[SoLoMo] Il Pay per Share funziona?

Oggi riflettevo su quanto, analizzando diverse iniziative di marketing, emerga la tendenza crescente al pay per share come modalità per collegare marketing fisico e marketing digitale. Ci tengo a distinguere questo termine, ancora poco utilizzato, con il Pay per Post, termine usato spesso per descrivere modalità di finanziamento dei blogger. Il concetto generale è molto semplice: premio il singolo utente istantaneamente se genera passaparola sul mio brand o il mio prodotto.

Due le modalità di premiazione su cui viaggiano i vari progetti realizzati fino ad oggi:

  • La prima è quella legata alla semplice condivisione di un contenuto su uno o più dei propri canali social. Basta la condivisione e ricevi un benefit.
  • La seconda, con un criterio più di tipo lead, premia in base all’effettivo potere di engagement che la condivisione ha verso il network di contatti dell’utente coinvolto. Devi portarmi nuovi fan, clic, clienti altrimenti niente benefit.

In questo post condividerò case history e riflessioni sulla prima delle due, quella che richiede uno sforzo minore all’utente e premia in maniera indifferenziata. Tra le tante iniziative basate su questa dinamica un esempio recente è legato a BOS (marchio di un Tè freddo) che ha lanciato un distributore automatico alimentato a Tweet. Basta citare il marchio con un “@bos” e inserire l’hastag “#BOSTWEET4T” e il distributore eroga un campione gratuito di Ice Tea BOS.

 Iniziativa identica, presentata al Dublin Web Summmit dell’ottobre scorso, fu lanciata in Irlanda con il “Tweet Cafè” di ESB Elecric Ireland.

Su questa linea la prima modalità a essere stata interpretata a loro modo da vari brand era stata quella della scontistica riservata agli amanti del check-in esplosa in concomitanza del lancio di Facebook Places ma poi dimenticata da brand e sopratutto utenti.
Lo scorso anno Fourquare, attraverso una partnership con America Express, aveva provato a rendere più discreta l’erogazione dello sconto legato al Check In. Senza la necessità di mostrare il proprio smartphone con il check-in a commessi e cassieri vari per ottenere sconti sarebbe stato possibile allineare la propria carta di credito e il proprio profilo foursquare in modo da vedersi riaccreditare l’importo dello sconto subito dopo l’acquisto del prodotto. Chiaramente tutto a seguito del check-in (ne aveva parlato nel suo blog Pietro Pastorelli). Un mese fa l’iniziativa è sbarcata in UK ma non si conoscono i piani di diffusione al resto dell’Europa, ammesso che ci siano.
La sensazione è comunque che la dinamica dello sconto legato all’azione della geolocalizzazione ancora non abbia preso piede. Un anno fa il fallimento di Facebook Deals testimoniò il primo grande flop di questa modalità. Ma i marketer non demordono.

Per ora io mi pongo una serie di domande sperando di riuscire a dare qualche risposta nei prossimi post: è possibile che questo tipo di collegamenti tra il mondo fisico e quello social virtuale incentivati da meccanismi di premi e scontistiche entrino a far parte delle abitudini dei consumatori? Bisogna considerarle solo un buon modo per girare filmati viral da parte delle creative agenzie di Marketing e comunicazione? Cosa è stato sbagliato fino ad oggi, quali elementi non stiamo valutando?

La Rede Social en Argentina (il social media mArgentin)

A quei pochi, o molti, chissà, che capitassero sul blog in questi giorni e si chiedessero che fine ho fatto…

Sono in Argentina per qualche settimana. Due mesi per fare il conto esatto. No, non sto cercando nuove strategie per il social media marketing, avrei sbagliato latitudine del continente americano. In realtà l’affermazione è vera ma anche parziale parlando di “rede social”, come la chiamano qui, Tra un trekking, una scalata e i milioni di panorami Patagonici che cerco vanamente di intrappolare con qualche applicazione fotografica del mio iPhone ho avuto modo di accorgermi che siamo tutt’altro che in un paese “social”mente arretrato. Connessione Free wi-fi ovunque, in moltissimi locali, per strada, in qualunque albergo, etc; il logo di Facebook in bella mostra sulle vetrine di tantissimi negozi che invitano a diventare fan della propria pagina ufficiale, nelle pubblicità di molti prodotti e nei sottopancia dei principali telegiornali nazionali (li anche Twitter e You Tube). Questo è il quadro e, a seconda che si possa definire positivo o no, sicuramente siamo in un paese molto più “connesso” del nostro, abituato a incrociare vita reale e virtuale, internet e tv, informazioni ufficiali e informazione diffusa.
Qualche giorno fa, pero esempio, una vera e propria tormenta ha allagato e in qualche caso devastato quartieri di Cordoba, ponendo forte allerta anche a Buenos Aires. Il canale delle news, corrispettivo del nostro Rai News 24, aggiornava gli spettatori grazie ai commenti postati dagli utenti (pseudo-reporter dalle varie città limitrofe) sul proprio profilo Twitter.
È un paese pieno di contraddizioni, questo (e quale non lo è?), in cui la ricchezza procapite suggerirebbe di attendersi una minore attenzione agli aspetti digitali a vantaggio di una maggiore “concretezza”. Ma forse è proprio qui che, dopo anni di lavoro dietro le strategie, le innovazioni e i pipponi digital-sociologici sui social media, comprendo il senso più autentico del potere e del cambiamento essenziale che queste dinamiche hanno sul tessuto sociale di un paese. Pensare a un paese meno ricco del nostro e per questo più lontano dall’universo delle innovazioni digitali sarebbe come supporre che una persona meno ricca debba necessariamente parlare meno di una più abbiente (termine che non ho mai capito ma che uso comunque).
Insomma, forse ci sono meno smartphone, forse foursquare non fa impazzire la gente in gare di Majorship di bagni pubblici, parrucchieri e autolavaggi ma sicuramente l’idea che online si possano raggiungere tantissimi luoghi e una moltitudine di persone è molto radicata.
Un passo indietro, a onor del vero, resta il settore dei servizi. Se per assurdo (ma nemmeno tanto) domani decidessi di vivere in questa nazione è li che proverei ad offrire la mia abilità di strategist (non ridete). Vediamo se la Presidente Cristina stanzia dei fondi per l’innovazione, altrimenti sarò costretto a tornare da voi.
Con una lezione in più però, che male non fa.
Saluti.
Vins

Foursquare cresce in Italia ma frena all'estero [STATS]

Sei mesi fa, in caccia famelica di dati sul Social Network di geolocalizzazione che stava contagiando il mondo avevo riportato una serie di dati reperiti su Google Planner e Google
Trends. Ne era venuto fuori uno spaccato di quanto Foursquare fosse diffuso in Italia e nel mondo, del profilo dell’utente medio e di quanto se ne parlasse in rete rispetto ai due giganti Twitter e Facebook. Dal punto di vista qualitativo i dati a luglio 2010 parlavano a livello mondiale di un accesso al sito di quasi 3 Milioni di utenti unici al mese (39 mila in Italia), e per la stragrande maggioranza uomini. Lato visibilità invece era evidente il divario mediatico che separava FS dai social network leader.
Tornando ad analizzare i dati in questo mese di Gennaio 2011 ecco come si presenta la tabella di AdPlanner

Italy Mondo

Visitatori unici (stima cookie)
100k 6,8Milioni
Visitatori unici (utenti)
48k 2,8Milioni
Copertura
0,1% 0,2%
Visualizzazioni di pagina
920k 46Milioni
Numero totale di visite
190k 11Milioni
Visite medie per visitatore
3,9 3,9
Tempo medio trascorso sul sito
4:30 5:00

Evidente il balzo in avanti degli accessi italiani giunti in sei mesi a 48 mila (9 mila utenti in più). Stabili invece gli accessi totali che fanno pensare che se da un lato ci siano paesi in cui la filosofia della geolocalizzazione prende piede forse ad altre latitudini gli entusiasmi iniziali si sono poi spenti nel tempo. Lato socio-demografico guadagnano qualche punto percentuale le donne anche se la stragrande maggioranza degli smanettoni resta maschio (in USA le percentuali sono incredibilmente invertite anche se con un divario minimo).

Naturalmente questi dati ci parlano di accessi stimati al sito e non di veri e propri iscritti. Questi ultimi, secondo la recente comunicazione ufficiale del brand ammontano a un totale di 6 milioni. Tralasciando gli eccessivi entusiasmi che ho letto in rete a seguito di questa comunicazione
la domanda a cui questo dato non risponde è: quanti di questi sono attivi frequentemente. Un dato interessante riguarda i luoghi in cui sono effettuati la maggior parte dei check. Secondo l’ultima infografica diffusa in rete le registrazioni effettuate in luoghi legati al food, in ufficio e in corrispondenza di negozi rappresentano le tendenze più diffuse. Più dietro quelli collegati a viaggi, vita notturna, arte, etc.. Insomma la vita di tutti i giorni per la maggior parte degli utilizzatori è degna di nota e di condivisione.
Passando dagli accessi alla verifica dell’interesse scaturito negli utenti e nei media le statistiche di Trends mostrano negli ultimi 12 mesi una leggera crescita di ricerche legate al social network con un picco nel mese di agosto e un leggero ridimensionamento negli ultimi mesi del 2010. Verificando i volumi di news per lo stesso item scopriamo che il picco di metà agosto è legato al lancio e al relativo confronto con Facebook Places, l’antagonista marchiato (e integrato) Facebook che viene da più parti identificato come il killer predestinato del “piccolo” Foursquare.

In conclusione possiamo dire che a distanza di 5 mesi e nonostante i proclami ufficiali di questi giorni la crescita globale pare essersi arrestata e seppur l’onda d’urto iniziale arrivi e raccolga frutti e trend positivi in paesi come l’Italia c’è da aspettarsi un arresto o un rallentamento anche da noi. Da utente affezionato posso solo ipotizzare e sperare che sia la nascita di nuovi servizi e features aggiuntive a salvare l’esistenza di chi ha diffuso a livello mondiale il concetto di geolocalizzazione. Viceversa rassegnamoci al Facebook pigliatutto.

Social Media Multitasking o Frammentazione?

Il titolo del post da cui ho tratto questa immagine è: Social Media Multi-tasking Worse than Marijuana e racconta di come se il lavoro di marketer e pr ci obbliga a mettere in parallelo mille attività le stesse attività nell’era del Social media marketing si moltiplicano per “n” volte.
Twitto, rispondo a una chiamata, faccio un Check In su Foursquare mentre sono sull’A4, ecco un sms in entrata, chi sarà? prima però rispondo alla mail di 20 minuti fa, e un post su Facebook non ce lo metto?, si ma apro anche una discussione su LinkedIn e devo ricordarmi di vedere se qualcuno ha caricato la presentazione del convegno di ieri su Slideshare… Un caffè, ho bisogno di un caffè.
Uno studio condotto presso il British Institute of Psychiatry ha dimostrato che controllare la posta elettronica durante l’esecuzione di un compito creativo diminuisca il proprio QI attivo in quel momento di 10 punti. L’equivalente lo si raggiunge non dormendo per 36 ore – due volte più distruttivo della Marijuana.
Abbiamo tante aspirazioni e ogni giorno i canali su cui perseguirle crescono. Molti li scartiamo a priori, altri sembrano valere la pena e li tiriamo dentro al nostro flusso spezzettato di azioni operative. Il presupposto è che alcuni di questi ci possano aiutare a migliorare l’efficienza sotto vari punti di vista, dalla velocizzazione dell’esecuzione di alcuni compiti alla rapidità di apprendimento di informazioni utili fino alla facilitazione della attivazione di contatti strategici. Ma i presupposti si trasformano sempre in vantaggi effettivi?
Multitasking e Frammentazione sono due concetti molto vicini ma altrettanto differenti. Sostanzialmente differenti. Occorre essere certi di non valicare il limite tra l’aspetto positivo e quello negativo. La difficoltà maggiore è quella di sviluppare la capacità di ignorare le informazioni irrilevanti. Successivamente arriva l’esercizio di organizzazione mentale delle attività da svolgere e infine la rapidità d’adattamento del proprio cervello di passare da un’attività a un’altra differente.
Diversi studi dimostrano come la maggior parte delle persone, una volta interrotta ritorni con fatica all’attivtà originaria, da una ricerca di Microsoft Research Labs emerge che addirittura il 40% non ci ritorna neppure. Il ricercatore David Meyer della Michigan University ha stimato che nei casi in cui in ambienti lavorativi le persone lavorino con un word processor e allo stesso tempo parlino con i loro capi e colleghi e rispondano al telefono costano alla società dal 20 al 40% in termini di perdita di efficienza. Il motivo: è improbabile riuscirsi a concentrare per blocchi temporali di 10 minuti alla volta.
Diversi i monitoraggi che confermano questo dato. Migliaia di dipendenti e manager dell’azienda Basex sono stati osservati per diverso tempo e hanno fatto registrare un’improduttività media di più di 2 ore al giorno, il 26% del tempo lavorato.
Sappiamo però di non essere tutti uguali, c’è chi è più rapido e “tiene botta” ma quali sono le conseguenze? Avete mai provato a utilizzare un pc con tutti i programmi aperti? Se rallenta quello che è una macchina quanto può farlo la nostra testa che si porta dietro una serie di variabili infinita?
Non significa che non si possa attivare il multitasking con successo ma questo comporta sempre dei costi di cui bisogna essere consapevoli.
Ricito la chiusura del post originario: “E ‘un po’ come uno dei film la ‘Dirty Harry’ con Clint Eastwood. Alla fine del film di Clint dice: ‘Un uomo deve conoscere i propri limiti’.”

Rassegna WEB – Turismo 2.0

Approfondimenti verticali… ah, quanto mi piacciono! Ecco, dal lavoro di ricerca dell’area R&D di Connexia una selezione delle social News del settore turistico.


APP
Ora il tuo hotel si prenota su Twitter!

Per gli hotel che si sono già lanciati nel mondo Twitter, nasce Twihotels, l’applicazione che consente agli utenti di inserire le date di soggiorno, la destinazione e il numero di stelle della struttura che stanno cercando. Diventando “follower” di Twihotels si potranno ricevere direttamente sulla propria homepage i messaggi di richiesta. Agli hotel basterà quindi rispondere al tweet per avere un nuovo cliente!

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EVENTI
Premi per l’Italia all’Oscar del turismo

E’ prevista per il 7 Novembre prossimo, a Londra, la serata di gala a chiusura dei World Travel Awards, premio internazionale arrivato alla sua 17° edizione e che celebra l’eccellenza dei migliori hotel e resort nel mondo. L’Italia è una delle favorite per le categorie Best Green Resort, Best Business Hotel e Best New Spa. Ogni anno partecipano alle votazioni professionisti di oltre 180.000 agenzie di viaggi in più di 160 paesi del mondo.

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SOCIAL E-COMMERCE

Offerte per il weekend?Scoprilo con Twitter

Twitter come canale commerciale privilegiato per offerte e promozioni esclusive. Travelodge, compagnia low-cost britannica che opera a livello mondiale, ha lanciato, prima nel Regno Unito, una campagna promozionale esclusivamente riservata ai propri seguaci su Twitter. Solo i followers, infatti, potranno usufruire dell’offerta della settimana, un weekend da favola per 2 a sole 50 sterline.

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SOCIAL
Il social travel made in Italy

Si chiama www.angeliperviaggiatori.it il progetto tutto italiano, primo classificato agli eContent Award Italy, dedicato al Social Travel, ovvero l’interazione di utenti all’interno di una community finalizzata all’organizzazione di un viaggio. Diventare un angelo è semplice, basta scegliere la città di cui ci si sente una guida esperta ed essere disponibili verso gli utenti, italiani e stranieri, che desiderano visitarla, rispondendo a domande e richieste entro e non oltre 24 ore.

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SOCIAL
L’autostop!? è tecnologico!

Il Web 2.0 ha cambiato il modo di viaggiare. Grazie a RoadSharing, una piatt
aforma multilingua, che coniuga social network e geolocalizzazione, si possono trovare passaggi in auto, inquinare meno e risparmiare anche in autostrada. Il sito consente di mettere in contatto la domanda e l’offerta di passaggi auto, basta registrarsi sul sito e specificare se si intende offrire la propria auto per dare un passaggio o al contrario inserire una richiesta. L’integrazione con Google Maps, invece, permette di visualizzare l’itinerario sulla mappa e la quantità di emissioni CO2.

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MOTORI
Scelgo, leggo e decido!
Sempre più italiani prima di prenotare online si informano su internet. Per destreggiarsi nell’universo di commenti e opinioni di altri utenti, nasce TrustYou, motore di ricerca semantico che compara e aggrega le recensioni di ogni hotel provenienti da TripAdvisor, Venere, Booking e molti altri, e che allo stesso tempo consente di prenotare online. Le opinioni sono pubblicate sulla base di una scala di “sentiment”.
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CASE HISTORY
Dai fallo sparire!!!

Sarà lo stress quotidiano, i problemi al lavoro o in famiglia, amici invadenti e partner esigenti che ogni tanto fanno venire la voglia “staccare la spina” e senza pensarci due volte …e se invece a sparire fosse proprio chi non sopportiamo?! Questa è l’idea lanciata da Atrapalo, agenzia di viaggi e attività per il tempo libero, che da la possibilità di sbarazzarsi di chi non vogliamo più vedere, almeno per un po’ attraverso un’app Facebook che ti fa scegliere chi mandare a quel paese e per quanto tempo!

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DATI
Non c’è vacanza senza web!

Una recente ricerca condotta da Netcomm rivela che il turismo online rappresenta ben il 50% dell’e-commerce italiano. Quali sono i prodotti turistici più acquistati? In cima alla classica i voli, seguiti da hotel, autonoleggio, villaggi turistici, crociere e traghetti, biglietti per musei, concerti, visite guidate e per ultimi, i biglietti ferroviari. Recensioni, commenti e testimonianze online influenzano sempre di più le scelte dei consumatori!

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