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[SOCIAL CONTENT] Come decidere cosa postare su Facebook e Twitter: i trend topic.

In alcuni post precedenti ho condiviso alcune suggestioni e qualche suggerimento utile alla compilazione del cosiddetto “piano editoriale” social di un brand.

Oggi aggiungo un’altra piccola importante attività da integrare alle vostre abitudini giornaliere: il monitoraggio dei trend online. In poche parole fate in modo di conoscere e di conseguenza di postare sui temi che ogni giorno gli utenti stanno cercando online o su quelli di cui stanno già parlando. Perché questa attività funzioni è fondamentale una componente: la tempestività.
COME FARE:
Ipotizziamo che siate community manager per un marchio produttore di smartphone.

  1. Individua un tema coerente (anche un po’ alla larga) con i contenuti della tua brand page. Per farlo utilizza Google Trends, lo strumento di Google che mostra giorno per giorno i temi più cercati dagli utenti (di seguito il widget importabile all’interno di un sito o gruppo di lavoro online).
    Potrai scegliere tra i temi più cercati quello che cita Il titolo di un film, ad esempio “il cavaliere oscuro” che sarà in onda in prima serata. https://www.google.it/trends/hottrends/widget?pn=p27&tn=10&h=413
  2. Crea un’associazione con un valore o un prodotto del marchio in modo da produrre un contenuto originale.
    Tornando all’esempio, se hai scelto il titolo di un film potresti pensare a come possa essere la visione dello stesso su uno dei modelli di smartphone a catalogo in modo da esaltarne i colori, la risoluzione o le dimensioni dello schermo.
  3. Declina testualmente e graficamente il tutto facendo attenzione ai diritti d’autore.
    Potresti scrivere: “Se la saga del Cavaliere Oscuro vi appassiona provate a portarla con voi e vederla ovunque con il nostro ModelloXX” accompagnando al testo una grafica in cui nel display del vostro modello di cellulare richiamate il mondo dei fumetti o del film in oggetto senza però utilizzare un’immagine protetta dai diritti d’autore.
  4. Postate entro due-tre ore da quando avete rilevato il trend
Chiaramente la stessa dinamica è possibile utilizzarla per l’ideazione di contenuti sia su Facebook che su Twitter con un’aggiunta in più in questo secondo social network, ovvero la possibilità di incrociare ai temi più cercati anche quelli più discussi – grazie ai Trend di Twitter (vedi schermata sotto). In questo modo sarà possibile scegliere in quali “discussioni social” andare a collocare il vostro messaggio ed eventualmente quali utenti citare nel momento in cui il vostro contenuto dovesse essere davvero originale e ingaggiante.
Ultima raccomandazione. Mi raccomando, valutate sempre bene l’opportunità di associare il marchio o i suoi prodotti ai vari temi oggetto dei trend. In passato grandi marchi hanno commesso gravissimi errori cercando di cavalcare con messaggi promozionali discussioni su temi delicatissimi trascendendo nel cattivo gusto e venendo criticati da utenti e mass media.

 

[Facebook] Twilight Italia (o non Italia). Quando una pagina nazionale ha troppi fan.

Chi mi conosce sa che mi piace non dare nulla per scontato. In fondo è dall’esercizio critico e analitico sulle cose che si riesce poi a tirare fuori ragionamenti ed evoluzioni delle attività.
Oggi riflettevo su un dato che mi ha colpito molto, quello sulla la pagina Facebook di Twilight Italia che al momento mi risulta la pagina italiana con più fan: sono 22,4 milioni.
Un numero elevatissimo di potenziali “clienti” che qualunque direttore marketing vorrebbe nel proprio database. Già, un numero elevato. Molto. Moltissimo. Forse troppo?
Pensiamoci: la popolazione italiana è composta da 60,7 milioni di abitanti (lo dice Wikipedia, quindi deve essere vero) di cui però solo un quarto, 19,8 milioni hanno un profilo Facebook (questo lo dice CheckFacebook, per esperienza è meno credibile ma non sbaglia di tanto).

A questi possiamo aggiungere i 4 milioni di Italiani che risiedono all’estero di cui ipotizziamo che la metà abbia un profilo Facebook, 2 milioni. Ci ritroviamo con un totale parziale di 21,8 milioni di profili potenzialmente iscrivibili a questa pagina. Ancora siamo a meno degli iscritti reali. Sicuramente però sono qualche milione gli stranieri nel mondo a conoscere la lingua Italiana e in mancanza di una pagina nazionale del film seguirebbero gli aggiornamenti di quella del nostro paese. Plausibile ipotizzare che un milione di questi sia su Facebook? Il totalone, il bacino massimo di utenti possibili ammonterebbe a 22,8 milioni. In sostanza attualmente la pagina avrebbe raggiunto quasi il 100% dei suoi fan potenziali.

Per certo però so che dei miei quasi 500 amici Facebook solo 4 sono fan della pagina e, per quanto si possa dubitare del fatto che loro non siano rappresentativi della media nazionale, un rapporto di meno dell’1% contro il 100% di cui abbiamo bisogno è troppo spietato perché i conti tornino.
E se questo rapporto invece fosse rappresentativo della media nazionale? I fan di questa pagina dovrebbero essere 228 mila. Per cui o sono io che ho troppi amici che odiano il cinema e sono fuori dalla media oppure la pagina ha dei Fan poco in target (molti stranieri che non conoscono l’Italiano, diversi profili fake anche se non credo possano essere nell’ordine dei milioni).
In ogni caso, a questo punto, mi chiedo: è davvero possibile valutare in modo oggettivo il successo di una pagina? Ai primordi del social media marketing bastava contare quanti fan avesse. Poi è entrato il ballo il concetto di engagement rate, il rapporto tra numero totale di fan e fan realmente attivi (con post, commenti e like). Ora però, sembra che nemmeno questo indice basti più perchè le cose possono essere troppo sfalsate. In questo caso dunque solo chi ha accesso agli insight potrebbe dirci di più. In alternativa vedremo cosa ci diranno gli incassi dei botteghini.

La consulenza e la matematica pura

Iniziato Agosto diventa sempre più difficile fare discorsi da smanettoni che incrociano gli ultimi ritrovati tecnologici con marketing o comunicazione. Per cui oggi mi dedico al puro esercizio filosofico.E’ nato tutto da una lettura da spiaggia che mi ha riportato ai tempi dell’università. Si tratta di un testo di Paul Watzlawick, “Di bene in peggio”.
C’è un brano che mi sembra una buona risposta a quanti (addetti ai lavori e clienti) durante la prima parte dell’anno hanno insistito su alcuni concetti come “industrializzare” le attività e pianificare in maniera “estrema” flussi, attività e contenuti di comunicazione in particolare in progetti di social media marketing. In questi ultimi credo di aver capito una sola cosa: è impossibile “industrializzare” e sopratutto una volta messa in pista un’attività in base a un concept creativo non è possibile riutilizzare l’idea in modo automatico o moltiplicare per “n” il budget per ottenere una matematica moltiplicazione di target raggiunto e successo. Anche solo la variabile tempo (inteso come momento della realizzazione) spesso incide in maniera considerevole sull’esito di un’operazione e la soluzione che vale oggi, domani risulta un placebo (ovvero, i clienti sono soddisfatti ma di fatto i risultati generati non sono collegati in alcun modo all’azione attuata). Altra variabile è quella relazionale: fare una battuta in un contesto di 10 persone è diverso che farla in uno con 100. Considerazioni apparentemente lapalissiane ma chiedetevi se, ad esempio, (per chi lo fa) scrivete post all’interno della pagina Facebook di un cliente con lo stesso stile e gli stessi messaggi quando avete appena messo online la pagina e poi quando dopo mesi il target è cresciuto. Lo fate? Se la risposta è si il rischio che stiate sbagliando e appoggiandovi a una regola troppo parziale è alto. Se la risposta è no, “diversifichiamo” invece vi chiedo: usereste lo stesso cambio di ritmo, di linguaggio e di messaggi, per la pagina di un produttore di gelati e per una di un’azienda di gioielli? Magari non ha senso diversificare sempre e comunque. Sono tante le variabili e altrettanto lo studio da dedicarci per cui…

..ora siete pronti allo stralcio del paragrafo “Maggiore quantità = migliore qualità?”. Spero suggerisca qualcosa a tutti. Magari anche il contrario di quello che suggerisce a me. Spero che in ogni caso vi faccia pensare, che il sole di Agosto non serva solo ad abbronzarvi ma anche ad ispirare.

“Il dottor Yylmurbafi è davvero una persona competente,” disse il signor Hypochon a sua moglie. “Prendo questa medicina da un giorno solo, eppure sto già meglio.” La sua contentezza era certo giustificata, dato che fino a quel momento i medici non erano stati capaci di ottenere alcun miglioramento. E giustificata appariva anche la sua volontà di accelerare il processo di guarigione. Fu proprio questo, tuttavia, a renderlo vittima compiacente di una delle più ovvie e scontate suggestioni di Ecate, e cioè del convincimento che una quantità maggiore di una cosa si traduca per forza in migliore qualità. Ingerì perciò una doppia dose di medicinale e giovedì scorso dovette essere ricoverato presso l’ospedale municipale con sintomi d’intossicazione.E allora?, si chiederà il lettore, perché tante storie per una notizia simile? Perché è proprio questo atteggiamento che ci rende ciechi di fronte al pericolo. Per quanto concerne le medicine è probabile che la maggior parte di noi sia un po’ più intelligente del signor Hypochon, ma ho i miei dubbi che lo stesso si possa dire per altri ambiti: chiunque presti professionalmente opera di consulenza ne sa qualcosa; e questi a sua volta avrà appreso la lezione solo grazie al fallimento di una soluzione da lui proposta.
Prendiamo per esempio la mania moltiplicatoria.
Nulla di più logico del supporre che una certa soluzione, una volta trovata e sperimentata, possa essere applicata dopo adeguata moltiplicazione a problematiche più ampie. Cento volte tanto, però, solo nella matematica pura è davvero cento volte tanto.


Con Totti cartellino rosso anche alla Vodafone


Negli ultimi due giorni chi parla di calcio parla perlopiù di INTER e dopo qualche sfottò del caso il discorso cade sul gesto antisportivo di Totti nei confronti di Balotelli.


Dal momento che il calcio è sostanzialmente una religione non mi sento di affrontare il tema se abbia ragione Buddha o Allah, mistero della fede, per me poi che sono ateo… Ad ogni modo, fra i critici del capitano giallorosso emerge spesso un’associazione che apparentemente non dovrebbe avere nulla a che fare con le considerazioni di tipo sportivo, quella con il brand di telefonia di cui Totti è testimonial. In rete impazzano i commenti sarcastici ma anche seriosi contro Vodafone che dovrebbe prendere le distanze dal romanista, qualcuno invita a boicottare la compagnia per mostrare il proprio sdegno per comportamenti simili da parte di un personaggio che in qualche modo dovrebbe rappresentare un esempio da seguire verso le giovani generazioni e non un cattivo maestro.

Qualche testata, come La Stampa cita il brand in un articolo, qualcun altro, è il caso del Tempo pur non citandolo nel pezzo del giornalista attira comunque commenti sarcastici dei lettori o proposte tipo: NO TOTTI ….NO VODAFONE….cominciamo la campagna così la paga davvero….”.

Lato Social-network non si contano le discussioni su Friendfeed e i post su Twitter
e, quel che è più impattante all’interno della fan page Vodafone dove potenzialmente i commenti sono visibili agli oltre 400 mila utenti amici – in questo momento amici molto labili – della pagina. Si leggono commenti come:

State utilizzando come testimonial un razzista, violento, ignorante! Spero prendiate provvedimenti o cambierò gestore: mi fa schifo dare soldi a chi poi li usa per pagare una persona vile, esempio di inciviltà che istiga alla violenza!”

“Bella gente fa la pubblicita’ della vodafone! IO ME NE VERGOGNEREI”

“totti è un buon esempio per tutti gli italiani………sputa insulta e tira calci…………buon testimonial….quasi quasi cambio operatore”

“se Totti e’ l’esempio, si puo’ immaginare il resto…vergogna!”


Si parla molto di online brand reputation e di quali siano gli elementi che possano far tendere il sentiment verso toni positivi o negativi. Sicuramente, non lo scopriamo oggi, il ruolo di un testimonial è uno di quegli elementi determinanti, ma quel che credo sia ancora più utile rilevare è che oggi, se un testimonial non convince qualcuno (o viceversa convice molto) l’opinione negativa (o positiva) fa presto a diffondersi in maniera virale mobilitando o incitando anche azioni altrettanto negative (o positive) verso il brand. E’ sempre utile lavorare e osservare queste dimaniche tenendo ben presenti le tipologie, i tempi e gli effetti delle reazioni degli utenti.

Dalla Long Tail alla Pizza Biologica. Le nicchie nelle Internet PR

Quando parliamo di Internet Pr fra le regole fondamentali che continuiamo a ribadire c’è il concetto, mutuato dal modello della Long Tail di Chris Anderson, secondo cui per affermarsi in un mercato ricco di attori e contenuti risulta molto più strategico rispondere alle esigenze e alle richieste di una nicchia d’interesse che gettarsi a testa bassa nell’oceano delle discussioni top su ciascuna macroarea.

In sostanza se mi sto occupando di promuovere una pizzeria piuttosto che creare una fan page sulla Pizza sarebbe molto più utile e fruttuoso crearne una sulla pizza quattro stagioni o, meglio ancora, sulla pizza biologica e via dicendo. Più riusciamo a individuare ed entrare nel “cuore” di una delle nicchie di interesse più è facile che la concorrenza (professionale o di utenti indipendenti) abbia lasciato scoperta una fascia, una categoria, un sotto-argomento. E’ quello che deve diventare il terreno in cui dimostrare e mostrare la propria specializzazione ed esperienza. Sarà quello il nostro posto.

Un pò per gioco, un pò perchè a lungo andare potrebbe tornere utile nell’ambito di vari progetti di internet pr veicolati su facebook, mi piacerebbe iniziare a tracciare le fan page presenti all’interno del social-network riguardo i temi più chicchierati in rete: auto, cibi, musica, ideologie politica, moda e stili di vita nel senso più ampio del termine.

Dal momento che l’ho citata sopra inizio questo censimento tematico proprio con la Pizza, tracciando le fan page più numerose per una serie di voci associabili al celebre piatto. Ovvio che i risultati principali in termini quantitativi si riferiscano a fan page che hanno come nome semplicemente “pizza”. Sarebbe inutile dunque crearne un’altra, passeremmo inosservati. Ecco un’idea della numerosità di fan per alcune delle categorie ricercate:

Pizza – 4.610.242 fan

Pizza Hut – 1.063.363 fan

Papa John’s Pizza – 751.366 fan
Pizza napoletana – 286.861 fan

Pizza bianca con la MORTADELLA – 50.165 fan
PIZZA 1969 GOURMET – 44.848 fan
pizza Margherita – 12.389 fan
pizza Capricciosa – 772 fan
Pizza Prosciutto e Fichi – 772 fan
Pizza Bianca – 746 fan
Pizza prosciutto e funghi – 615 fan
pizza alla nutella! – 520 fan
Pizza Salsiccia & Friarielli – 248 fan
pizza alla marinara – 229 fan
Pizza Salmone e Panna – 147 fan
Pizza vegetariana – 126 fan

pizza 4 stagioni – 46 (non esistono fan page, solo un gruppo)
Pizza wrustel e patatine – 22 fan

pizza ai peperoni, alle melanzane, alle zucchine.. 0 occorrenze.
0 occorrenze anche per la pizza biologica.
Potremmo aprire una fan page su una di queste… che dite?
Prima però dovremmo aprire una pizzeria mi sa.

Buon appetit…. ops,
alla prossima