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Gli influencer virtuali di Meta: genio, furbata o flop totale?

Gli influencer virtuali di Meta: genio, furbata o flop totale?

Gli influencer virtuali di Meta:  genio, furbata o flop totale?
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Immagina di scorrere Instagram e imbatterti in un profilo che sembra familiare, ma c’è qualcosa di insolito. Il volto è quello di una celebrità che conosci, ma il nome e la personalità sono diversi.

Ecco, è questo quello che ha cercato di fare Meta lanciando su Instagram e Facebook 28 profili generati e alimentati dall’Intelligenza Artificiale!

Partiamo dal principio. A fine settembre Meta annuncia il progetto dei profili social collegati all’AI. Si tratta di una serie di profili Instagram e Facebook di personaggi virtuali ma facilmente riconoscibili perché con le sembianze di personaggi famosi. Un ottimo gancio, almeno così avranno pensato in Meta, per generare follower pescandoli dal bacino di celebrità già affermate.

I personaggi e le ispirazioni reali

Oltre ad assomigliare a un Influencer reale (molti lo sono ma qualcuno è inventato di sana pianta, ndr) ogni personaggio è contraddistinto da una peculiarità, una passione per un tema differente.

Billie ad esempio, la più famosa al momento, è l’alter ego di Kendall Jenner e agisce come una sorella maggiore virtuale offrendo consigli e supporto ai propri follower (tant’è che il suo nick è yoursisbillie).

L’ex giocatore di football Tom Brady presta il volto a “Bru”, un appassionato di sport con cui – almeno sulla carta – discutere su vari argomenti sportivi. Ci sono poi: “Coco”, un’entusiasta della danza ispirata alla star di TikTok Charli D’Amelio; “Zach”, basato sul famoso YouTuber MrBeast e sempre in vena di affettuose prese in giro; “Dungeon Master“, clone di Snoop Dogg, guida avventure fantasy; Perry, un golfista professionista che aiuta a perfezionare le tue tecniche di gioco e ha le sembianze di Chris Paul. C’è il triatleta Victor, ispirato a Dwyane Wade, la detective virtuale Amber che è spiccicata a Paris Hilton. E la lista continua annoverando anche un Robot (questo a metà tra il personaggio Disney Pixar Wall-e e il robot del film anni 80 “Corto Circuito”) e un alieno ma anche personaggi appassionati di cucina, animali domestici, fai da te, cosplayer, MMA, musica, libri, etc. etc. Insomma ce n’è per tutti i gusti, ed è proprio questa, almeno sembra, la strategia di Meta: offrire alla platea social almeno un influencer che intercetti e magari cavalchi le passioni di ognuno.

Dilemma etico

Questa iniziativa di Meta è audace e intrigante, sopratutto pensando ai risvolti di marketing. Fonde il glamour delle celebrità con le elevate potenzialità della tecnologia AI. Tuttavia, c’è una zona grigia: la distinzione tra la celebrità reale, che qui fungono da esca, e il personaggio AI. Dove finisce la credibilità e il fascino del personaggio vero e inizia “l’inganno” di quello virtuale? È vero che Meta ha inerito specifici alert/disclaimer nei profili ma quanto, a livello conscio e inconscio l’utente è in grado di differenziare un input che gli arriva dalla versione virtuale di un personaggio non percependolo come il pensiero o il consiglio del personaggio reale? Questi profili AI aprono nuove possibilità di interazione e engagement, ma anche domande sulla rappresentazione autentica e l’etica.

Stato dell’arte: un possibile flop?

Dopo qualche settimana dalla messa online tutti i profili hanno generato un minimo di follower e interazioni. Ognuno a suo modo, con immagini ma anche con video presentazioni di se stessi (generati in AI anche quelli) e con più o meno successo. A conti fatti l’unica vera best case al momento è Billie che ha registrato 161 mila follower e quasi mezzo milione di interazioni con appena 7 post (quasi tutte le interazioni sono legate al video in cui il personaggio si presenta). Ma qui forse il merito va alla notorietà della sua musa ispiratrice.

Molto più staccati tutti gli altri che non superano qualche migliaio di follower. I migliori tra i restanti 27 sono Dungeon Master 8.000 seguaci, Amber con 7.400 follower e Bru con appena 6.300 follower. Non proprio numeri da capogiro insomma. Si arriva anche anche a personaggi con un centinaio di follower e una ventina di interazione per post, trascurabili (es. Becca, l’amante dei cani).

Dopo l’iniziale entusiasmo e la solita corsa mediatica alla notizia la spinta si è già esaurita? Gli ultimi post pubblicati sui vari profili hanno data 5 Ottobre e ad oggi, a distanza di due settimane, sembra essere stata disattivata anche la possibilità di chattare con questi personaggi, o meglio con il Chatbot programmato per rispondere a messaggi privati (vedi sotto).

Che sia l’inizio della fine? Potrebbe trattarsi di un momento di pausa oppure potrebbe essere stato il solito test di Meta per sondare un terreno che poi si è valutato non essere abbastanza fertile.

Conclusioni

Quello degli influencer virtuali è un mondo strano. Non c’è una ricetta che ne rende uno più seguito di un altro né una che in generale ne decreti l’ascesa o un evento specifico che ne decreti la caduta. Non c’è, almeno stando a quanto ho avuto modo di analizzare, un ciclo di vita definibile a priori. Di certo, al fascino istintivo che suscitano questi personaggi – noti ben prima di questa iniziativa di Meta – subentra presto la distrazione degli utenti, “l’impersonalità” insita nei personaggi stessi, la mancanza di programmazione di lungo periodo o di una storyline definita degli ideatori. Il virtual influencer non è un’intuizione e un’esecuzione di un momento. È un progetto continuativo, è ricerca e sviluppo.

Andando al di là del progetto di Meta, il virtual influencer più forte del mondo è Nobody Sousage, una salsiccia antropomorfizzata. Funziona da 3 anni perché è assurda, colorata e comica. Come lei però ce sono decine di altri che, nonostante gli stessi ingredienti, non funzionano altrettanto bene o non funzionano affatto. E come non citare “Venere Italia“, tentativo nostrano di creare in laboratorio un social influencer. L’artistica porta bandiera del nostro paese dopo il picco iniziale legato più alle critiche cha ai meriti sta perdendo di engagement mese su mese ad appena 6 mesi dalla sua nascita. Riuscirà a risorgere dalle sue ceneri (digitali)? Riusciranno a farlo le Intelligenze Artificiali di Meta? Il tempo ci darà le risposte. Per ora apprezzo l’aspetto sperimentale di tutto questo carrozzone. È questo l’aspetto e lo spirito di questa questione che, forse, dovrebbero maggiormente fare proprio anche brand e agenzie.

Vincenzo Dell'Olio

Negli oltre 20 anni di esperienza nel settore della comunicazione e del markerting digitale ha ideato e seguito le strategie di grandi Aziende come Volkswagen, Audi, Parmalat, Bonomelli, Rai, Monster, Sony Mobile, Vans, Red Bull. Dal 2015 è docente per il corso di Social Media e Web TV all’Università IULM di Milano. Dal 2021 insegna Digital Content Strategy allo IED. Scrive tanto, analizza di più, non è immune dalle serie tv. Sociologo, essenzialmente.

1 commento finora

Graziella Falaguasta Posted on 6:14 pm - Ott 18, 2023

Personalmente li ho cassati tutti…non mi piace, non mi dice🥹🥹anche perché sono pochi i personaggi pubblici che seguo, e non certo gli influencer top😎😎 sarà l’età!!

I commenti sono chiusi