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Case Study: Ikea e l’importanza di un alfabeto di brand

Case Study: Ikea e l’importanza di un alfabeto di brand

Case Study: Ikea e l’importanza di un alfabeto di brand
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In questi giorni, di riapertura post Covid, hanno girato online tante notizie sulle resse davanti ai negozi Ikea in giro per l’Italia come fosse una cosa strana, come fosse imprevedibile.

Già prima di riaprire i battenti il brand ha dimostrato perché è ormai da anni nel cuore e nella mente di gran parte dei consumatori di tutto il mondo e quanto sia distintivo uno stile di comunicazione oltre che di business come il suo nel percorso di fidelizzazione dei clienti.

Sono meccaniche come la riconoscibilità, la semplicità e la definizione di un universo culturale condiviso quelle in grado di generare sintonia e fiducia da parte del consumatore oltre che di permettere al brand una narrazione coerente e memorabile nel tempo. Ecco come si arriva a posizionarsi come brand top of mind dei consumatori o, come in questo caso, a portare migliaia di persone a non pensare al rischio assembramenti quanto alla volontà e all’esigenza di tornare alle vecchie abitudini, in una comfort zone di consumo, almeno per quanto riguarda il mondo dell’arredamento.

Tornando allo stile di comunicazione, qualche giorno fa, utilizzando il suo inconfondibile “alfabeto visuale”, il marchio ha pubblicato (sulla pagina Facebook russa) delle brevi istruzioni su come costruire una capanna per i giochi dei bambini in salotto utilizzando mobili e accessori rigorosamente Ikea. Un modo per tenersi allenati con l’arte del montaggio anche quando da montare, in teoria, non ci sarebbe stato nulla.

Una best practice da imitare (fosse facile… 😄) che testimonia quanto possa diventare forte l’identità di un marchio se si punta su questa in modo netto e riconoscibile.

Vincenzo Dell'Olio

Nei 15 anni di esperienza nel settore della comunicazione e del markerting digitale ha ideato e seguito le strategie di grandi Aziende come Volkswagen, Audi, Parmalat, Bonomelli, Riza Editore, Rai Trade, Monster, Sony Mobile, Vans, Red Bull. Dal 2015 è docente per il corso di Social Media e Web TV all’Università IULM di Milano. Scrive tanto, non è immune dalle serie tv e il sabato pomeriggio si dedica alla sociologia.

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