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Categoria Social Media Marketing

Le ultime novità di Instagram per il Social Shopping

Le ultime novità di Instagram per il Social Shopping

Prosegue il percorso di “AMAZONizzazione” di Instagram.


Che fosse il social con maggiori ispirazioni per lo shopping lo sapevamo già ma con le ultime novità introdotte da questo social network della galassia Facebook è chiara la volontà accrescere la spinta dei propri utenti verso la conversione: l’acquisto vero e proprio dei prodotti.

3 Novità principali a dimostrare il crescente orientamento verso dinamiche di Social Shopping già presenti nel canale:


✅ La tab shopping, raggiungibile dai profili dei brand o dalla tab di ricerca è ora raggiungibile dal menù principale


✅ Il tracciamento delle navigazioni dello shop – esplicitato con un alert appena si entra nella sezione per mettere le cose in chiaro – rende possibili suggerimenti personalizzati che finiscono in una bacheca dedicata o si traducono in Ads targettizzate da parte dei merchant.

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Dati sui Social Network di seconda fascia in Italia

Dati sui Social Network di seconda fascia in Italia

Tra le altre cose in questo post spiego perché, nel mese di Agosto, non ho postato nulla (o quasi) su Linkedin.

Analizzare l’interesse nel tempo per i Social Network è un modo per non dare nulla per scontato.

Twitter è morto?
TikTok è davvero così cresciuto?
Che fine ha fatto Snapchat?
LinkedIN è cresciuto durante il lockdown?

L’analisi delle ricerche degli utenti italiani sui 4 social network di seconda fascia (quelli che per volumi vengono dopo Facebook, YouTube e Instagram) mostra alcune tendenze interessanti e utili a chiunque si occupi in modo più artigianale o professionale di Social Media Marketing (vedi grafico sotto):

  • Twitter non è morto. Sono lontani i tempi d’oro (10 anni fa) ma, complici le news e le testimonianze sul Covid19 e l’attività dei politici nostrani, nel 2020 questo canale ha visto una leggera ripresa rispetto ai 2 anni precedenti.
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Pride Month: per molti ma non per tutti. Purtroppo!

Pride Month: per molti ma non per tutti. Purtroppo!

Un brand deve prendere posizione su tutto? Non è necessario, ma su certi temi avrebbe MOLTO senso. 
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Sta terminando il Pride Month, una ricorrenza che quest’anno – forse anche a causa delle limitazioni sugli eventi fisici – ha avuto grande eco Social. Anche i brand si sono esposti più che in passato a favore della libertà di genere.

Sono tantissimi i marchi che hanno scelto di ibridare il proprio logo con i colori della bandiera arcobaleno, simbolo del movimento LGBTQIA+. Un’attività, se vogliamo banale, ma che più di tante parole definisce il posizionamento di un marchio agli occhi dei propri follower. Alcuni brand come Amazon per il suo Prime Video o Deliveroo hanno addirittura deciso di giocare anche con lo stesso nome del brand per comunicare il messaggio ancora con più forza. 

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Perché Audi e Alfa parlano di Zanardi e BMW no!

Perché Audi e Alfa parlano di Zanardi e BMW no!

Pochi personaggi uniscono come Alex Zanardi e pochi sono gli “esempi” che oggi definirei degni di questo appellativo. Credo siano in pochi quelli che, in qualche modo, non si siano sentiti toccati dall’incidente occorso allo sportivo durante una manifestazione di handbike.

Sono migliaia i contenuti e gli incoraggiamenti comparsi sui social a firma di personaggi famosi così come di persone comuni. Tutti uniti sotto l’incitazione: FORZA ALEX!

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Case Study: 7 ispirazioni da Burger King durante il Covid19

Case Study: 7 ispirazioni da Burger King durante il Covid19

Tra Marzo e Maggio 2020 abbiamo visto raccontare il periodo d’emergenza dal punto di vista dei brand. A spanne direi che nell’80% dei casi le comunicazioni si sono allineate ad uno standard “da manuale” in cui tendere al rassicurante e al politicamente corretto è stato sicuramente l’obiettivo primario. Questo approccio alla comunicazione del marchio ha sia effetti positivi che negativi.

?Positivo è il fatto che una comunicazione che utilizzi termini e toni di voce sobri, familiari (nel senso di già ascoltati dai media) e rassicuranti riduca il “rischio” di un fraintendimento del messaggio spesso delicato.
☹️Al tempo stesso però, c’è l’effetto negativo di assomigliare ad una moltitudine di messaggi simili firmati da altri brand e quindi di perdere il primo obiettivo di ogni comunicazione pubblicitaria: la memorabilità. A questo si aggiunge il limite del mancato raggiungimento di una fascia di utenti più critica ed esigente.

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