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Pagine Facebook: nel 2018 sono più attive ma perdono engagement

Pagine Facebook: nel 2018 sono più attive ma perdono engagement

Dai dati di uno studio effettuato da Buffer e BuzzSumo sulle brand page di 20 mila marchi e per un totale di 43 milioni di post pubblicati emergono alcune indicazioni che oltre che fotografare lo stato dell’arte delle attività di social media marketing Facebook spingono a riflettere sul modo più efficace per programmare il proprio lavoro su questa piattaforma.

Ho provato a riassumere di seguito i dati salienti dello studio e alcuni pensieri a margine:

  1. Le Pagine principali pubblicano molto di più

“Quanti post devo pubblicare sulla mia pagina?” è la domanda che ognuno di noi si è sempre fatto dalla notte dei tempi. A livello di social media marketing è l’equivalente dell’esistenziale “da dove arriviamo” o “dove stiamo andando”. Ognuno negli anni ha trovato una sua risposta. Io ne trovo una diversa per ciascun brand contestualizzando e ragionando su alcuni fattori come

  • il potere di produzione di contenuti,
  • la forza di sponsorizzazione degli stessi
  • i messaggi salienti che il brand può e deve condividere con la propria audience

Fatto sta che a livello mondiale il numero di post pubblicati dai brand analizzati è aumentato del 24% e vede pubblicare dalle pagine analizzate una media superiore a 4 post al giorno.

Volume-of-published-Facebook-Brand-Posts-2017-2018

2. L’engagement generale delle pagine è in calo

Parlerò in un altro post di tutti i motivi del calo ma è intuibile che l’affollamento di contenuti citati nel punto 1 abbia generato una concorrenza tra i post che, seppure sponsorizzati, sgomitano per trovare spazio in target nel news feed degli utenti (e non parliamo poi di quelli che puntano tutto o tanto sulla visibilità organica).

I dati dello studio di Buffer e Buzzsumo parlano di un impietoso calo di oltre il 50% delle azioni totali (reaction, share, commenti) registrate negli ultimi 18 mesi. Calo che diventa del 65% se ripartiamo i dati per ottenere la media di interazioni del singolo post.

Total-Facebook-Interactions-2017-2018

3. L’engagement cala per video, immagini e link e le immagini restano il media che performa meglio

Le interazioni differiscono come sempre in base ai vari tipi di contenuti che vengono pubblicati: link, video o immagini. Con “piacere” noto che ci siano oggi i dati per sostenere anche su larga scala quanto continuo a ripetere da tempo ai clienti sull’efficacia dei video ovvero:

Possiamo dimenticarci che pubblicando video di qualisiasi tipo (es. immagini statiche tramutate in video aggiungendo del testo in entrata) il nostro enegagement migliorerà. Tutto il contrario. Dobbiamo pensare al video come ad un formato da utilizzare solo quando effettivamente ci sia qualcosa da comunicare che solo il video può rendere efficacemente.

A parità di messaggio e utenti raggiunti un video raccoglierà in termini probabilistici meno interazioni rispetto ad un’immagine ma se il messaggio del video è ben confezionato varrà la pena perdere interazioni per guadagnare in termini di efficacia e memorabilità sull’utente finale. Dunque con un video ben fatto coinvolgo meno utenti ma li coinvolgo maggiormente. Viceversa se, come spesso accade, video significa semplicemente pubblicare una sorta di gif animata che potrebbe vivere benissimo in formato immagine statica allora risparmiamoci la fatica.

interazioni-FB-in-base-ai-Formati-Q1-2018

Ad ogni modo nel grafico sopra è evidente che la forbice tra interazioni medie registrate dalle immagini e quelle registrate dai video sia meno ampia segno, per come la vedo io, che i brand nel 2018 abbiano cominciato ad usare meglio ciascun formato.

Fuori concorso i link che bisognerebbe valutare solo avendo la possibilità (purtroppo complicata) di misurare i clic che portano gli utenti verso i vari siti di brand, vera e principale interazione riscossa da questo formato.

4. Chi pubblica 5 volte al giorno ha un engagement “complessivo” più elevato

Al titolo sintetico di questo punto andrebbe aggiunto “… ma anche un engagement medio per post più basso”. Come si può infatti constatare dal grafico seguente pubblicare meno di un post al giorno porta alla massima interazione media per post. Tuttavia, secondo i calcoli degli analisti, se si pubblicano tra i 5 e i 9 post al giorno la media delle interazioni peggiora si ma non così tanto da motivare un calo della frequenza di pubblicazione. Per questo motivo proprio in virtù dei maggiori post pubblicati si registra un engagement totale maggiore nelle pagine che pubblicano 5-9 volte al giorno.

Engagement-per-volume-post-published-Q1-2018-1
Naturalmente anche e forse soprattutto questa riflessione va presa con le pinze in termini di conseguenze strategiche. Mi guarderei bene dal suggerire ai miei clienti di produrre 150 post al mese solo perché una pagina è in grado di reggere un volume di pubblicazione così alto senza perdere troppo in engagement medio per post. Pensare, produrre, pubblicare, sponsorizzare e moderare 150 o più contenuti è qualcosa che solo poche aziende possono gestire con efficacia e che forse solo in alcuni settori  – news o spettacolo – rispetto ad altri può effettivamente portare i suoi frutti. In generale dunque quello che da questa statistica possiamo trarre come indicazione è che:

se il contesto in cui stiamo lavorando ci permette di produrre e gestire un più alto volume di post dei classici 10-15 al mese possiamo stare tranquilli di non generare automaticamente una perdita di coinvolgimento legato all’eccessiva frequenza di pubblicazione. L’effetto spam, soprattutto se le terghettizzazioni dei post fossero ben differenziate, dovrebbe essere evitato, almeno fino alla pubblicazione di 10 post al giorno.

5. Artisti, Film e Media le tipologie di pagine più penalizzate dalla perdita di enegement.

Ripartendo il calo generale dell’engagement menzionato al punto 2 in base alla tipologia di Pagina Facebook notiamo che quelle degli Artisti sembrano essere le pagine più penalizzate dal fenomeno del sovraffollamento di posting (fenomeno che va unito alle modifiche dell’algoritmo del newsfeed Facebook). La mia lettura di questo trend che vede una penalizzazione forte anche nell’engagement medio delle pagine di film e media/news è che queste siano, per natura dei temi raccontati, ovvero pubblico interesse e intrattenimento, pagine che molto spesso poggiano il proprio successo su una quota consistente di condivisioni e visibilità organica dei post. Le vedo dunque più vulnerabili in termini di reach totale rispetto a chi, come brand del retail o dell’abbigliamento, perde “solo” attorno al 50% del proprio engagement in virtù di una forza di sponsorizzazione più incidente in termini di utenti totali raggiunti.

Engagement-per-page-category-Q1-2018-3

Cristiano Ronaldo, analisi di un trend tra ricerche, hashtag e rialzi in borsa

Cristiano Ronaldo, analisi di un trend tra ricerche, hashtag e rialzi in borsa

Cristiano Ronaldo è della Juve!

Che sia effettivamente l’acquisto del secolo o meno non lo so (forse si) ma per quello che riguarda i temi di cui tratto su questo blog vale la pena dare un’occhiata all’evoluzione temporale della trattativa di calciomercato dal punto di vista del web.

Com’è possibile tracciare l’impatto della stessa sugli interessi degli utenti italiani? Cosa ne scaturisce? Quali relazioni ci sono tra avvenimenti di cronaca e vita digitale?

Come prima cosa, dall’analisi dei trend di ricerca su Google c’è da dire che negli ultimi 5 anni solo una volta in Italia si era registrato un picco di ricerche legate a questo campione di calcio. Era il 3 aprile 2018 e durante il match dei quarti di finale tra il suo Real Madrid e la Juve (guarda caso) il portoghese aveva tirato fuori un gol in rovesciata spettacolare al punto da essere applaudito persino dai tifosi avversari. Era scaturito un’interesse maniacale su gesto atletico mostrato in un replay praticamente senza fine per le settimane a venire.

trend-di-ricerca-ronaldo-italia-luglio-2018

Ecco, adesso considerate che quel picco che sembrava già così importante, registrato per l’appunto tra il 3 e il 4 di aprile (lo vedete nel grafico sopra poco prima del picco massimo) è oggi solo un settimo di quello registrato nell’ultima settimana prima della chiusura della trattativa quindi dall’1 al 7 luglio e sarà sicuramente meno di un decimo in quella in corso tra l’8 e il 15 (scrivo questo post l’indomani dell’annuncio ufficiale ma è già evidente che a metà settimana le ricerche eguaglino quella precedente).

Insomma è chiaro ormai a tutti che il web sia una cartina tornasole utile a stimare l’impatto di una notizia sulle persone. Ma non solo, come in questo caso, si possono ipotizzare e misurare le possibili conseguenze in termini di ritorni degli investimenti dal punto di vista di sponsorizzazioni, merchandising, diritti televisivi, brand awareness e quant’altro.

“Ronaldo” si avvia ad essere il personaggio e la notizia più cercata nel web italiano nel 2018. Più dei mondiali di calcio o della scomparsa di Fabrizio Frizzi che tanto aveva toccato gli utenti qualche mese fa.

trend-di-ricerca-frizzi-mondiali-ronaldo

Provando a confrontare l’andamento in borsa del titolo Juventus nell’ultimo mese, lo spazio sui media e le ricerche online degli utenti vediamo una matematica confluenza.

Nelle settimane recenti il primo scostamento dai valori medi di ricerca su google l’abbiamo registrato il 3 luglio, giorno in cui è circolata la voce concretizzatasi poi nella prima pagina di Marca, quotidiano sportivo spagnolo che per primo, il giorno dopo, ha dato la notizia di una trattativa in corso.

Marca-abola-cristiano-ronaldo-juventus-prime-notizie-3-luglio

trend-di-ricerca-ronaldo-italia-3-10-luglio-2018

Dall’altra parte, il fronte che interessa agli investitori e agli amministratori delegati, è esattamente il 3 luglio che il titolo Juventus registra il primo picco, un valore al di sopra degli andamenti dell’ultimo mese. Inutile dire poi che il 4 e il 5 con le conferme della trattativa e della concretezza di una possibile finalizzazione le ricerche da una parte e il titolo in borsa dall’altro hanno visto rialzi ancora più sostanziosi.

trend-borsa-titolo-juventus-luglio-2018-ronaldo

Dal 7 al 9 poi l’interesse è diminuito, attendendosi sviluppi nei giorni a seguire ma non in modo imminente (almeno così recitavano i media sportivi). Nel pomeriggio del 10 luglio poi la comunicazione prima ufficiosa e poi ufficiale che annuncia il buon esito della trattativa genera un nuovo altissimo picco sia del titolo in borsa che delle ricerche su Google* oltre, naturalmente che trend topic a rotazione su Twitter (*il picco Google del 10 non è visualizzato nel grafico sopra poiché aggiornato al giorno prima nel momento in cui sto scrivendo).

trend topic CR7allaJuventus

Sono tante le correlazioni e le informazioni che il web ci dà riguarda a questa vicenda. Per forza di cose questa analisi resta in superficie e meriterebbe di essere approfondita ancora meglio tra qualche giorno. Ad esempio si potrebbe indagare come si stabilizzano le ricerche su CR7 rispetto al passato o il valore del titolo stesso della Juve piuttosto che monitorare l’eco mondiale della notizia o le caratteristiche socio demografiche di chi ne parla sui social (qui sotto vedete uno spaccato sui tweet pubblicati oggi, il giorno dopo dell’annuncio, su Sesso e paese di pubblicazione del tweet).

 Tweet-cristiano-ronaldo Tweet-cristiano-ronaldo-worldwide

In conclusione attraverso il caso Ronaldo vediamo quanto la real time analysis del web possa fare la differenza in ambito marketing e in ambito finanziario al punto da supportare una serie di decisioni come: decidere se investire o meno su un titolo in borsa, valutare se pubblicare o meno contenuti tematici in base alle potenzialità in termini di visibilità di un dato tema, comprendere l’importanza di un investimento o un’azione di comunicazione in termini di impatto sull’opinione pubblica, etc. etc. Se e quando può fare al caso vostro e della vostra azienda inseritela all’interno degli strumenti e delle metodologie per effettuarla in modo sistematico. Carpe Diem…

[Dati] Le App più scaricate a Maggio 2018. Facebook, giochini e playback mania

[Dati] Le App più scaricate a Maggio 2018. Facebook, giochini e playback mania

Oggi facciamo un piccolo refresh sulle app più scaricate in Italia in modo da verificare eventuali trend emergenti utili a livello strategico e per tracciare le abitudini mobile degli italiani. In aggiunta rispetto agli articoli precedenti vedrete anche la classifica delle app a livello mondiale in modo da avere uno sguardo più ampio su alcune particolari tendenze.

Vi ricordo che effettuo questa analisi periodicamente in modo da constatare cambiamenti nel tempo, conferme e livello di maturazione delle varie preferenze degli utenti mobile:

Ma vediamo la classifica italiana della app a Maggio 2018.

“Facebook Rules!”. Facebook Messenger, WhatsApp, Facebook e Instagram occupano dalla terza alla sesta posizione e restano le app gratuite più scaricate di questa prima parte dell’anno.

Le App più scaricate in italia Maggio 2018 - classifica - Fonte App Annie

Insomma a prescindere dalle primissime posizioni in classifica, spesso temporanee e occupate da app “scarica-usa-e-getta” è chiaro ormai da tempo che occorra mettere in piedi strategie di comunicazione social integrate in grado di toccare tanto canali come Facebook e Instagram quanto app di messaggistica come Messenger e WhatsApp che, con diversi linguaggi e verso utenti in parte differenti, permettono di raggiungere una fetta preponderante della popolazione italiana.

Tra le app più scaricate nel mese di maggio troviamo in prima posizione Helix Jump, un gioco dai facili comandi in cui bisogna muovere una pallina rimbalzante all’interno di una sorta di labirinto verticale e girevole evitando di farla spiaccicare nelle zone evidenziate.

Helix-Jump-app-più-scaricate-italia-2018

Sulla stessa logica di intrattenimento senza grossi sforzi e ancora più semplice di Helix Jump è Love Balls, app seconda classificata del mese, un giochino da utilizzare in momenti di pausa o anche mentre si guarda annoiati la TV al posto del tradizionale solitario. Scopo del gioco: far incontrare due palline (ma va?) spingendole l’una verso l’altra attraverso linee e forme disegnate sullo schermo. Nulla di davvero emozionante o articolato ma proprio per questo un passatempo da incastrare in qualsiasi momento. Da testare per qualche settimana prima del prevedibile abbandono causa: “rottura di balls”.

love-balls-app-screenshot

Al settimo posto si conferma il successo di Wish, l’app di e-commerce/marketplace che rappresenta, come l’avevamo definita nell’articolo sulle top app di febbraio, la versione discount di Amazon. Ma non inganni la stabilità in classifica. L’app sta crescendo e migliorando i propri servizi di mese in mese e a cavallo dei mondiali di calcio lo sviluppatore ha investito anche in una costosa campagna TV che vede come protagonisti diversi calciatori famosi.

Avete già uno store del vostro brand su questo canale? Avete mai valutato di aprirne uno?

Vale la pena citare anche l’ottavo posto di Spotify che si rivela l’app di streaming musicale regina.

Più o meno stabili le posizioni delle app a pagamento o con acquisti in app in grado dunque di generare i maggior profitti: Netflix, Candy Crush Saga e Clash Royale si scambiano le prime tre posizioni da inizio anno.

Provando ad ampliare lo sguardo a livello mondiale nella TOP 10 worldwide ritroviamo molti dei trend già citati con la galassia Facebook e quella dei giochini passatempo ad occupare le prime posizioni della classifica per download.

Tuttavia il trend che va osservato e su cui varrebbe la pena fare valutazioni è quello in atto da qualche tempo rappresentato dall’ottava posizione di Tik Tok. Possiamo definirla la sorella (quasi gemella) di Musical.ly e non è un caso che occupino due posizioni vicine nella classifica delle app più scaricate. Anche Tik Tok infatti è un app Cinese (è lì che è nata e ha generato milioni di Download anche se con un nome diverso: Douyin) e come Musical.ly ha avuto grande successo tra le fasce d’età più giovani. La dinamica è quella del video breve in cui chiunque, ma proprio chiunque, può registrare un playback, una coreografia, una mini gag e milioni di smorfie da pop-star e abbellirle con le varie funzioni di editing audio e video. Risultato di questa magica app che consente ai propri possessori di “sentirsi famosi” per qualche secondo: oltre un miliardo di video visti al giorno.

Ecco una serie di video tra i più divertenti (de gustibus) pubblicati sull’app.

Spopolerà anche in Italia? Che la risposta sia si o no l’idea che la popolazione più giovane abbia trovato il modo e i canali per esibirsi da star dovrebbe farsi largo nell’inquadramento degli stili e dei codici di comunicazione di questo cluster di utenti.

 

[Dati] Le App più scaricate in Italia a Febbraio 2018. Instagram domina!

Torno a scrivere un post sui trend legati alle app più scaricate in Italia. Prendete questa classifica come al solito come spunto per eventuali ragionamenti sulle dinamiche di comunicazione e le tendenze rilevanti legate al periodo d’analisi e per strutturare di conseguenza eventuali attività di content production piuttosto che per decidere dove è meglio far vivere le vostre azioni di marketing digitale.
Per chi abbia voglia di dare un’occhiata alle precedenti classifiche in modo da constatare cambiamenti in usi e costumi digitali legati al mondo delle applicazioni ecco i link:

Venendo invece alla classifica di Febbraio ecco riapparire quello che da quando ho iniziato a fare queste analisi è il trio immancabile e intoccabile della top ten: WhatsApp, Facebook Messenger e Facebook. Intoccabile fino ad un certo punto però perché diversamente rispetto alle analisi precedente nessuna di queste occupa il primo gradino del podio. Questa volta è un’altra delle app made in Facebook a trionfare: INSTAGRAM.

Facebook resta il produttore di app con il maggior numero di download complessivi legati alle proprie presenti nei vari store online.

Le App più scaricate in Italia Febbraio 2018 - classifica - Fonte: App Annie
Fino all’inizio del 2018 la posizione in classifica dell’app fotografica era sempre oscillata tra la sesta e la terza posizione. Ma con l’anno nuovo una nuova spinta creativa deve aver preso gli aspiranti fotografi con smartphone portando prima l’app al secondo posto nel mese di Gennaio e poi al primo in quello di Febbraio scalzando WhatsApp che è sicuramente stata l’app regina del 2017.
Insomma…

se state valutando una strategia Social e decidendo su quale canali parlare, iniziate a considerare Instagram come un canale determinante per provare ad intercettare il vostro target.

Non meno interessante la seconda posizione del podio occupata dall’app Wish. La potremmo definire la versione discount di Amazon (per i costi medi dei prodotti), di fatto è si tratta di un ecommerce/marketplace che punta anzitutto sul prezzo basso e, per tipologia di prodotti in evidenza, sull’acquisto d’impulso di piccoli oggetti di intrattenimento o uso quotidiano. Certo se volete potrete trovarci anche la tv o un paio di pantaloni non proprio di marca ovviamente ma per lo più torna utile per acquistare cover per cellulari, anti-stress, cavalletti per fotocamere, giochini vari a prezzi incredibilmente bassi. Unico neo sono i tempi di spedizione. Se con Amazon Prime siete abituati a ricevere il prodotto nel giro di 24/48 ore in questo caso al consegna varia dal mese al mese e mezzo dal momento dell’ordine. Il prezzo del risparmio ma a quanto pare in molti sono disposti a pagarlo.
wish app screenshot
Tra le app più scaricate si confermano Amazon e Spotify, certezze su due trend l’e-commerce e la fruizione di media in streaming che continuano a crescere in maniera costante. Altra conferma la si ha sul fronte delle app capaci di generare maggiori introiti in cui Netflix si piazza al primo posto per la prima volta dopo mesi di primato del gioco Clash Royal.
Tra i trend destinati probabilmente alla fiammata mensile e poi a scomparire dai radar vale la pena citare una sorta di versione digitale dei Mandala ovvero Pixel Art, app al quinto posto tra le più scaricate del mese che permette di ingigantire i pixel e poi colorare un’immagine di partenza seguendo una numerazione basata sulle tonalità.
Pixel Art App screenshot
Chiudo citando un’app che da un annetto torna ad affacciarsi periodicamente nella top 10 ovvero Musical.ly il social network che raccoglie per lo più le fasce giovani in cui ognuno può realizzare un video di pochi secondi in playback utilizzando brani musicali presenti nel database o sul proprio cellulare. Trend divertente e secondo me molto spendibile in declinazioni commerciali per brand di diversi settori.

Black Friday 2017, record di sempre online nel mondo e in Italia.

In tutto il mondo in queste ore si fanno bilanci su come siano andate le vendite legate alle promozioni del Black Friday. Si parla di record ovunque. In USA il bilancio delle vendite online durante lo scorso venerdì è del +17,7% rispetto all’anno precedente (fonte Adobe Analytics). In italia le prime stime parlano di una crescita della spesa media del 38% con oltre 100 euro di spesa per ciascun consumatore. Gli acquisti sono avvenuti durante tutto il giorno di venerdì 24 Novembre con picchi di vendite già alle 11 del mattino e, in seguito, dopo le 19. Grandissimo il ruolo giocato dai dispositivi mobili, smartphone e tablet in fase di acquisto (fonte Cuponation).
In un post dello scorso anno sul Black Friday avevo descritto come, dopo le prime avvisaglie registrate nel 2015, il 2016 fosse l’anno della consacrazione per questo evento commerciale. Quantomeno lo era stato a livello di sdoganamento di massa visto il numero di ricerche online a tema. Non tutti i venditori però si erano organizzati bene per proporre e sponsorizzare offerte.
Quest’anno la crescita ulteriore del successo online del Black Friday è confermata sia a livello mondiale che italiano. Basti vedere l’andamento delle ricerche su Google evidenziato nei grafici di seguito e confrontare i picchi di ogni anno dal 2012 ad oggi.

Black-Friday-Mondo-2017-Trend-Ricerche

Trend delle ricerche sul tema Black-Friday a livello mondiale da Dicembre 2012 a Novembre 2017. Fonte: Google Trend


Trend-Geografico-Ricerche-Black-Friday

Trend Geografico delle Ricerche sul Black Friday a livello Mondiale. Fonte: Google Trends


E se gli Stati Uniti, patria di questa ricorrenza, guidano la concentrazione delle ricerche, l’Italia, al 18° posto a livello mondiale, si difende bene con un +33% del numero di ricerche effettuate rispetto al 2016.
Black-Friday-Italia-2017-Trend-Ricerche

Trend delle ricerche sul tema Black-Friday a livello Italiano da Dicembre 2013 a Novembre 2017. Fonte: Google Trends


Ma cosa cerca nello specifico l’utente e in particolare l’utente italiano, quando s’informa sul Black Friday? Lo scorso anno avevamo visto come il tema principale d’interesse fosse legato ad Amazon con gli altri grand brand a fare quasi più da spettatori/follower che da attori protagonisti.
Quest’anno la classifica delle query più cercate e di quelle emergenti negli ultimi 90 giorni mostra questo andamento.
Query-Black-friday-italia-2017
Se da una parte, analizzando i brand più cercati in assoluto con questa combinazione di keyword (colonna sinistra), vediamo che Amazon fa ancora la voce grossa con ben due voci nelle prime posizioni, dall’altra vediamo crescere il numero di brand dei due settori di mercato che guidano le vendite di questa giornata: elettronica di consumo e abbigliamento. I più attivi o meglio, i meglio percepiti dopo Amazon dai consumatori sono sicuramente Mediaworld, Unieuroeprice che raccolgono online i frutti del bombardamento mediatico in particolare televisivo. Nel settore dell’abbigliamento spiccano Zalando e Zara anche se iniziano a farsi sotto anche H&M, Stradivarius, Yoox, Bershka, Nike, Asos con crescite esponenziali di ricerche rispetto al passato.
Concludo con una breve carrellata di Post Facebook di alcuni dei brand più cercati. Case History, più o meno originali o da manuale, da mettere in archivio e a cui ispirarsi anche a stretto giro con le campagne promozionali in vista del Natale.

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