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Category Social Media Marketing

[Infographic] Gli stipendi dei professionisti del Social Media

Pubblico questa infografica che gira online da qualche tempo, l’obiettivo reale è quello di riflettere su quanto siano valutate negli USA le diverse professioni che hanno a che fare con il social media marketing con range di stipendi che non si avvicinano minimamente alle medie italiane. Ce ne fosse mai bisogno la cosa che appare più chiara è dunque la maturità di questa professione negli Stati Uniti rispetto che da noi.

Quella che invece appare più interessante e meno scontata è la ripartizione delle varie figure sul totale dei professionisti del settore. Se da un lato i produttori di contenuto (Blogger e Copywriter) rappresentano con il 30% la fetta più importante della torta, dall’altro sono i Marketing Manager (social) a salire sul secondo gradino del podio. Meno presenti invece altre figure che, almeno per certe attività rappresentano risorse attive quotidianamente come i Community Manager, solo il 5% dei professionisti del settore e sopratutto i Public Relation (Brand Manager), il 7%, quasi come se il concetto di relazioni pubbliche non sia poi così importabile nell’universo online partendo da quello delle RP tradizionali. 

Chiaramente per ora si tratta di una riflessione molto superficiale ma che vale la pena tenere in considerazione e approfondire in modo da aver chiara la direzione verso cui investire nei panni di un’agenzia di comunicazione.

 Non mi sorprende infine la concentrazione nella East e nella West cost dei professionisti del settore e la quasi totale al centro nel cetro degli States. E’ un po’ come cercare un social media strategist in Calabria o nella mia Puglia, difficile trovarne e sopratutto difficile imbattersi in profili di alto livello. In questo (purtroppo) la digitalizzazione non ha ancora prodotto grossi effetti di delocalizzazione delle professioni.

[STRATEGIE] Internet e Outernet, il Marketing Digitale spiegato a mia nonna

Negli ultimi tempi mi è capitato di dialogare con diverse realtà aziendali al loro primo approccio con l’universo apparentemente complesso del marketing digitale.

In questi casi per spiegare dinamiche, linguaggi, luoghi e obiettivi di ogni nodo della rete in cui propongo di agire, faccio riferimento al contesto corrispettivo nel mondo reale. 
L’obiettivo principale di questo paragone è quello di partire da un universo conosciuto per passare un messaggio chiaro e spesso “snobbato” dai mostri sacri della strategia digitale e cioè che: quando parliamo di Internet e di utenti web non parliamo di un altro pianeta e di altri popoli ma più che altro di uno strumento nuovo usato in un mondo che conosciamo bene. Con questo paradigma bisogna sforzarsi di spiegare ogni attività proposta e dall’altra parte, il cliente deve cercare di interpretarla.
I navigatori non sono extraterrestri. Cambiano i tempi di fruizione, le potenzialità di multitasking, le strade che collegano un luogo agli altri ma fondamentalmente ogni scelta, degli utenti e delle aziende, deve essere interpretata senza la tentazione di volter strafare solo perchè il contesto e le novità ci permettono di disegnare mappe altamente creative. Partire dal mondo reale e cercare di interpretarlo in base alle variabili presenti con il digital è un fattore vincente ogni volta che cerchiamo di raggiungere destinatari alle prime esperienze
Spieghiamo il Digital come se stessimo parlando con nostra nonna, facciamolo più spesso con noi stessi sopratutto. Quando il caos virtuale aumenta in modo incontrollabile proviamo a guardare tutto da una prospettiva reale. Vi assicuro che aiuta.

[DATI] Pinterest in Italia. Voci discordanti

Come sanno gli affezionati di questo blog, ammesso che ce ne siano, ultimamente mi sono fatto portare dal vento di Pinterest che sembra soffiare verso strategie mirabolanti e promesse di un nuovo marketing. Le prime considerazioni le trovare sul post di qualche giorno fa.
Come mi ero ripromesso e prima di chiedere ai
clienti investimenti di qualche migliaia di euro ero curioso di vedere i dati nazionali del nuovo social network.
Premesso che ancora non ne ho trovati di ufficiali qualcosa in rete è presente.
Di sicuro c’è che il tasso di crescita di utenti italiani che accedono al sito di Pinterest sia cresciuto del 794% nel giro di 8 mesi.
Questo il grafico sull’andamento nazionale confrontato con quello di GranBretagna, Francia, Germania e Spagna mostra come nonostante quello che si stia “pompando” siamo il paese con numero di utenti mensili minore tra i principali europei. A gennaio sembrano essere 35 mila (fonte comScore).
Ma i dati, si sa, sopratutto se non ufficiali vanno sempre presi con le pinze. Provando a incrociarli con le stime di AdPlanner di Google c’è subito una netta differenza.
Google infatti parla di un numero nazionale molto più alto che arriva a 240 mila unique users. Chi avrà ragione?

Anche nella più rosea delle alternative non si può comunque ancora parlare di fenomeno di massa seppure sia innegabile una crescita da brividi che suggerisce di monitorare la situazione.

Un fattore curioso e che mi ha colpito subito nelle analisi dei dati e che avvalora la mia cautela nel dare per scontati i primi dati che ci capitano sott’oc
chio riguarda la ripartizione degli utenti tra uomini e donne. Mentre è stato fatto notare da molti come si possa definire il socialnetwork generalista più femminile di tutt
i essendo le
donne tra il 68% e il 74% del totale (secondo altre stime si arriverebbe addirittura all’89%) sempre AdPlanner mostra un ribaltamento delle percentuali quando si considerano il totale degli utenti mondiali (o quegli USA che sfalsano molto la media) e quando si restringe il campo alla nostra nazione.
Ecco le proporzioni:
Worldwide
Usa
Italia
Attenzione quindi a proporre ad esempio a un brand di moda donna che vuole promuoversi in Italia una strategia in cui il contributo di Pinterest sia importante. Si rischia di perdere tempo e soldi ottenendo bassi ritorni.
Chiudo questo post con un’indicazione che va apparentemente in controtendenza con quanto detto fino ad ora. E’ vero che sono convinto che Pinterest non sia ancora maturo per entrare a far parte delle strategie di Social Media Marketing di un brand ma sicuramente i dati che riguardano gli interessi e le attività dei suoi utenti costituiscono una base importante per studiare strategie da esplodere poi su altre piattaforme. Al momento vedo in questo social network un grande specchio dei trend da sposare per andare incontro al (p)Interest dell’utente.

La Rede Social en Argentina (il social media mArgentin)

A quei pochi, o molti, chissà, che capitassero sul blog in questi giorni e si chiedessero che fine ho fatto…

Sono in Argentina per qualche settimana. Due mesi per fare il conto esatto. No, non sto cercando nuove strategie per il social media marketing, avrei sbagliato latitudine del continente americano. In realtà l’affermazione è vera ma anche parziale parlando di “rede social”, come la chiamano qui, Tra un trekking, una scalata e i milioni di panorami Patagonici che cerco vanamente di intrappolare con qualche applicazione fotografica del mio iPhone ho avuto modo di accorgermi che siamo tutt’altro che in un paese “social”mente arretrato. Connessione Free wi-fi ovunque, in moltissimi locali, per strada, in qualunque albergo, etc; il logo di Facebook in bella mostra sulle vetrine di tantissimi negozi che invitano a diventare fan della propria pagina ufficiale, nelle pubblicità di molti prodotti e nei sottopancia dei principali telegiornali nazionali (li anche Twitter e You Tube). Questo è il quadro e, a seconda che si possa definire positivo o no, sicuramente siamo in un paese molto più “connesso” del nostro, abituato a incrociare vita reale e virtuale, internet e tv, informazioni ufficiali e informazione diffusa.
Qualche giorno fa, pero esempio, una vera e propria tormenta ha allagato e in qualche caso devastato quartieri di Cordoba, ponendo forte allerta anche a Buenos Aires. Il canale delle news, corrispettivo del nostro Rai News 24, aggiornava gli spettatori grazie ai commenti postati dagli utenti (pseudo-reporter dalle varie città limitrofe) sul proprio profilo Twitter.
È un paese pieno di contraddizioni, questo (e quale non lo è?), in cui la ricchezza procapite suggerirebbe di attendersi una minore attenzione agli aspetti digitali a vantaggio di una maggiore “concretezza”. Ma forse è proprio qui che, dopo anni di lavoro dietro le strategie, le innovazioni e i pipponi digital-sociologici sui social media, comprendo il senso più autentico del potere e del cambiamento essenziale che queste dinamiche hanno sul tessuto sociale di un paese. Pensare a un paese meno ricco del nostro e per questo più lontano dall’universo delle innovazioni digitali sarebbe come supporre che una persona meno ricca debba necessariamente parlare meno di una più abbiente (termine che non ho mai capito ma che uso comunque).
Insomma, forse ci sono meno smartphone, forse foursquare non fa impazzire la gente in gare di Majorship di bagni pubblici, parrucchieri e autolavaggi ma sicuramente l’idea che online si possano raggiungere tantissimi luoghi e una moltitudine di persone è molto radicata.
Un passo indietro, a onor del vero, resta il settore dei servizi. Se per assurdo (ma nemmeno tanto) domani decidessi di vivere in questa nazione è li che proverei ad offrire la mia abilità di strategist (non ridete). Vediamo se la Presidente Cristina stanzia dei fondi per l’innovazione, altrimenti sarò costretto a tornare da voi.
Con una lezione in più però, che male non fa.
Saluti.
Vins

[Case Study] San Miguel: strategie social e rete distributiva

Promuovere le vendite della propria rete distributiva utilizzando il Social? E’ possibile. L’importante è saper adattare il messaggio commerciale al linguaggio e ai contenuti del canale in cui lo si promuove. Sembra un’affermazione banale ma non ci sono molti casi in cui il passaggio dalle teoria alla pratica mi abbia convinto.
Nel caso dei San Miguel Tapas Days invece mi pare ci sia stato un adeguato utilizzo di Facebook. La promozione del brand è stata veicolata attraverso un evento che, partendo da una call to action online, si traduce poi in un potenziale e concreto incremento di visibilità e vendite di prodotto nella catena distributiva.

L’evento dura 3 giorni e coinvolge pub di 8 città Europee, in Italia a Milano e Brescia con diversi pub in ogni città. Sulla pagina Facebook, creata ad hoc per l’evento è possibile navigare nella tab dedicata e scoprire sulla mappa i locali che aderiscono all’iniziativa. Per creare un meccanismo virale è anche stata introdotta una piccola app che consente di “assemblare” una tapas partendo da diversi elementi e poi postarla sul proprio profilo pubblicizzando automaticamente anche l’evento.

Quanto tutto questo si tradurrà in bottiglie vendute è da vedere, quello che mi fa piacere notare è che qualche azienda si è accorda come il potere della rete (inteso come web) viene sfruttato al meglio per il proprio business reale (e non solo per fare brand awareness/crm) quando è geolocalizzato e unito al potere della rete (intesa come canali distributivi). Immaginatevi cosa possa succedere se eventi e formule come queste fossero estese a dinamiche come i porte aperte dei concessionari durante la presentazione dei nuovi modelli di auto, oppure nel caso di librerie durante la presentazione di un nuovo libro di un autore importante. Quando le potenzialità di un messaggio da comunicare in modo profilato ma globale si sposano alla perfezione con quelle di un’azione attuabile a livello locale, il social media marketing ha fatto il suo mestiere.
Prosit!