L’importanza della Content Curation. Il caso CkBk

L’importanza della Content Curation. Il caso CkBk

L’importanza della Content Curation. Il caso CkBk
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Si chiama CkBk, le consonanti di “Cook Book”, ed è un sito a tema food appunto raccontato come “lo Spotify delle ricette”. L’idea infatti è quella di aggregare: ricette, video ricette, versioni digitali di libri di cucina e contributi di grandi chef ed esperti.

Ckbk

L’iniziativa, che richiede agli iscritti un canone di € 9,99/mese, è un pretesto utile per identificare una necessità che oltre a settori come musica e cucina riguarda diverse aree tematiche, ovvero quella di poter trovare il CONTENUTO GIUSTO in modo:

  • 🍎MIRATO: grazie alla presenza di una miriade di filtri che su un motore di ricerca generalista sarebbe impossibile inserire
filtri di ricerca ricette
  • 🍎SELEZIONATO: grazie a logiche di aggregazione che premiano la qualità rispetto alla quantità dei contenuti
  • 🍎GUIDATO: grazie alla presenza di contributi editoriali di esperti del settore
  • 🍎PERSONALIZZATO: grazie al machine learning che impara dalle scelte dell’utente ed è in grado, con il tempo, di presentare proposte coerenti con i gusti di ciascuno (come avviene con le playlist suggerite su Spotify).

In due parole: CONTENT CURATION.

Come Digital Strategist vedo tante aziende, piccole e grandi, fare o far fare alle proprie agenzie creative dei salti mortali per generare nuovi, “originali”, contenuti.

Eppure in tanti settori i contenuti ci sono già e quello che manca è più che altro un lavoro di selezione e raffinamento.

Sono diversi i progetti di comunicazione in cui oggi sarebbe utile applicare questo approccio per creare reale valore agli occhi dell’utente.

Pensateci!

Vincenzo Dell'Olio

Nei 15 anni di esperienza nel settore della comunicazione e del markerting digitale ha ideato e seguito le strategie di grandi Aziende come Volkswagen, Audi, Parmalat, Bonomelli, Riza Editore, Rai Trade, Monster, Sony Mobile, Vans, Red Bull. Dal 2015 è docente per il corso di Social Media e Web TV all’Università IULM di Milano. Scrive tanto, non è immune dalle serie tv e il sabato pomeriggio si dedica alla sociologia.

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