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Google cambia per rispondere alle abitudini della Gen Z

Google cambia per rispondere alle abitudini della Gen Z

Google cambia per rispondere alle abitudini della Gen Z
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Google cambierà per stare dietro alle abitudini della Generazione Z che cerca sempre più spesso informazioni su Instagram o TikTok anziché nel motore di ricerca più celebre al mondo.

Le due grosse differenze per cui i giovani preferiscono informarsi sui social riguardano:

  • La User Experience
  • L’autenticità percepita  

1. LA UX

con TikTok o Instagram facendo una ricerca, grazie ai tanti risultati in formato short-video, si possono “sfogliare”decine di contenuti su un tema di interesse in pochi secondi. Con Google la modalità di accesso all’informazione ci porta spesso in altri siti, su contenuti testuali e a dover tornare indietro alla lista iniziale per sfogliare altri risultati.

2. L’AUTENTICITÀ PERCEPITA

mentre le voci presenti nella serp Google appaiono come il risultato di un freddo e oscuro algoritmo quelli della ricerca dei social sembrano più “autentici” e vicini al mondo dell’utente perché, spesso, raffiguranti coetanei che esprimono giudizi ed elargiscono consigli su capi di abbigliamento, ristoranti, libri, viaggi, etc..

Peccato che, su questa seconda questione, l’idea che il passaparola tra utenti in stile TikTok sia più genuino rispetto alla lista fornita dall’algoritmo Google sia solo un grande inganno. 
In primo luogo perché TikTok o Instagram hanno come obiettivo l’intrattenimento a ruota continua e non la qualità del risultato di ricerca (tant’è che spesso sono fonte di disinformazione). Poi perché tanti risultati ormai sono frutto di sponsorizzazioni e partnership. Infine perché anche i social sono soggetti agli algoritmi altrettanto “poco umani” e ancora più oscuri di quelli di Google. 

Tuttavia qualcosa da imparare Google ce l’ha e riguarda i formati dei risultati. Banalmente penso a quei video in cui un utente in 30 secondi elenca e mostra ad esempio: “le 10 cose da vedere a Firenze” contrapposti ad articoli prolissi, piatti e ridondanti (perché scritti in ottica SEO) che elencano le stesse 10 cose ma la cui fruizione richiede 15 minuti di lettura. Stesso discorso vale per la modalità di visualizzazione e fruizione dei risultati che secondo me dovrebbe essere personalizzabile e affiancare modalità più classiche (l’elenco) ad altre emergenti (es. lo swipe-up).

Staremo a vedere come cambierà nei prossimi mesi uno dei siti meno “trasformisti” della storia di internet.

Vincenzo Dell'Olio

Negli oltre 20 anni di esperienza nel settore della comunicazione e del markerting digitale ha ideato e seguito le strategie di grandi Aziende come Volkswagen, Audi, Parmalat, Bonomelli, Rai, Monster, Sony Mobile, Vans, Red Bull. Dal 2015 è docente per il corso di Social Media e Web TV all’Università IULM di Milano. Dal 2021 insegna Digital Content Strategy allo IED. Scrive tanto, analizza di più, non è immune dalle serie tv. Sociologo, essenzialmente.