I siti più visitati in Italia (aprile 2019)

I siti più visitati in Italia (aprile 2019)

Quali sono i siti più visitati nel nostro paese? Quali dispositivi portano più traffico? Per quanto tempo mediamente i visitatori restano sui top siti italiani?

Rispondere a queste domande ci aiuta a comprendere gli orientamenti e le abitudini dei consumatori e l’importanza che Search, Social Network, Siti di informazione, Marketplace e portali di vario tipo hanno nelle navigazione degli utenti.

CONTINUA A LEGGERE

Dieta Digitale, un trend su cui riflettere.

Dieta Digitale, un trend su cui riflettere.

 

Mi metto a dieta… da domani

Quante volte avrete sentito dire questa frase? Per attualizzarne il senso potremmo riscriverla dicendo: “per un po’ spengo il cellulare, più tardi”.

Di fatto quella digitale è una dieta di cui tutti, in qualche misura, avremmo bisogno. Non è nemmeno un tema emergente, se ne parla da anni ormai ma nello stesso tempo la forza e la continuità con cui piccoli e grandi cambiamenti intervengo nelle nostre possibilità di consumo mediatico le riflessioni e i buoni propositi restano una pura chiacchiera da fare al bar, anzi, in chat.

Una ricerca di GlobalWebIndex fornisce un’istantanea dell’approccio al tema di utenti US e UK tra i 16 e i 64 anni.

Secondo i dati raccolti, 7 utenti su 10 hanno cercato di moderare il loro consumo digitale in qualche modo. C’è chi, “Digital Detoxers“, si è impegnato in una completa disintossicazione digitale, magari durante un viaggio o per un periodo di tempo prolungato, chi, come i “Dieters digitali“, in maniera meno drastica ha adottato misure per ridurre il tempo trascorso online, ad esempio limitando l’uso di dispositivi prima di andare a dormire, e infine chi, “Digitally Comfortable“, non ha sentito alcun bisogno di variare le proprie abitudini legata all’utilizzo della tecnologia.

dieta e disintossicazione digitale

Tra quelli che hanno provato a moderare il proprio consumo digitale, la maggioranza, si citano 5 azioni principali:

App Cleanse: il 37% ha eliminato un’app o un programma durante l’ultimo mese
Mini Detox: il 35% fa pause brevi ogni ora di utilizzo di un dispositivo
Dieta digitale: il 27% ha limitato la propria assunzione digitale alle e-mail o ad altre attività di routine
Riduzione delle notifiche: il 24% ha disattivato notifiche o e-mail
Limitazione ad alcuni luoghi della casa: il 23% ha spostato il proprio telefono fuori dalla camera da letto

Dall’analisi emerge anche il profilo tipico del Detoxer Digitale: uomo, di circa 30 anni, con un livello di istruzione elevato e spesso impegnato in posizioni professionali e manageriali a tempo pieno. Dunque quelli che probabilmente sono stati e restano gli early adopter di molte tra le più grandi tendenze digital degli ultimi anni sembrano essere anche i primi e più consapevoli dei rischi che comporta un’assuefazione alle stesse.

Sia che cerchino di disintossicarsi in modo integrale sia che facciano una piccola dieta la principale motivazione di chi modera le proprie abitudini e connessioni è legata alla famiglia con cui si dichiara di voler trascorrere più tempo. Proprio il tempo è una variabile che ricorre in più motivazioni: c’è chi nella dieta digitale vede la possibilità di avere tempo in più per fare altre cose o chi semplicemente ha la percezione che il tempo trascorso online sia troppo a prescindere delle conseguenze di ciò. Segue chi collega la moderazione digitale con un atto di riguardo per la propria salute piuttosto che come presupposto per concentrarsi sulle interazioni offline.

dieta-digitale-motivazioni

Le azioni di chi cerca di disintossicarsi dalla dipendenza digitale sono più legate ad interventi “drastici” che diplomatiche o tecniche. Solo l’8% ha infatti scaricato un’app per limitare o monitorare in modo razionale l’utilizzo dei dispositivi o dei social network (ne esistono diverse), il 9% ha invece completamente disattivato Internet e il 14% è arrivato ad eliminare un account o un’app social.

Detto ciò per un utente pienamente consapevole del rischio di superare certi limiti e della mancanza di piena percezione della realtà “analogica” che lo circonda ne restano altri 4 affetti da quella che viene denominata “FOMO” (Fear of missing out) ovvero la paura di perdersi qualcosa e restare letteralmente fuori da un contesto sociale o professionale che va avanti e vive anche senza la propria presenza.

 

Su cosa lavorare?

Provando a leggere questi dati dal punto di vista dei brand appare chiara la necessità, sopratutto quando si parla verso un target di utenti più evoluti e consapevoli, di ragionare in termini di VALORE e UTILITÀ. Quelli da produrre per gli utenti in fase di sviluppo delle proprie strategie di comunicazione e marketing digitale.

Bisogna evitare di generare, attraverso i propri contenuti, app o servizi, quella sensazione di trascinamento, banalizzazione o peggio ancora interruzione di altri momenti di vita degli utenti. Sempre di più dunque si riveleranno vincenti le strategie capaci di includere, connettere le persone con i propri interessi o, ancora meglio, la propria famiglia.

Black Friday 2017, record di sempre online nel mondo e in Italia.

In tutto il mondo in queste ore si fanno bilanci su come siano andate le vendite legate alle promozioni del Black Friday. Si parla di record ovunque. In USA il bilancio delle vendite online durante lo scorso venerdì è del +17,7% rispetto all’anno precedente (fonte Adobe Analytics). In italia le prime stime parlano di una crescita della spesa media del 38% con oltre 100 euro di spesa per ciascun consumatore. Gli acquisti sono avvenuti durante tutto il giorno di venerdì 24 Novembre con picchi di vendite già alle 11 del mattino e, in seguito, dopo le 19. Grandissimo il ruolo giocato dai dispositivi mobili, smartphone e tablet in fase di acquisto (fonte Cuponation).
In un post dello scorso anno sul Black Friday avevo descritto come, dopo le prime avvisaglie registrate nel 2015, il 2016 fosse l’anno della consacrazione per questo evento commerciale. Quantomeno lo era stato a livello di sdoganamento di massa visto il numero di ricerche online a tema. Non tutti i venditori però si erano organizzati bene per proporre e sponsorizzare offerte.
Quest’anno la crescita ulteriore del successo online del Black Friday è confermata sia a livello mondiale che italiano. Basti vedere l’andamento delle ricerche su Google evidenziato nei grafici di seguito e confrontare i picchi di ogni anno dal 2012 ad oggi.

Black-Friday-Mondo-2017-Trend-Ricerche

Trend delle ricerche sul tema Black-Friday a livello mondiale da Dicembre 2012 a Novembre 2017. Fonte: Google Trend


Trend-Geografico-Ricerche-Black-Friday

Trend Geografico delle Ricerche sul Black Friday a livello Mondiale. Fonte: Google Trends


E se gli Stati Uniti, patria di questa ricorrenza, guidano la concentrazione delle ricerche, l’Italia, al 18° posto a livello mondiale, si difende bene con un +33% del numero di ricerche effettuate rispetto al 2016.
Black-Friday-Italia-2017-Trend-Ricerche

Trend delle ricerche sul tema Black-Friday a livello Italiano da Dicembre 2013 a Novembre 2017. Fonte: Google Trends


Ma cosa cerca nello specifico l’utente e in particolare l’utente italiano, quando s’informa sul Black Friday? Lo scorso anno avevamo visto come il tema principale d’interesse fosse legato ad Amazon con gli altri grand brand a fare quasi più da spettatori/follower che da attori protagonisti.
Quest’anno la classifica delle query più cercate e di quelle emergenti negli ultimi 90 giorni mostra questo andamento.
Query-Black-friday-italia-2017
Se da una parte, analizzando i brand più cercati in assoluto con questa combinazione di keyword (colonna sinistra), vediamo che Amazon fa ancora la voce grossa con ben due voci nelle prime posizioni, dall’altra vediamo crescere il numero di brand dei due settori di mercato che guidano le vendite di questa giornata: elettronica di consumo e abbigliamento. I più attivi o meglio, i meglio percepiti dopo Amazon dai consumatori sono sicuramente Mediaworld, Unieuroeprice che raccolgono online i frutti del bombardamento mediatico in particolare televisivo. Nel settore dell’abbigliamento spiccano Zalando e Zara anche se iniziano a farsi sotto anche H&M, Stradivarius, Yoox, Bershka, Nike, Asos con crescite esponenziali di ricerche rispetto al passato.
Concludo con una breve carrellata di Post Facebook di alcuni dei brand più cercati. Case History, più o meno originali o da manuale, da mettere in archivio e a cui ispirarsi anche a stretto giro con le campagne promozionali in vista del Natale.

Questo slideshow richiede JavaScript.


 

Innovazione nel Retail, ecco come sarà il negozio del futuro.

evoluzione-del-punto-vendita
Il punto vendita fisico sta cambiando, questo è chiaro. In realtà, se pensiamo alla storia stessa del negozio (vedi slide sopra), la mutazione è insita al concetto stesso di servizio retail. Sta cambiando il suo ruolo nel processo di acquisto dell’utente e sta cambiando anche strutturalmente con l’integrazione di supporti tecnologici importanti sia in processi gestionali di back-end che in fasi di relazione front-end con il pubblico.tecnologia-nei-processi-retail
Da qualche anno gli Osservatori del Politecnico di Milano monitorano e tracciano puntualmente la mappa del cambiamento. Ecco i punti chiave e una serie di dati della ricerca 2017 presentati durante il convegno di quest’anno dal titolo: IL RETAIL DEL FUTURO: TRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE

  • La spesa in innovazione digitale nel Retail vale circa il 20% del totale degli investimenti
  • Il 91% dei top retailer implementa almeno un’innovazione a supporto della customer experience nel punto vendita come chioschi, touch point e sistemi per l’accettazione di pagamenti innovativi, seguite da quelle di back-end trainate da CRM e sistemi di monitoraggio dei clienti in store.

Keyword-store-del-futuro

  • Per il 64% dei retailer italiani lo store del futuro sarà un punto dove i consumatori interagiranno attraverso i cinque sensi con il brand

sfide-store-del-futuro

  • Per i top retailer italiani la principale sfida dello store del futuro sarà offrire una customer experience efficace e appagante per consumatori molto diversi e per uno stesso consumatore in cui convivono bisogni e comportamenti differenti in momenti differenti. In questo contesto l’innovazione passa attraverso quattro cantieri: integrazione omnicanale tra il negozio e le iniziative digitali (indicato dal 57% del campione), offerta di nuovi servizi (più o meno) correlati al business del retailer (23%), introduzione e sviluppo di innovazioni digitali (13%) e ideazione e lancio di nuovi format di negozio (7%). Esperienza evoluta, corsi di formazione in store, realtà virtuale e aumentata, negozi itineranti, negozi esponenziali, servizi di prenota e ritiro o di consegna dei resi sono solo alcune delle innovazioni in atto.
  • Tante le start-up che contribuiscono in maniera verticale all’innovazione sviluppando tecnologie in grado di semplificare, velocizzare e personalizzare il processo d’acquisto,  sviluppare un customer journey esperienziale, fidelizzare il cliente, rendere fluida l’esperienza d’acquisto.

le-Sturtup-per-il-retail

  • Con la crescita dell’e-commerce e dell’accesso online alle informazioni in grado di influenzare le decisioni d’acquisto la sfida per i retailer si gioca su nuove dimensioni del Tempo e dello Spazio nelle relazioni con un consumatore. L’utente verso cui trovare risposte/soluzioni è: sempre più veloce, iper-informato, razionale, opportunista e giustamente critico.
  • La ricerca 2017 ha permesso di identificare 4 modelli di Infinite Customer Journey, disegnati non più come una sequenza lineare di “tappe”, ma come un’esperienza fluida, abilitata da tecnologie digitali che ingaggiano in modo continuo il cliente sia all’interno sia all’esterno dello store.

Ecco infine un’infografica riassuntiva dei principali dati e trend.
Osservatori-retail-infografica
 

Quanto deve essere lungo l'oggetto di una newsletter?

Che abbia obiettivi commerciali o anche solo informativi si fanno tanti sforzi in fase di costruzione  e pianificazione di una newsletter. Immagini, header, contenuti, testi, orario di invio. Eppure l’elemento più importante in grado di decretare il successo o il fallimento di una campagna DEM è spesso il più piccolo e quello dato quasi per scontato: l’oggetto della mail.
L’oggetto di una newsletter spesso è didascalico, il cliente ci vorrebbe sempre, o quasi, il nome del brand dentro anche se magari è già contenuto nel nome del mittente. Qualche volta si cerca di riassumere nel subject tutti, ma proprio tutti, i contenuti della newsletter, altre volte ci si sbizzarrisce in personalizzazioni varie (es. “Nome Utente, non perdere questa occasione”). Tutto giusto e allo stesso tempo tutto sbagliato. Dipende da caso a caso ovviamente ma intanto analizziamo il primo particolare: quanto deve essere lungo l’oggetto della newsletter “ideale”?
L’era della Mobile experience, quella in cui l’utente naviga più da dispositivi e su schermi di piccole dimensioni che su computer fissi, impone o quantomeno suggerisce, un vincolo di sintesi e immediatezza.
Da un’analisi effettuata da L2 sull’attività DEM di 77 brand per un totale di 3911 mail analizzate è emerso come mail con oggetti lunghi fino a 10 caratteri registrino in media tra l’1% e il 4% di aperture in più rispetto a mail con oggetto più esteso. Non percentuali assurde, sia chiaro, ma con la numerosità di certi database avere il 4% di aperture in più significa che su un invio verso ad esempio 200.000 mila utenti (nemmeno tantissimi) potrebbero aprire la mail 8.000 utenti in più o in meno a seconda della lunghezza dell’oggetto. Li buttiamo via?
Lunghezza-ideale-oggetto-mail-DEM
Partiamo dal fatto che, sempre dall’analisi L2, la lunghezza media degli oggetti delle varie newsletter, sia diminuita leggermente dal 2016 al 2017 passando da 43 a 38 caratteri. Bene ma forse ancora non basta. I telefoni tipicamente troncano le linee di soggetto a 35 caratteri per cui sarebbe questa la lunghezza massima ideale per rendere la frase leggibile per esteso dall’inizio alla fine.
Ovvio che poi occorra scriverci dento le “cose giuste” e che sia sempre utile e buona norma, soprattutto nel caso di invii verso un numero consistente di indirizzi, effettuare degli A/B test cambiando subject e verificare il relativo open rate scegliendo l’oggetto più performante tra quelli testati.
Verificheremo in un altro momento se, oltre al numero di battute, esistano dei temi, delle parole o delle emoji (quest’ultime molto usate negli ultimi anni ??⏰?⚠️) più motivanti rispetto ad altre per garantire un open rate maggiore.
 
 


1 2 3