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Pagamento in contanti? No, accettiamo solo carte!

Pagamento in contanti? No, accettiamo solo carte!

Pagamento in contanti? No, accettiamo solo carte!
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Carte vs Contanti, la sfida continua: dati e trend 2024.

Qualche giorno fa mi confrontavo con amici su quanto ormai mi sia abituato a pagare tutto con la carta di credito.

Il motivo principale, almeno per me, è la comodità. Con il wallet digitale nello smartphone il pagamento è infinitamente più rapido di quello in contanti. Non ci sono banconote o monete da cercare nel portafogli, da contare e maneggiare, non c’è resto da dover controllare e gestire. Meno gesti e più velocità. A questo si aggiunge la possibilità di tracciare e dunque rendersi conto più precisamente delle spese effettuate oltre che poter documentare verso gli esercenti di aver effettuato un pagamento, ad esempio per richiedere un cambio o reso di prodotto, anche in mancanza di scontrino. Infine c’è un tema di sicurezza: se perdi o ti rubano il portafogli, perdi anche i soldi, se perdi la carta la blocchi e i tuoi soldi sono protetti. Marginale, almeno per me, il tema “sanitario“, ma c’è anche quello: pagare “contactless”, senza passaggio di contanti, significa minor possibilità di scambiarsi germi e batteri insieme alle banconote.

Eppure non per tutti è così. I motivi dei detrattori sono essenzialmente tre. Il primo è la privacy: se tutto è tracciato significa che da qualche parte esistono dati che dicono di noi molto più di quello che saremmo disposti a far sapere (che sia per motivi “etici” o per la volontà di aggirare i controlli fiscali). Il secondo è l’abitudine (o se preferite “la resistenza al cambiamento”): nonostante ormai basti un tocco sul nostro cellulare non tutti, sopratutto i meno digitalizzati, trovano semplice abituarsi ad una modalità diversa da quella adottata per anni. Il terzo motivo è il contesto circostante: siamo degli animali sociali, la maggior parte di noi cerca istintivamente di integrarsi adottando pratiche accettate e diffuse anche tra le altre persone. Se gli esercenti con cui abbiamo a che fare storcono il naso ogni qual volta ci vedono tirar fuori la carta anche solo per pagare un caffè o addirittura rifiutano il pagamento con carta (adducendo motivazioni varie) e se i nostri conoscenti usano per lo più il contante anche noi saremo portati ad edeguarci alla modalità di pagamento dominante.

I pagamenti digitali in Europa e in Italia

Guardando i dati Europei, l’Italia risulta uno dei paesi con il minor numero di trasazioni medie pro capite effettuate con carta di credito (fisica + digitale). Erano circa 138 all’anno nel 2022 contro le oltre 360-390 di Svezia, Finlandia e Danimarca o anche semplicemente contro le 218 della media europea (Dati BCE, 2023).

Nonostante ciò negli ultimi anni il valore dei pagamenti degli italiani con carta e wallet digitali sta aumentando e si avvia, nel giro di un paio d’anni a pareggiare quello dei pagamenti in contanti. Nel 2023 il 44% della nostra spesa è stata effettuata in contanti, il 40% con carta (Dati Osservatorio Innovative Payments, 2024). Certo parliamo di valore, quindi di soldi spesi, e non di numero di trasazioni effettuate dove è plausibile che la frequenza d’utilizzo di contanti sia ancora molto più elevata di quella di utilizzo delle carte.

In ogni caso, com’è possibile vedere dal grafico sotto, lo scontrino medio si abbassa di anno in anno segnale che sempre più l’utilizzo della carta è associato anche a spese di valore esiguo. Insomma, se fino a qualche anno fa il famoso caffè non ci saremmo mai sognati di pagarlo con carta, oggi è possibile che sia entrato nelle abitudini quotidiane di molti e sempre di più sarà così.

Chi è che in Italia preferisce ancora i contanti?

Capire chi ancora preferisce i contanti ci aiuta a immaginarne le ragioni. Interessante è la distribuzione dell’utilizzo di pagamenti con carte e contanti nelle diverse regioni Italiane. A discostarsi dai valori medi sono Lombardia, Veneto e Marche dove si utilizza meno il contante rispetto alle altre regioni e, dall’altra parte Abruzzo, Campania e Calabria dove si utilizzano molto meno le carte rispetto alla media. I Cash Lover, il gruppo chi preferisce sempre (o quasi) usare il denaro cartaceo, rappresenta il 28% della popolazone. Sono per lo più donne (il 61%), con livello di istruzione primaria quindi più basso della media. A livello lavorativo questo gruppo è composto in grande misura da: casalinghe, disoccupati e liberi professionisti e fa riscontrare un picco tra quelli che dichiarano di avvertire difficoltà economiche.

I pagamenti digitali negli Stati Uniti: il contante costa di più.

Se, come abbiamo accennato, in Europa il percorso verso la sostituzione del denaro contante avanza di anno in anno fino a farci parlare di Digital Euro, attraversando l’oceano troviamo un contesto proiettato in avanti nel tempo. In diverse città e stati degli Stati Uniti, infatti, si dibatte addirittura su come tutelare il contante in un contesto dominato dai pagamenti con carta. Un interessante articolo del Wall Street Journal racconta di come ormai esistano strutture, ad esempio i chioschi dello Yenkee Stadium, dove, anche solo per comprare birra e pop corn, non sono accettati i contanti e si viene rimandati ad una sorta di Bancomat al contrario (si chiamano: “Reverse ATM”) che, a fronte dell’inserimento di contanti, restituisce una carta di debito con un costo di commissione di 3,50 dollari. Insomma se un tempo pagare in contanti era un modo per ottenere uno sconto, oggi, la mancanza di una carta di credito in certi posti obbliga gli americani a sostenere un costo aggiuntivo oltre che a perdere più tempo nella conversione del proprio contante in una carta.

Negli Stati Uniti il contante rappresenta “solo” il 16% di tutti i pagamenti effettuati nel 2023 (fonte: Federal Reserve) con -2 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Mentre in Italia e in Europa si discute se sia giusto fare o rivedere leggi che agevolino i pagamenti digitali in US ci si chiede se ne serva una che tuteli quelli in contanti. Dice il WSJ: “Stati come il Colorado e il Rhode Island e città come New York stanno discutendo se vietare gli esercizi commerciali senza contanti dopo che molti negozi sono passati alle transazioni solo con carta per ridurre la diffusione del Covid, velocizzare le transazioni e ridurre i furti. Le aziende che non accettano contanti possono rappresentare un problema per gli acquirenti anziani o a basso reddito che hanno meno probabilità di avere accesso ai pagamenti digitali. Possono anche rappresentare una complicazione per i giovani che non hanno ancora attivato carte di credito o conti bancari. I titolari di carte di debito e credito che preferiscono usare i contanti dicono poi che il denaro contante è anonimo, li aiuta a controllare le spese (si ha meno percezione del valore pagato quando si usa la carta) ed è migliore per le mance.”

Per assecondare la richiesta di continuare a pagare alcune spese ancora in contanti sono nati veri e propri servizi e aziende (es. “PayNearMe“) che, a fronte di una commissione tra i 2 e i 4 dollari, supportano gli utenti che preferiscono usare denaro cartaceo nel pagamento di bollette, affitto, multe, mantenimento dei figli, etc.

Conclusioni: regolare il percorso di transizione

In conclusione, la sfida tra carte di credito e contanti continua a evolversi, influenzata da fattori di comodità, sicurezza e tracciabilità delle spese. Mentre l’adozione dei pagamenti digitali cresce specialmente nelle regioni più sviluppate e cambia nel tempo con l’introduzione di nuovi sistemi (es. wearable payment, Buy Now Pay Later, Metavere payment, etc), il contante mantiene ancora una forte presenza, soprattutto tra i gruppi più vulnerabili e meno digitalizzati e verso chi è propenso all’aggiramento del fisco. Con le dovute differenze da stato a stato i dati ci dicono che il futuro dei pagamenti sembra orientarsi in maniera inevitabile verso soluzioni sempre più digitali e, forse, verso la scomparsa completa del contante. Sarebbe opportuno che la transizione da una parte crei i presupposti per vincere le resistenze al digitale da parte di pagatori ed esergenti (es. affrontando il tema delle commissioni lamentate dagli esercenti e agendo sulle garanzie di privacy degli utenti) e dall’altra consideri le esigenze di tutte le fasce della popolazione per evitare esclusioni finanziarie di quei “Cash Lover” che, da qui a qualche anno, anche in Italia, si avviano a diventare minoranza.

Vincenzo Dell'Olio

Negli oltre 20 anni di esperienza nel settore della comunicazione e del markerting digitale ha ideato e seguito le strategie di grandi Aziende come Volkswagen, Audi, Parmalat, Bonomelli, Rai, Monster, Sony Mobile, Vans, Red Bull. Dal 2015 è docente per il corso di Social Media e Web TV all’Università IULM di Milano. Dal 2021 insegna Digital Content Strategy allo IED. Scrive tanto, analizza di più, non è immune dalle serie tv. Sociologo, essenzialmente.