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Osservatorio Multicanalità: il consumatore Internet nel 2009

Stamattina c’è stata la “resa dei conti” dell’Osservatorio Multicanalità 2009, il progetto in collaborazione con Nielsen, Nielsen online, Politecnico di Milano e Connexia, che si pone come obiettivo l’analisi dei trend evolutivi del consumatore in relazione alla multicanalità legata all’accesso di massa ai nuovi media.

La Ricerca 2009 in particolare si proponeva di continuare a studiare le tendenza già evidenziate nelle edizioni precedenti (due) e in particolare di analizzare:

la propensione del consumatore alla multicanalità lungo il processo di relazione con le imprese;
◦ il consumo dei media;
◦ il ruolo del Mobile e non solo di Internet lungo tutto il processo;
◦ la risposta delle imprese ai cambiamenti in corso.

Interessante l’intervento di apertura della conferenza di Cristina Papini, Sales & Project Manager di Nielsen Online, che ha condiviso una fotografia degli utenti internet online di cui propongo di seguito le slide sottolineando quelli che a mio avviso sono 3 concetti fondamentali:

1. C’è sempre maggiore convergenza e contaminazione tra mezzi tradizionali e nuovi media con la nascita di una particolare: “dieta mediatica” a seconda dei cluster del consumatore

2. In un mondo “technology driven” che vede una crescita dell’utilizzo di internet e nello specifico dei social media: gli utenti SONO i nuovi media. Esperti, autorevoli e disinteressati offrono in rete una pluralità di messaggi di cui il consumatore tiene sempre più conto.

3. Con 8,5 milioni di navigatori mobile, la socialità passa in misura crescente dal telefonino: sms, mms, internet… connessi sempre, ovunque, con chiunque

Ricomincio da 4. Le certezze sui BLOG da portarsi nel 2010

Se ne sono accorti. Adesso non è più un segreto, una voce messa in giro dai nerd o meglio dai geek. Adesso tutti sanno quello che ripetiamo da anni: i blogger sono influenti, i blogger contano. Conosceli, leggerli, dialogarci (badate, non solo informarli) è fondamentale.
Di recende ho letto un post di scenario di Riccardo Stagliano un blogger de La Repubblica molto utile a tracciare un quadro dell’attuale situazione dei blogger nel mondo.
Partendo da questo e integrandolo alle diverse altre notizie sullo stato dell’arte di un universo, la blogosfera, che contiene 150 milioni di blog nel mondo (anche se attivi sono una minima percentuale) penso si possano rilevare, ribadire e condividere 4 caratteristiche o affermazioni o postulati … 4 COSE insomma circa i BLOG. Ricomincio l’anno da quelle. Ricomincio da 4:

1) I BLOG RENDONO DEMOCRATICA LA COMUNICAZIONE
In diversi casi i blog amatoriali superano quelli di grandi editori, proprio Stagliano cita il caso di Jezebel.com i cui lettori sono superiori a quelli di Style.com. Una buona strategia SEO (ormai si può imparare quasi da autodidatti), lo sviluppo di una rete di contatti strategici (le relazioni migliori e più efficaci sono quelle gratuite) e la qualità e l’onestà intellettuale percepita dei contenuti valgono potenzialmente quanto l’influenza dei budget investiti da un editore. Venendo meno i costi di produzione e distribuzione la potenza di fuoco può essere equiparata, quello che conta è la strategia e l’innovazione.

2) I BLOG SONO STRUMENTI DI BUSINESS
Il linguaggio e i contenuti più informali e meno pubblicitari del blog affiancano quelli ufficiali trasmessi dall’ufficio stampa, dal sito web e dalla pubblicità. Le aziende scelgono i blog per:

  • essere Trasparenti,
  • comunicare da pari con l’utente/cliente in modo immediato e diretto (nessun giro largo o intermediario, zero distorsioni del messaggio),
  • guadagnare la fiducia e costruire un rapporto più stretto e reciproco con il fruitore,
  • mostrare l’innovazione e la capacità di utilizzo dei media di tendenza,
  • gestire parte del customer care analizzando le criticità in modo costruttivo diminuendo e controllando la frustrazione di eventuali clienti insoddisfatti.

3) I BLOG SONO MINACCIATI DALL’OMBRA DELLA CENSURA
Proprio perchè grande strumento di espressione democratica i blog rappresentano in maniera crescente una minaccia per molti paesi che democratici non sono o che comunque affrontano l’argomento in modo restrittivo. Come illustra un post di Un BlogInDue.it nel 2009 si regista nel mondo la morte di un Blogger in prigione, 151 casi di Blogger o cyber-dissidenti arrestati e 61 Blogger aggrediti (cifre accertate ma è possibile che i numeri siano molto più elevati). Da un anno
all’altro il numero dei Paesi colpiti dalla censura online è raddoppiato. Si tratta di una tendenza preoccupante che sottolinea il rafforzamento del controllo esercitato sui nuovi media da parte
dei governi. La Cina popolare è rimasta il censore principale di Internet nel mondo e ad essa si sono affiancati paesi come l’Iran, la Tunisia, la Thailandia, l’Arabia Saudita, il Vietnam, l’Uzbekistan, Turkmenistan che hanno scelto la strada dell’oscuramento sistematico di siti e blogs e della sorveglianza continua dell’espressione online.

4) I BLOG “MANENT”… PIU’ DELLA CARTA
E’ vero che l’autorevolezza del giornalista che scrive su quotidiani e periodici non è stata soppiantata da quella del blogger, seppure ci siano ormai blogger equiparabili per fama e credibilità. Quello che però succede è che la reputazione di brand, prodotti, persone, servizi sulle testate cartacee ha la tendenza a iniziare il suo percorso verso l’oblimo dal momento della resa dei giornali da parte dell’edicolante, su internet invece c’è chi ancora oggi cerca di far scalare nelle ricerche su Google articoli critici verso di sè scritti anni or sono. Chiudo riprendendo uno stralcio dell’articolo citato in apertura:“C’è stato un cambiamento completo quest’anno” ammette al New York Times Kelly Cutrone, che organizza sfilate dall’87, “Se credo, come pr, di dover tenere gli occhi su qualche ragazzino che scrive un blog dall’Oklahoma tanto quanto su un editor di Vogue?
Assolutamente sì. Perché una volta che qualcosa è scritto su internet non va più via. Ed è la prima cosa che lo stilista vedrà”.

Vins

Il tempo delle Internet PR

“Non abbiamo tempo per queste Internet PR”. Questa frase l’ho sentita ripetere almeno un milione di volte negli ultimi due anni.
Difficile rispondere in modo altrettanto lapidario a questa affermazione. Purtroppo, per comunicare l’importanza di questa attività ad aziende, istituzioni e organizzazzioni varie, occorre intraprendere un minimo percorso di educazione ai mezzi, alle attività e ai risultati generati da un certo tipo di approccio al canale internet. Dico purtroppo perchè il luogo comune che “il tempo è denaro” muoveva la maggior parte delle risposte dei manager con cui abbiamo avuto a che fare nel passato recente. Negli ultimi tempi però per tutta una serie di eventi le aziende si sono auto-educate a un approccio diverso. Non tutte. Molte però vengono da noi e ci chiedono di tirare fuori dai cassetti i progetti presentatigli 24 o 36 mesi prima e di metterci in pista nel giro di poche settimane.
Perchè questa sveglia brusca, perchè tanta fretta? I motivi sono diversi, uno dei principali è: “perchè i miei concorrenti hanno un blog, un profilo facebook e fanno girare su youtube filmati virali con migliaia di visualizzazzioni. Dobbiamo esserci anche noi”. Vero. Occorre esserci anche se non è l’inseguimento quello a cui un brand deve puntare. L’inseguimento porta per definizione a copiare le strategie dei competitor, la strada percorsa da loro e che parallelamente stanno percorrendo tutti gli altri che hanno adottato la stessa strategia di risposta.
Il risultato è la saturazione. L’ingolfamento di un canale, di un social-network o di un’area tematica in cui gli approcci risultano essere troppo simili tra loro e in cui più che la qualità è premiato l’investimento in SEO e SEM. Insomma: non generiamo più contatti e brand enthusiast ma solo traffico, inutile, anzi peggio: dannoso.
Cosa dovremmo fare allora di quei progetti rimasti nei cassetti per mesi? Niente. Anzi, toglierli dai cassetti e metterli sotto la gamba della scrivania per alzare di un gradino il nostro punto di vista.
Un gradino in più è necessario per entrare nel circuito con un’auto migliore, non con la stessa dei competitor che hanno già le ruote calde e sono in pista con 3 giri in più di noi.

Nessuna fretta allora. Non serve a nulla cambiare l’approccio dall’iniziale “non abiamo tempo per queste internet pr” a un “non abbiamo tempo da perdere per iniziare queste internet pr”. Dunque: stop! fermiamoci, osserviamo, prolunghiamo e investiamo nella fase di I LISTEN, di ascolto della rete e degli utenti. Studiamo per un periodo di tempo preliminare le evoluzioni di competitor e di attori internazionali, attiviamo un brainstorming globale su ogni singola sfumatura del progetto che seguirà. Meglio far ascoltare la propria voce 6 mesi dopo che esserci subito tanto per dovere di presenza. Chi ha fatto slittare nel tempo il proprio ingresso nel mondo dei social media ora non sbagli nuovamente “scontandosi” una fase determinante per entrarci subito. Il pericolo si chiama: Tarnish. Ve ne parlerò.