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Social Network, in Italia vince Instagram. Twitter precipita.

Per definire al meglio una strategia di social media marketing è fondamentale la scelta dei canali in cui agire. Normalmente questa è operata sulla base del numero di utenti potenziali per uno specifico settore di mercato che ogni canale è in grado di offrire. Spesso però può essere utile, al di là della conoscenza della pura base utenti, sapere anche quanto interesse uno specifico social network sia in grado di generare in potenziali nuovi utenti per capire se si va incontro ad un possibile spopolamento di popolazione attiva o, al contrario, se un canale promettente può diventare un concreto presidio di un brand.

A questo scopo è utile monitorare il volume di ricerche a tema fatte su google dagli utenti inserendo il nome di ciascun canale social.

Dando per scontato il primato in termini di fama e interesse di Facebook e YouTube questa volta ho verificato i trend di ricerca verso gli altri principali canali Social, quelli per così dire, di seconda fascia: Instagram, Twitter, LinkedIn, Pinterest e WhatsApp. In questa analisi mancano altri canali come Snapchat o l’emergente Sarahah semplicemente perché per numero di ricerche risultano inferiori a quelli già citati e al momento non li considero meritevoli di attività di marketing.

Fra i 5 canali analizzati il primato è senza dubbio di Instagram che, come si può vedere dal grafico di seguito, di anno in anno nell’ultimo quinquennio in Italia registra interesse crescente toccando l’apice proprio ad Agosto 2017.

Il Secondo posto è di WhatsApp, l’app più scaricata dell’ultimo anno che, forse anche a causa di una possibile saturazione del target, vede trend di ricerca più costanti nell’ultimo anno.

Terzo posto per Twitter. Anche se in caduta libera a partire dall’ottobre 2012 questo social è riuscito a porre un freno negli ultimi 12 mesi al trend negativo forse anche grazie al proliferare di trasmissioni TV dalla forte vocazione social che invitano gli utenti a interagire tramite tweet. Vedremo se nel prossimo anno il canale dei cinguettii riuscirà a tenere duro e/o a rilanciarsi oppure alzerà definitivamente bandiera bianca visti i bassi profitti generati nel nostro paese.

Quarto posto per Linkedin, un canale che fa della costanza la sua forza. Non cresce mai troppo, non perde mai di interesse. Intanto però gli utenti business si accumulano e la sua forza in ambito BtoB aumenta, almeno sulla carta.

Quinto posto per Pinterest. Dopo un inizio promettente il canale delle immagini ripartite in bacheche si era un po’ perso. Ma neanche tanto perché anno dopo anno ha guadagnato utenti e una piccola crescita dell’interesse medio nel numero di ricerche.

In conclusione: al momento se dovessi affiancare un social network ai presidi Facebook e You Tube di un marchio mio cliente sceglierei certamente Instagram, (ovviamente dopo aver valutato le potenzialità dello specifico settore in cui si muove il Brand). Al contrario difficilmente penserei a Twitter come un buon investimento.

[FACEBOOK] Come cambia il NewsFeed. Più importanza ai Link ma non a quelli "markettari".

Sappiamo che da quasi un anno Facebook sta lavorando sui filtri del News Feed per fare in modo, nella dichiarazione d’intenti ufficiale, che i propri utenti possano ricevere solo aggiornamenti di qualità ovvero contenuti ritenuti da loro davvero interessanti. Chiaramente oltre a questo nobile obiettivo di fare da filtro anti spam questo approccio “costringe” i brand che utilizzano il social network a scopo commerciale (ormai tutti) da una parte a produrre contenuti in modo nuovo e non troppo marcatamente promozionale e dall’altra ad investire in pubblicità promuovendo i propri contenuti in modo che siano visualizzati anche quando magari non avrebbero tutte le credenziali per esserlo organicamente.

Dalla fine dello scorso anno infatti abbiamo notato come la visibilità organica dei post pubblicati sulle pagine dei brand per cui lavoriamo è diminuita, a volte in modo lieve altre volte in modo notevole fino a rendere quasi inutile il lavoro di produzione di contenuti in mancanza di budget ADV a supporto.

E’ di ieri l’annuncio di ulteriori integrazioni che vanno in questo senso con l’obiettivo di arricchire di contenuti interessanti i feed e minimizzare lo spam (almeno quello organico).

Per prima cosa saranno sempre più filtrati i cosiddetti post “click-baiting” ovvero quei post che incoraggiano gli utenti a cliccare per saperne di più attraverso un testo molto accattivante ma poco esplicativo sul contenuto verso cui verranno direzionati. Un’esca appunto che fa leva in modo furbo sulla curiosità tradendo in più delle volte l’aspettativa creata.

Se io, ad esempio, rilanciassi su Facebook il post che state leggendo con un testo tipo:
“Volete sapere cosa si è inventato facebook questa volta? Cliccate qui: > Link al post” è facile pensare che molti utenti, anche quelli non interessati al mondo del social media marketing, ci clicchino incuriositi pensando di trovare chissà quale news o segreto su Facebook da carpire prima degli altri.
Fino ad oggi questi click venivano ritenuti da Facebook sinonimo di interesse verso un certo contenuto, e portavano, per questa ragione, Facebook stesso ad accrescerne la visibilità organica. Al crescere dei click il post veniva dunque mostrato all’interno di altri newsfeed a prescindere dal reale valore attribuito dagli utenti al contenuto presente nella pagina di atterraggio del link.
La prima cosa che Facebook dichiara di voler fare in futuro è quello di verificare non più solo il numero di click al link contenuto nel post ma anche il tempo di permanenza medio fuori da Facebook degli utenti che cliccano su questi link. Se mediamente questi tornano subito indietro il link verrà bollato come “esca” e il post declassato e non più visualizzato nei newsfeed.
La seconda riguarda la misurazione dei commenti, dei like e delle condivisioni di quel link. Se molti cliccano sul link ma pochi decidono poi di commentare la notizia letta o di promuoverla verso i propri amici ripostandola sarà un altro segnale che il contenuto verso cui sono stati indirizzati non è stato ritenuto interessante.

CONSIGLIO #1: postate sempre Link accompagnati da call to action esplicative, evitate toni apocalittici o misteriosi solo per avere più click se è alto il rischio che non siano in target.

Il secondo importante aggiornamento riguarda direttamente il formato dei link. Sappiamo che un link può essere richiamato in diversi modi. Attraverso l’anteprima del post ad esempio (immagine + titolo + incipit) caricata in automatico oppure può essere ricopiato all’interno della didascalia del post (vedi seconda immagine) e anzichè veicolato tramite l’anteprima con immagine titolo e incipit può essere accompagnato da un’immagine caricata ad hoc (lo si fa spesso quando si vogliono usare immagini più accattivanti di quelle presenti nella pagina di destinazione o perchè nella pagina di destinazione non ci sono immagini).

Anteprima Link (Link Format)
Link inserito come testo di didascalia della foto

Facebook ha rilevato che le persone preferiscono cliccare sulla prima tipologia di link, quelli veicolati attraverso le anteprime, piuttosto che su quelli contenuti all’interno delle didascalie di una foto. Questo probabilmente perché l’anteprima offre informazioni aggiuntive rendendo più chiaro il contenuto che attende gli utenti che decideranno di cliccare. Inoltre un formato come quello dell’anteprima rende cliccabile tutto il post anzichè solo il testo del link, fattore determinante per chi naviga da mobile e vede i post rimpiccioliti. Per questa ragione i post con il LINK-Format saranno privilegiati rispetto a quelli con link testuali in accompagnamento di foto o di post solo testuali.

CONSIGLIO #2: massimizzate la pubblicazione di link nel Link-Format cercando di scegliere testi, incipit e immagini delle pagine di destinazione nella maniera più oculata possibile. Se pubblicate il link accompagnato da un’immagine cercate quantomeno di descrivere bene l’articolo o la pagina in cui porta.

A seguito di quanto descritto in questo post la raccomandazione generale a tutti i community manager è quella di pensare sempre alla qualità della storia che si racconta e al concetto di fondo che spesso si dimentica smaniosi di mostrare al cliente numeri elevati: online vince la capacità di personalizzazione dei messaggi/contenuti e non il counter degli accessi/click. Se servono i cambiamenti del management e dell’ufficio sviluppo di Facebook per aiutarci a comunicare questo approccio qualitativo al cliente che ben vengano tutte le modifiche, in questo modo voler evitare i toni markettari che molti responsabili marketing chiedono o pretendono, non sembrerà una giustificazione legata all’incapacità di generare volumi elevati ma un approccio che rispecchia un orientamento alla qualità in atto su scala globale.

(Comunicato ufficiale Facebook di riferimento: http://newsroom.fb.com/news/2014/08/news-feed-fyi-click-baiting/)

[INFOGRAPHIC] Le Pagine Social e i Top Brand per numero di Fan e Interazioni – GENNAIO 2014

In passato ho detto spesso che per scrivere un piano editoriale su Facebook occorre da una parte una buona dose di creatività, entusiasmo e capacità i cogliere l’attimo e dall’altra tanta bravura nel definire una lista di categorie adeguate a cui attenersi in fase di ideazioni dei contenuti del piano editoriale. Nel post [SOCIAL VISUAL] Come usare la creatività per produrre 730 post all’anno trovare alcuni suggerimenti, altri sono nel post: . [SOCIAL CONTENT] Gli “How to”, Snapguide e il nuovo canale Helpouts di Google. Altri ancora sono in arrivo. Intanto però resta valida l’indicazione generale sul guardarsi sempre attorno e studiare le case history per settore a livello di pagine e anche singoli contenuti che periodicamente s’impongono al top delle classifiche. Socialbackers ne tiene sempre traccia.

Ecco un po’ di dati sull’andamento dei profili di brand su Facebook, Twitter e You Tube in Italia.

Nella prima chart appare evidente il gap tra facebook e gli altri due social network in quanto a numero di Fan/Follower medi per brand, mentre un’altra indicazione utile a farsi un’idea è sulla media mensile di post per ciascuna delle top 20 page. Per ognuno dei 40 post medi mensili su Facebook ce ne sono 4 corrispondenti su Twitter. Insomma un bel lavoro quello di gestire i cinguettii ogni giorno.
Per quanto riguarda i settori quello dei beni di consumo risulta il più “attraente” per numero di fan seguito dal fashion e dal mondo e-commerce.
Ma la potenza, lo sappiamo, è niente senza il controllo per cui al di là di rilevare il doppio primato di Nutella per numero di fan Facebook, di Valentino per numero di follower su Twitter e di L’Oreal e Pupa su You Tube per numero di Visualizzazioni e per numero di Iscritti al canale le metriche sull’engagement rate ci parlando di una grande, anzi grandissima, capacità di attrarre interazioni anche da parte di altri Marchi.
Su Facebook infatti la pagina di Algida è quella che attira di più i fan all’azione ma attenzione a non farsi ingannare nel valutare questo parametro necessariamente e sempre come positivo. In questo caso ad esempio il caso Winner Taco con la mobilitazione di migliaia di utenti in azioni di post bombing sulla pagina alla disperata richiesta di far rientrare in commercio questo gelato occupa 99,9% delle azioni. Al secondo posto nella graduatoria per numero di azioni dei fan sui post pubblicati c’è Pomellato con un tasso superiore al 4% (considerate che la media è di 0,21%), in questo caso positivo considerando la mancanza di commenti critici. Probabile però l’investimento economico in promoted post dal momento che nel mese seguente le interazioni tendono a scemare.
Sul fronte risposte agli utenti i leader sono gli operatori telefonici: Tim, Vodafone, Wind e 3 insieme a Poste italiane in grado di gestire una mole di commenti davvero elevata.
Infine tra i post singoli con il maggior numero di interazioni stacca tutti l’azione di Ferrero sulla pagina Pocket Coffee. In base al numero di condivisioni avvenute sul post dell’epifania, ben 17 mila, sembrano elevate le possibilità statistiche che abbiate trovato nella calza qualche cioccolatino al caffè.

Insomma forse ora avete una mappa di riferimento un po’ più chiara. Continuate a monitorare questi dati e le pagine da cui arrivano in modo da farvi ispirare o da ritrovare il giusto feeling con i fan delle vostre pagine.

[DATI] Pinterest in Italia. Update Novembre 2012. E' meglio Instagram?

E’ passato un anno dal boom di Pinterest e dai picchi di notizie, post e commenti che hanno mobilitato tutto il mondo dei Digital Market. Tutti in cerca del killer social network da proporre ai clienti.
Già a Marzo mi chiedevo se valesse la pena inserire Pinterest nella propria strategia di Social Media Marketing. Allora i dati sul mercato italiano mostrava una base utenti ancora poco matura numericamente (240 mila/mese) ma il nuovo social network lasciava intravedere buone potenzialità come strumento di analisi del marcato, un vero specchio degli interessi degli utenti per quanto riguarda: settori, prodotti, stili di comunicazione (soprattutto Visual). Due mesi dopo, a Maggio, gli utenti erano cresciuti fino a raggiungere una quota stimata di 360 mila visitatori al mese (fonte Google AdPlanner). Ancora troppo pochi però per suggerire investimenti di tempo ai clienti.

Intanto il tempo passa e Pinterst continua la sua ascesa, sicurmente meno rapida che nel paese d’origine (gli Usa) ma costante. E’ di qualche giorno fa la notizia dell’ingresso del Social Network delle puntine nella Top 50 ComScore dei siti più visitati negli Stati Uniti con oltre 25 milioni di utenti. In Italia siamo molto indietro, le stime parlano di un numero vicino ai 500 mila visitatori. Se si pensa che per altri social network come Twitter, Linked In e Google+ parliamo di numeri variabili tra i 2 milioni e mezzo e i 3 milioni e 600 mila visitatori mensili appare utile piuttosto di disperdere tempo su un nuovo canale, per quanto affascinante, concentrarsi meglio su quelli già esistenti con più alto potenziale di pubblici.

Qualche cliente obietterà: “Ma tutti ne parlano e poi il mio brand ha una grande quantità di materiale visual e vorrei sfruttarlo su piattaforme verticali”. Benissimo, proviamo a fare un Benchmarking sulle 3 piattaforme con caratteristiche social più utilizziate in ambito fotografico: Pinterest, Flickr e Instagram.
Mentre Flickr (75° nel rank Alexa) e Pinterest (92° nel rank Alexa) riscuotono un interesse pressochè costante nell’arco dell’anno vediamo come da aprile, data dell’acquisizione da parte di Facebook, Instagram (133° nel rank Alexa pur non offrendo una versione desktop) balza in testa alle preferenze degli Italiani. Questo è solo il primo dei diversi motivi per cui Instagram appare più indicato di Pinterst all’inserimento fra i touch point del brand. Trattandosi di uno strumento Social quasi esclusivamente Mobile (rispetto a Pinterest che esprime il suo meglio nella versione desktop) Instagram rappresenta anche un modo per diversificare in maniera multicanale l’approccio al cliente. Ultimo fattore a far pendere l’ago della bilancia versi il tool per la produzione di foto vintage è la presenza in Italia di tutta una serie di community geolocalizzate, piccole ma attivissime, i cosiddetti: Instagramers che possono essere coinvolti con successo in iniziative creative brandizzate.

[Infographic] Una giornata tipo su Internet.

Carina e immediata questa infografica (era un po’ che non ne pubblicavo una) che mostra i principali numeri legati alle abitudini online degli utenti nell’arco delle 24 ore.

  • 294 miliardi di e-mail spedite,
  • 2 milioni di post pubblicati sui blog,
  • 172 milioni di utenti unici visitano Facebook (trascorrendo in totale 4 miliardi di minuti)
  • 250 milioni di foto pubblicate sul social network più grande del mondo,
  • 864 mila ore di video caricate su You Tube
  • 35 milioni di apps scaricate (1288 quelle nuove disponibili al download)
  • 378 mila iPhone Venduti, un numero che supera quello di bambini nati nelle 24h.
E’ chiaro che su base mondiale questi numeri sono “spaventosi” e occorre contestualizzarli ma l’informazione e il singolo messaggio continua la sua corsa inarrestabile verso l’autocombustione.
E’ evidente una cosa però: che abbiamo superato da un pezzo la soglia di gestibilità di profili social, mail ricevute, amici virtuali con cui relazionarsi e verso cui parlare attraverso le varie forme multimediali concesseci. Anche le piattaforme che teoricamente dovrebbero aiutarci ad aggregare i Blog letti (vedi google reader) o i social network usati con le varie app per la pubblicazione automatica sui vari profili vanno a ingarbugliare i flussi.
Per i brand si aprirà l’era della comunicazione usa e getta? Meno qualità della produzione dei materiali in nome di una maggiore costanza e diversificazione dei messaggi? Come sempre partendo da questo input proverò a far quadrare il cerchio e poi se mi va bene invento il nuovo Pinterest viceversa scrivo un libro come fanno tutti i “saggi”.

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