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Influencer Marketing in Italia: i dati 2021

Influencer Marketing in Italia: i dati 2021

Per comprendere quanto impatti il fenomeno dell’Influencer Marketing in Italia è sufficiente guardare le previsioni di spesa in questo ambito da parte dei brand italiani nel 2021.

Secondo UPA saranno infatti 272 milioni di Euro (+12% rispetto al 2020) i capitali investiti dai marchi per collaborare con i personaggi più meno impattanti del web allo scopo di estendere la propria notorietà e l’impatto sui consumatori.

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[Tool] Le mappe mentali (o mind map) per organizzare le idee. 4 app gratuite.

Da un po’ le raffiche di lavoro fatte di brief, analisi, idee creative e presentazioni mi hanno tenuto lontano da questo blog ma è proprio nei periodi di maggiore concentrazione di attività che si cercano e trovano le soluzioni migliori per fare bene il proprio lavoro ottimizzando i tempi.
Da qualche anno, e ora più che mai, utilizzo uno strumento che ritengo utilissimo sia in fase di raccolta delle informazioni dei clienti sia, successivamente, per ordinare le elaborazioni e la proposta di attività in modo schematico e in un solo colpo d’occhio all’interno di un quadro visivo comprensibile e immediato. Sono le Mappe Mentali o mind map.
Ecco un esempio:
mind map marketing responsability
Si tratta di schemi molto simili a quelli che i più ordinati di noi tirano giù sul proprio quaderno degli appunti, semplicemente sono digitali, si possono integrare nel corso della riunione o della fase creativa senza uscire fuori dallo spazio che un quaderno ci consente e, sopratutto, in pochi click possono fare il salto di qualità trasformandosi da semplice nota di lavoro a una presentazione vera e propria.
Sono diversi gli strumenti online che consentono di realizzare mappe mentali anche in modalità cloud iniziando un file da Tablet ad esempio e terminandolo su Pc o viceversa.
Eccone alcuni ma vi invito a cercare online perchè ce ne sono davvero tantissimi:
MindMeister: forse uno dei più famosi e anche semplici da usare con la versione sia desktop che mobile e la possibilità di creare presentazioni partendo da porzioni della mappa (vedi video).

SpiderScribe: strumento online che consente di importare nella mappa file di diverso tipo (excel, video, documenti, etc..)
mind map
iMindMap: in versione gratuita per chi ama lavorare su Smartphone e Tablet iOS o Android. E’ a pagamento (con canone annuale da circa 20 euro) se si vuole esportare la mappa e accedere ad altre funzioni. Vale la pena segnalarla perchè è l’app creata dall’inventore delle Mappe Mentali: Tony Buzan. Curata anche graficamente.
App Mind Map
SimpleMind+: Se si bada all’essenziale questa è l’app giusta, sia in versione gratuita che a pagamento (con € 5,99 ve la cavate e avete un tool discreto). Qui c’è anche la versione per Android.
Siate ordinati, siate Folli!
A presto

[DATI] Pinterest in Italia. Voci discordanti

Come sanno gli affezionati di questo blog, ammesso che ce ne siano, ultimamente mi sono fatto portare dal vento di Pinterest che sembra soffiare verso strategie mirabolanti e promesse di un nuovo marketing. Le prime considerazioni le trovare sul post di qualche giorno fa.
Come mi ero ripromesso e prima di chiedere ai
clienti investimenti di qualche migliaia di euro ero curioso di vedere i dati nazionali del nuovo social network.
Premesso che ancora non ne ho trovati di ufficiali qualcosa in rete è presente.
Di sicuro c’è che il tasso di crescita di utenti italiani che accedono al sito di Pinterest sia cresciuto del 794% nel giro di 8 mesi.
Questo il grafico sull’andamento nazionale confrontato con quello di GranBretagna, Francia, Germania e Spagna mostra come nonostante quello che si stia “pompando” siamo il paese con numero di utenti mensili minore tra i principali europei. A gennaio sembrano essere 35 mila (fonte comScore).
Ma i dati, si sa, sopratutto se non ufficiali vanno sempre presi con le pinze. Provando a incrociarli con le stime di AdPlanner di Google c’è subito una netta differenza.
Google infatti parla di un numero nazionale molto più alto che arriva a 240 mila unique users. Chi avrà ragione?

Anche nella più rosea delle alternative non si può comunque ancora parlare di fenomeno di massa seppure sia innegabile una crescita da brividi che suggerisce di monitorare la situazione.

Un fattore curioso e che mi ha colpito subito nelle analisi dei dati e che avvalora la mia cautela nel dare per scontati i primi dati che ci capitano sott’oc
chio riguarda la ripartizione degli utenti tra uomini e donne. Mentre è stato fatto notare da molti come si possa definire il socialnetwork generalista più femminile di tutt
i essendo le
donne tra il 68% e il 74% del totale (secondo altre stime si arriverebbe addirittura all’89%) sempre AdPlanner mostra un ribaltamento delle percentuali quando si considerano il totale degli utenti mondiali (o quegli USA che sfalsano molto la media) e quando si restringe il campo alla nostra nazione.
Ecco le proporzioni:
Worldwide
Usa
Italia
Attenzione quindi a proporre ad esempio a un brand di moda donna che vuole promuoversi in Italia una strategia in cui il contributo di Pinterest sia importante. Si rischia di perdere tempo e soldi ottenendo bassi ritorni.
Chiudo questo post con un’indicazione che va apparentemente in controtendenza con quanto detto fino ad ora. E’ vero che sono convinto che Pinterest non sia ancora maturo per entrare a far parte delle strategie di Social Media Marketing di un brand ma sicuramente i dati che riguardano gli interessi e le attività dei suoi utenti costituiscono una base importante per studiare strategie da esplodere poi su altre piattaforme. Al momento vedo in questo social network un grande specchio dei trend da sposare per andare incontro al (p)Interest dell’utente.

Osservatorio Multicanalità 2010. [Strategie]

Dopo tanti dati passiamo a indicazioni di ordine strategico. Come muoversi nell’attuale contesto?Un’analisi molto concreta arriva dall’intervento di Giovanni Pola, Direttore Generale di Connexia dal titolo Multicanalità: rumore o armonia? Punto di partenza (e di arrivo) è il concetto secondo cui è fondamentale disegnare una strategia quanto più dettagliata possibile che tenga conto, al tempo stesso, di un meccanismo di costante rinnovamento. Nulla di così semplice se si pensa al dinamismo medio di un’azienda impostata in modo classico ma nemmeno nulla che si possa ignorare a cuor leggero, visti i dati del post precedente.

Punti salienti sono:
  • l’accesso efficace alle informazioni (web analytics, buzz intelligence, news, ricerche di mercato, crm e formazione)
  • la creazione di canali d’ascolto diretti e permanenti che permettano e stimolino anche la partecipazione attiva da parte degli utenti Reloaded (un’operazione come My Starbucks Idea genera decine di migliaia di idee e spunti che nessuna entità creativa o focus group sarebbe stata in grado di generare)
  • l’investimento in nuovi modelli di business emergenti basati sul concetto di collaborazione (vedi video sotto) come nel caso dei gruppi d’acquisto (case Groupon).
  • la creazione di storie coerenti e credibili. Ogni prodotto può essere raccontato, non solo promosso.
  • la capacità di gestire la crisi sfruttando le opportunità offerte dalla rete. Se gli utenti del web possono alimentare e diffondere voci negativi, allo stesso modo i brand che sanno usare la rete possono farlo per esporre la propria versione e gestire la crisi in tempo reale e nei luoghi dove questa si alimenta.
  • evitare le scorciatoie (es. post di commenti fake a proprio favore o per screditare i competitor) evita anche l’investimento in operazioni ad alto rischio e bassa efficacia. Nella maggior parte dei casi infatti il giudizio a cui si concede più credibilità è quello di un amico del proprio network e in ogni caso per svariati temi la rete tende ad autoregolarsi con la nascita di siti e tool di confronto tra i prodotti difficilmente orientabili a proprio favore.