facebook), Samsung Gear (i primi a diffondersi sul mercato di massa) e i più rudimentali, perchè di cartone, ma utili alla comprensione del fenomeno Google CardboardDifferenza AR vs VR
  • Internet delle cose, o anche Internet of Things o IoT. Più che una tecnologia è l’applicazione di internet agli oggetti, la messa in rete di dispositivi, strumenti e oggetti classici o nuovi che ci circondano. Parliamo di cose come il contatore intelligente che comunica dati sui nostri consumi in tempo reale al nostro fornitore di Energia, la smartAuto che dialoga con il service in caso di guasti o con le compagnie di assicurazione in caso di furti o incidenti, la macchina del caffè o il sistema di illuminazione connessi che possono essere attivati a distanza o in base a specifiche condizioni, giorni della settimana, programmi etc. fino ad arrivare a frigoriferi in grado di ordinare cibi e ingredienti che scarseggiano, pannolini magici in grado di analizzare la pipì dei bambini creando una cartella clinica aggiornata degli stessi. Le applicazioni sono infinite e crescenti. A sentire gli esperti, e gli amanti di fantascienza, a breve potremmo vivere in un mondo in cui tutto, ogni cosa fisica, sarà gestibile da remoto, tacciabile, modulabile e ogni cosa potrà, in autonomia, imparare e personalizzare la propria funzione in base alle abitudini dell’utilizzatore. macchina caffè intelligente
  • I Droni. Sono la tecnologia che ha in assoluto visto il maggior tasso di crescita di ricerche nel 2015 rimanendo al top anche quest’anno. Non si tratta di innovazioni nuove. Esistono droni da decenni, spesso li si citava per la loro applicazione in contesto militare, ma solo negli ultimi 4-5 anni questi dispositivi volanti telecomandati sono entrati a regime prima nel mondo del videomaking, poi, con l’abbattimento dei prezzi e il miglioramento graduale delle prestazioni, anche in contesti più ludici. Nel 2016 si è parlato anche di come questi oggetti volanti possano rivoluzionare il mondo delle consegne e il sito eCommerce più grande del pianeta, Amazon, ha annunciato i suoi investimenti per sviluppare droni/fattorino in grado di recapitare a casa in poche ore dall’ordine gli oggetti richiesti. Non sappiamo quanto sia vicino il momento in cui, uscendo di casa e alzando gli occhi, vedremo volare in cielo decine di droni come oggi succede per gli uccelli, ma di certo il trend e l’interesse degli utenti sembra essere tutt’altro che trascurabile.  (nella foto sotto un mash up di cui si è parlato, il drone per andare a caccia di pokemon, che mette insieme l’AR con i droni)pokemon_go-drone

Tornando proprio ai trend vedete nel grafico di seguito come nel 2016 in Italia si siano evolute le ricerche sui 5 temi. L’ultimo citato, l’aeromobile a pilotaggio remoto o drone per usare un termine familiare a tutti, è di certo quello con il maggior interesse generato. Al secondo posto la Realtà Virtuale che in maniera lenta ma costante ha fatto registrare da Gennaio ad oggi (novembre) un andamento in crescita avvicinandosi molto al primo in classifica e lasciando immaginare che tra tutti sia proprio questo il trend su cui costruire applicazioni, progetti e dinamiche di engagement nell’immediato futuro. Altalenante l’andamento della stampa 3D che, evidentemente, come accennavo è ancora in cerca della sua identità ma che proprio per questo va tenuta d’occhio. L’internet delle cose è al quarto posto e anche se in effetti rappresenta un contesto composto da tecnologie e oggetti molto diversi fra loro e meritevoli di analisi ad hoc sembra procedere a passi piccoli, forse troppo.
All’ultimo posto la realtà aumentata: sarà per il flop dei google glasses, sarà per mancanza di idee dirompenti l’unico vero picco dell’anno è stato vissuto a luglio quando, grazie soprattutto al boom di Pokemon Go il mercato di massa ha compreso quanto ogni oggetto che ci circonda può, se inquadrato con un semplice smartphone, arricchirsi di informazioni, storie e valore.
Technology Trend in Italy 2016

13 statistiche da conoscere per il Mobile Marketing

Quando si parla di Mobile Marketing si parla di un concetto che tutti gli addetti ai lavori riconoscono ormai come fondamentale per ogni strategia di marketing. Un ambito su cui investire da subito. Pochi però ne conoscono “da vicino” le sfumature, quelle che poi aiutano a fare le scelte giuste per guidare contenuti e scelte creative nonché per distribuire in maniera corretta il budget di marketing più in generale.
Ecco perché è utile conoscere alcuni dati e gli elementi principali d’azione. Di seguito un’infografica che ne concentra alcuni e anche se in qualche caso hanno valenza più per il mercato Us che per quello Italiano tracciano una tendenza in cui il marketing mobile, a tendere, dovrebbe “accaparrarsi” la maggiore percentuale di investimento di marketing digitale. 
Mobile Marketing Stats

  • Portiamo lo Smartphone con noi ovunque, anche in bagno;
  • Lo utilizziamo ogni giorno, da subito, appena svegli, e fino a quando andiamo a letto;
  • Metà di noi lo usa per guidare le proprie scelte d’acquisto sia che si concretizzino online sia un luogo fisico;
  • Le ricerche sul web avvengono ormai più tramite mobile che su desktop;
  • Sempre più contenuti Social vengono fruiti su smartphone;
  • Crescono a doppia cifra le percentuali del mobile shopping.

Ecco perché sono necessari:

  • siti responsive e semplificati con la massima velocità di caricamento 
  • Call to Action sintetiche e immedite
  • Possibilità immediata di accedere ai contatti (mail e telefono ma anche instant messaging)
  • Contenuti formattati per schermi di dimensioni ridotte
  • Investimenti in formati ADV mobile compresi i vecchi intramontabili (fino ad oggi) sms.

[Food] Quando raccontare il cibo su Facebook

Per rispondere alla domanda che da il titolo a questo post, ovvero, per capire in che giorno e a che ora è meglio pubblicare post su Facebook ci sono due modi o meglio due fasi di un solo processo.
Il primo modo è quello di partire pubblicando sulla propria pagina in tutte le ore del giorno e tutti i giorni e poi verificare a posteriori le performance dei post a seconda del giorno e dell’ora della pubblicazione (i Facebook Insight restituiscono già indicazioni in questo senso).  Per avere però dei dati significativi occorre aspettare molto tempo e pubblicare dunque in una prima fase abbastanza casualmente.
Il secondo, meno utilizzato ma forse più utile e immediato, è quello di fare benchmarking delle pagine Facebook più vicine a quelle del proprio marchio e verificare quando il loro posting è maggiormente premiato dai fan.
Così, per comprendere i trend di un settore con cui lavoro tanto, il food, ho effettuato un’analisi del posting del mese di Giungo su 93 top fan page Italiane del food and beverage. Questo è quello che ne è venuto fuori.
Leggendo il grafico di seguito occorre valutare da una parte la dimensione delle palle che simboleggia il numero di post pubblicati, quindi quanto è competitivo in quel momento il panorama di contenuti, dall’altro bisogna considerare il colore che, spostandosi dal rosso al verde, indica le performance migliori in termini di engagement.
Quando pubblicare su FacebookUN’ANALISI DEI RISULTATI.
E’ evidente che pubblicare contenuti nella fascia che va dalle 11 alle 15 del lunedì o, sopratutto del martedì è sicuramente e mediamente più premiato rispetto a farlo nella stessa ora ad esempio della domenica quando, oltre a non essere premiato dai fan, è anche poco praticato.
Il Martedì è in generale il giorno propizio per pubblicare qualcosa perché dalle 8 del mattino alle 18 l’attenzione e la reazione dei fan sembra essere elevata. Se abbiamo contenuti indicati per la pubblicazione serale forse il giovedì in prima o tarda serata potrebbe essere il giorno migliore per la pubblicazione. Nel week-end invece il Sabato sembra il giorno dei due festivi maggiormente premiante. Infine, se volete augurare un buon week-end a tutti, fatelo il venerdì tra le 13 e le 17, è il momento in cui il passatempo social sta forse avendo la meglio sulle scadenze e gli impegni lavorativi.

[DATI] Lo Stato dei Social Network a fine 2014. Cresce Pinterest, cala Facebook, G+ resta impalbabile.

Da qualche giorno sono disponibili i dati Social di Global Web Index aggiornati al quarto trimestre 2014 con i trend su crescita della base utenti e utilizzo dei principali social network a livello mondiale. Condivido i punti salienti emersi dal report:

  • Pinterest (+ 97%) e Tumblr (+ 95%) sono i canali che registrano la maggiore crescita in numero di utenti attivi durante il 2014.
  • Instagram (+ 47%) e LinkedIn (+ 38%) testimoniano la crescita costante delle piattaforme di seconda fascia e la tendenza a forme di networking diversificate.
  • Facebook, nonostante una minima crescita di iscritti, è stato l’unico grande social network a registrare durante l’anno un calo di utenti attivi (-9%). La decrescita riguarda in modo trasversale tutti i paesi e le fasce di età, con picchi nelle fasce 16-24 anni (-11%) e 25-34 (-12%) e nell’aria Asia Pacifico (-12%).
  • You Tube, Twitter e Google+ crescono per numero di iscritti e utenti attivi ma con percentuali contenute segno da una parte, per i primi due, della raggiunta maturità/saturazione dei canali e dall’altra, mi riferisco sopratutto al numero di utenti attivi di Google+, dell’insuccesso delle politiche promozionali del canale.

Dati Social Network Q4 2014
Al di là dei tassi di crescita/decrescita Facebook, Google+, Twitter e You Tube restano i canali con la maggiore penetrazione al mondo (anche se la Cina in questo costituisce un mondo a sé). Ecco come si distribuiscono le percentuali di utilizzatori internet rispetto al loro ruolo di membri (iscritti), semplici visitatori (non necessariamente iscritti o comunque passivi che non lasciano traccia attraverso like, commenti, caricamento contenuti etc..) e membri attivi per ciascuno di questi canali.

  • Facebook mantiene largamente il primato di Social Network con la maggiore penetrazione.
  • You Tube dall’altra parte, anche grazie alle sue politiche di visibilità pubblica dei contenuti (meno sensibili rispetto a quelli FB e dunque quasi sempre pubblici) regista il maggior numero di accessi di utenti non loggati o semplici fruitori del contenuto.
  • Resta Facebook il canale con la maggiore percentuale di utenti attivi con la metà dei membri a lasciare traccia del loro passaggio sul canale. Nettamente staccati gli altri 3 canali e se per social come You Tube o Twitter la fruizione passiva del contenuto è per natura del canale un comportamento ammissibile da parte degli utenti dall’altra, Google+ proprio per somiglianza a Facebook conferma il flop della piattaforma.

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Chiudo questa finestra sui trend delle varie piattaforme con un’analisi sulla motivazione che porta mediamente le varie fasce d’età all’utilizzo dei vari canali. Se per gli utenti compresi tra i 16 e i 24 anni la motivazione riguarda soprattutto il divertimento e la vicinanza ai propri idoli salendo di età i contatti professionali sembrano avere la meglio insieme alla voglia di condividere dettagli sulla propria vita – tra i 25 e i 34 – e di tenersi aggiornati sul mondo esterno – tra i 35 e il 44. Salendo dai 45 in poi il contatto con i propri amici e le relazioni diventano motore primario dell’accesso e dell’utilizzo di un canale social. Dati apparentemente banali ma che spesso non si tengono in considerazione nelle fasi di ideazione di contenuti con cui animare le pagine di brand e aziende sui social pensando che l’intrattenimento sia la sola e unica variabile su cui focalizzarsi.
motivazioni per l'uso dei social