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Categoria relazioni pubbliche

[TOP TEN] I 10 incubi (+10) dell'Addetto Stampa

“Forse non tutti sanno che…” ho iniziato questo lavoro occupandomi soprattuto di Ufficio Stampa. Negli anni molte cose sono cambiate fino a spostare skill e tempi professionali sempre più dalla comunicazione al marketing e sempre più dai mezzi tradizionali a quelli digitali. Per necessità o per opportunità ancora oggi periodicamente mi ritrovo a gestire le mie vecchie attività, dalla stesura di comunicati stampa e mailing list all’organizzazione di eventi stampa. E’ in quei momenti che come in un revival ritrovo i cosiddetti “incubi del PR”.

Per fortuna oggi riesco ad affrontarli senza patemi d’animo ma ricordo come fosse ieri i sudori freddi degli inizi di fronte a queste 10 classiche situazioni. Dedico dunque questo post e tutta la mia solidarietà a chi, anche oggi con il boomm del Social Media Marketing, decide di entrare nel mondo della comunicazione per la porta delle Relazioni Pubbliche.

Ci entra e poi gli capita di…:

  1. Inviare un comunicato alla Mailing List Sbagliata 
  2. Il migliore articolo piazzato su una testata viene vanificato dall’arrivo di una notizia dell’ultimo minuto.
  3. Un comunicato stampa contiene un errore nel nome del CEO oppure hai gli URL disattivati.
  4. Svegliarsi e trovare una Cover Story in cui sono presenti tutti i propri concorrenti tranne te
  5. Una crisi improvvisa ha bisogno di comunicazione a supporto e non si ha nessuna strategia pronta.  
  6. Nessuna presenza alla propria conferenza stampa o evento costruito per attrarre i media. 
  7. Pubblicare involontariamente un tweet personale sul profilo aziendale. 
  8. Perdere il cellulare o la chiavetta Internet e non avere accesso in rete per un giorno.
  9. Un costosa trovata pubblicitaria non produce nessuna copertura media 
  10. Gli indirizzi trascritti per un media tour sono errati e il vostro spokeperson sarà in ritardo ad ogni incontro.
Ma gli incubi, si sa, non finiscono mai soprattutto nel periodo di Halloween per cui al decalogo evergreen aggiungo altre 10 “orribili” situazioni.
  1. Il telefono squilla alle 18.00, è il cliente che chiede un comunicato da inviare entro sera
  2. Bisogna stampare 100 cartelline stampa piene zeppe di comunicati e la stampante è rotta
  3. Occorre masterizzare 100 cd / o copiare la cartella digitale in 100 Pen Drive e nessun collega può darti una mano
  4. Uno dei principali quotidiani nazionali vuole intervistare il CEO lui risulta irreperibile sia al telefono che via mail
  5. E’ il 31 del mese, hai appena numerato, stampato e rilegato la Rassegna Stampa mensile da consegnare al cliente e scopri che è uscito un articolo importante che non c’è in rassegna
  6. Durante un evento stampa con presentazione di slide in power point il PC che avete portato ha la batteria scarica e non c’è tempo per ricaricarla
  7. Ad un evento partecipano molti giornalisti ma la copertura media è vicina allo zero
  8. Spedite un comunicato ai principali giornalisti di settore e per sbaglio mettete tutti i nomi in copia visibile
  9. Durante un recall chiamate lo stesso giornalista già chiamato da un vostro collega (senza che vi abbia aggiornato) e vi prendete un cazziatone per “spam” telefonico
  10. Volete inoltrare a un collega una mail antipatica di un cliente commentando su quanto sia stato stronzo e anzichè cliccare su “Inoltra” cliccate “Rispondi”. 

[Infographic] Gli stipendi dei professionisti del Social Media

Pubblico questa infografica che gira online da qualche tempo, l’obiettivo reale è quello di riflettere su quanto siano valutate negli USA le diverse professioni che hanno a che fare con il social media marketing con range di stipendi che non si avvicinano minimamente alle medie italiane. Ce ne fosse mai bisogno la cosa che appare più chiara è dunque la maturità di questa professione negli Stati Uniti rispetto che da noi.

Quella che invece appare più interessante e meno scontata è la ripartizione delle varie figure sul totale dei professionisti del settore. Se da un lato i produttori di contenuto (Blogger e Copywriter) rappresentano con il 30% la fetta più importante della torta, dall’altro sono i Marketing Manager (social) a salire sul secondo gradino del podio. Meno presenti invece altre figure che, almeno per certe attività rappresentano risorse attive quotidianamente come i Community Manager, solo il 5% dei professionisti del settore e sopratutto i Public Relation (Brand Manager), il 7%, quasi come se il concetto di relazioni pubbliche non sia poi così importabile nell’universo online partendo da quello delle RP tradizionali. 

Chiaramente per ora si tratta di una riflessione molto superficiale ma che vale la pena tenere in considerazione e approfondire in modo da aver chiara la direzione verso cui investire nei panni di un’agenzia di comunicazione.

 Non mi sorprende infine la concentrazione nella East e nella West cost dei professionisti del settore e la quasi totale al centro nel cetro degli States. E’ un po’ come cercare un social media strategist in Calabria o nella mia Puglia, difficile trovarne e sopratutto difficile imbattersi in profili di alto livello. In questo (purtroppo) la digitalizzazione non ha ancora prodotto grossi effetti di delocalizzazione delle professioni.