27 bisogni del consumatore a cui rispondere attraverso il Content Marketing

27 bisogni del consumatore a cui rispondere attraverso il Content Marketing

Quando costruiamo contenuti, a prescindere che questi abbiano come destinazione social network, portali online, caselle mail, app, cartellonista, tv, radio o qualunque altro canale di contatto con l’utente è fondamentale non concentrarsi solo sulle caratteristiche del prodotto ma ricordare i (tanti) bisogni del consumatore a cui un prodotto in maniera più o meno diretta può rispondere.

Per riassumere questi bisogni e tenerli sempre presenti e sotto gli occhi ho provato ad elencarli in un’infografica pronta all’uso. Eccola…

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I 5 fattori chiave dell'Ecommerce nel 2017


Nell’attuale contesto dell’e-commerce raccontato durante il Netcomm Forum 2017 e fatto di una crescita a doppia cifra, di un ruolo crescente del mobile e una sempre maggiore integrazione tra canale online e fisico è fondamentale tenere presenti alcuni fattori.
Tutte le aziende attive o che si avvicinano alla vendita online e multicanale dovrebbero essere capaci di sviluppare competenze alla cui base c’è un solo grande elemento: l’analisi dei dati. Solo attraverso la raccolta e la corretta interpretazione degli stessi sarà infatti possibile mettere in pratica in modo vincente la propria proposizione di prodotti o servizi al consumatore. In particolare bisogna essere capaci di:

  1. Leggere e interpretare il customer journey del consumatore per intercettarlo nel momento giusto con la giusta comunicazione. L’everywhere shoppers non pratica nette e consapevoli distinzioni tra negozio online e fisico, tra momento di conversazione con il brand e momento d’acquisto. Tutto è fluido al punto che solo rendere l’utente abile a qualsiasi operazione di informazione, confronto/valutazione e acquisto in qualsiasi posto e in qualsiasi momento significa davvero aver risposto alla sua esigenza.       l'esperienza mobile in fase d'acquistodior vr
  2. Guidare il consumatore fra le infinite possibilità e momenti di scelta. Tanti player, tanti prodotti, infinite combinazioni, prezzi diversi, troppe variabili portano al paradosso della scelta in cui l’eccesso di possibilità porta all’inazione. Ecco dunque il ruolo che deve assumere la tecnologia applicata alla vendita. Recommendation, notifiche push, newsletter e offerte iper-personalizzate sono solo una parte delle possibili “guide” attraverso cui accompagnare l’utente a concludere un acquisto.
    recommendation ecommerce l'esperienza mobile in fase d'acquisto
  3. Semplificare in maniera estrema il processo di pagamento. Sempre, dovunque e istantaneo. Pensateci due volte prima di obbligare all’iscrizione sul sito o a verificare un’email un utente che sarebbe già pronto a pagare un prodotto. Pensateci tre volte prima di “risparmiare” in tecnologie che passono permettere ai vostri clienti di risparmiare tempo e stress in estenuanti code alla cassa. 
    pagamento da starbucks

    Con una semplice app starbucks permette di effettuare e pagare l’ordine ancora prima di sedersi al tavolo.

  4. Velocizzare e rendere più flessibile la logistica. Attraverso la gestione più efficente dei magazzini, il tracciamento dei pacchi condiviso con gli utenti in tempo reale e i metodi alternativi di consegna e reso.
    Milkman consegne a domicilio

    il servizio Milkman interpreta la necessità degli utenti di una consegna effettuata ad una determinata ora del giorno.

  5. Accrescere il valore della customer care prendendosi davvero cura di ogni utente, intervenendo sulle sue possibili recensioni negative, valorizzando e favorendo le positive, stimolando la community di potenziali ambassador, fornendo risposte esaurienti e rapide a tutti, utilizzando, quando necessario, tecnologie come i chat bot che aprono scenari “low cost” per gestire grandi quantità di informazioni e dialogare in modo mirato e personalizzato con utenti con esigenze semplici ma diverse fra loro. chatbot

[Marketing Quote] La produzione di UGC è ancora un'opportunità.

Forse il titolo di questo post dovrebbe terminare con un punto interrogativo. Sono ormai davvero troppe le iniziative dei marchi che spingono gli utenti ad interagire attraverso la produzione di ricette, Selfie, mini-video, Etc.
È un fatto però che, per quanto abusate, viste e riviste le iniziative che stimolano gli utenti (più o meno fan) alla produzione di contenuti riguardanti in qualche modo un marchio sono oggi più che mai utili e preziose a:

  • animare in modo autentico la propria community
  • rendere più credibile l’immagine di un brand o di uno specifico prodotto (il 50% dei Millennials credono più agli UGC che ai contenuti presenti sui media tradizionali).
  • creare un passaparola spontaneo che faccia leva sull’imitazione di comportamenti di amici e opinion leader online.

marketing-quote-mobile-ugc
Ovviamente ogni brand deve analizzare e ponderare tutti gli elementi prima di avviare un’attività di promozione di UGC in modo da non fare grossi buchi nell’acqua a causa di poca partecipazione o, ancora peggio, di raccogliere critiche anziché contenuti a supporto della propria comunicazione.
A volte piuttosto che chiedere agli utenti di girare un video può essere il caso di “limitarsi” alla richiesta di una recensione, di un’opinione su un prodotto che sappiamo essere gradito (è un UGC anche un testo di 2 righe) e con le stesse organizzare una bacheca che racconti agli altri utenti quel prodotto con la voce dei loro pari.
Insomma analizzare il contesto in cui siete e trovate la formula migliore. Nonostante i tentativi maldestri di tante aziende gli UGC non sono morti e ora più che mai, con il Mobile a fare da strumento di produzione, possono fare la differenza per il successo del vostro marchio.

Multicanalità e Crowdsourcing insieme: il caso di HSN e Quirky [TREND]

Mi sono accorto di utilizzare sempre più spesso due termini che credo siano destinati a diventare fattori chiave all’interno delle strategie aziendali nell’immediato futuro: Crowdsourcing e Multicanalità.
Oggi, leggendo un post su Fashionably Marketing, sono stato piacevolmente colpito da uno dei primi segnali concreti che questi due fattori non solo prendano piede rapidamente ma si integrino tra loro per definire un nuovo ciclo di sviluppo e vita del prodotto.
La notizia è quella della partnership tra HSN (Home Shopping Network), uno dei retailer multicanale più famosi al mondo (presente con canali di vendita in TV, internet, cataloghi cartacei e digitali per dispositivi mobili, negozi fisici) e Quirky una “social product developed company”, ovvero un’azienda che sviluppa e realizza prodotti servendosi del modello crowdsourced grazie a un’efficientissima community all’interno della quale giornalmente vengono sottoposte, incrociate e valutare dai vari membri idee innovative.
Questa partnership aggiunge dunque al metodo “social” di produzione di prodotti la visibilità in una delle migliori reti al mondo di distribuzione multicanale. Il consumatore Reloaded, dunque, è sempre più al centro.

Osservatorio Multicanalità 2009: il consumatore del futuro

Un passo avanti e dopo aver descritto il quadro dell’utenza internet nel 2009, ecco, nella presentazione di Cetti Galante, Commercial Director di Nielsen, come questa si orienta verso il consumo ed ecco ritornare in campo i 5 cluster di consumatore su cui si è ragionato anche lo scorso anno: Esclusi, Indifferenti, Tradizionali Coinvolti, Open minded, Reloaded.

Il claim di questa edizione “Multicanalità racchiude in sé il doppio atteggiamento nei confronti della multicanalità che vede contrapposti il consumatore e le aziende. Da un lato l’orgoglio dei Reloaded, consumatori multicanale e sociali, fortemente coinvolti e interattivi nei processi di relazione con le imprese, nei blog e forum, che raggiungono quota 8,6 milioni, e degli Open Minded, consumatori multicanale più individualisti e discreti che usano tutte le fonti media per raccogliere informazioni ma non diventano parte attiva, che sfiorano gli 11,8 milioni. Dall’altro il pregiudizio, l’approccio della media delle aziende italiane che cercano di stare al passo con i nuovi trend ma non hanno ancora messo a punto strategie mirate su questi target anche per il delicato tema dell’incontrollabilità di ogni messaggio trasmesso in rete.

Interessante constatare anche qui 3 aspetti importanti:

1. Il flusso migratorio si attiva dai cluster degli Esclusi e dei Tradizionali Coinvolti (quello che identifichiamo come l’italiano medio) verso i Reloaded e gli Open Minded. Due i catalizzatori: la crisi, che impatta sulle abitudini consolidate e la rapida diffusione nella penetrazione delle tecnologie.

2. Un calo della fiducia dell’acquisto su intenet (dovuti ad alcuni casi mediatici di clonazioni e truffe che hanno fatto calare la fiducia dei consumatori) ma al contempo un forte orientamento all’utilizzo di internet per informarsi sui prodotti. Il 22% del campione intervistato cerca principalmente in rete informazioni su prodotti e servizi di interesse.

3. La crescita di 3 milioni in due anni dei consumatori Reloaded e Open Minded che è sempre meno una variabile legata all’età (anche i più anziani si avvicinano alla tecnologia). In attesa di sapere come sarà il consumatore del futuro (se più reloaded o open minded) una cosa è certa: è necessario orientare le proprie campagne di comunicazione non all’hardware, al mezzo, alla piattaforma, ma ai bisogni che il media veicola – svago, info attualità, approfondimento, adv, informazioni orientate agli acquisti, etc – che sono diversi per ciascun cluser.

Un corollario e non meno importate è costituito da altre due riflessioni: una è che la tv resta per tutte le tipologie di consumatore il media prevalente per lo svago e l’altra è la percezione totalmente negativa del messaggio pubblicitario veicolato sul telefonino: troppo invasivo.