Misurare il successo di una Fan Page Facebook: l'Engagement Rate

Ogni giorno nascono e crescono tanti piccoli Social Media Marketing Consultant … una specie nuova, da proteggere e far crescere in modo sano. Ok, mettimao che si sia un SMMC alle prime armi: iniziamo il nostro progetto e più o meno subito e in maniera scontata pensiamo all’azione madre di tutte le azioni 2.0, il primo, grande, economico e intramontabile (finora) atto per affermare la nostra esistenza ai social user: “Apriamo la nostra bella fan page in Facebook“. E fin qui tutto pacifico, elementare. Voglio dire che ormai anche il panettiere sotto casa ce ne ha una e pare che pure lui abbia molto successo. A proposito, per confermare quanto ho appena detto, se mai vi chiedeste qual è il panificio con più Fan su Facebook, guardate la fan page di uno di Santo Spirito che si regge sulla fama della sua proprietaria la signora Maria e su costanti aggiornamenti video con la nostra signora come protagonista (qualche chicca in dialetto è imperdibile).

Tornando a noi: abbiamo creato la pagina, l’abbiamo alimentata invitando amici, amici di amici, amici di amici di amici e pure sconosciuti a farne parte, ma come facciamo a sapere se la pagina sta raggiungendo lo scopo per cui è stata creata? Basta solo guardare il contatore dei fan o è necessario un coefficente un pò più evoluto. Su questo tema è ormai largamente condivisa l’importanza assunta dai feedback degli utenti (commenti, post in bacheca, “mi piace”), vero sintomo di quanto effettivamente all’iscrizione corrisponda poi una qualche forma di coinvolgimento degli stessi e di percezione dei messaggi del brand/prodotto/personaggio promosso. Insomma non sempre tanti utenti (o fan) significa di per sè successo. Storpiando malamente una canzone di Gaber possiamo dire che: “successo è partecipazione”. O meglio il rapporto tra le due cose. E’ così che è nato il concetto di “Engagement Rate“, l’indicatore del successo percentuale di una fan page dato dal rapporto tra il numero di feedback degli utenti all’interno di una pagina e il numero totale degli iscritti della stessa.

Mettendola in forma matematica:

Engagement Rate=[nr.(commenti+like)/nr.Fan]x100.

A questo punto inizio a chiedermi quale sia l’Engagement Rate della signora Maria. E forse se lo chiede anche lei.

Capodanno su Facebook

In questi giorni la frase che va per la maggiore è: “cosa fai a capodanno?”. Mettendo per un attimo da parte la mia risposta enigmatica: “decido alle 23.59 del 31” mi chiedo quali siano le destinazioni più gettonate per l’anti-economico ma, ad avviso dei più, inevitabile, viaggio dell’ultimo dell’anno.
Facebook potrebbe dare qualche indicazione interessante. Analizzando Fan Page e Gruppi (le prime ormai hanno in media adesioni più elevate) emerge in un caso la vittoria del “Capodanno a Firenze” e nell’altro del “Capodanno a Capri”.

Pubblico qui la top ten assoluta dei luoghi più gettonati:

01.CAPODANNO A CAPRI: 871 iscritti

02.CAPODANNO A FIRENZE: 851 fans

03.CAPODANNO A BORMIO: 770 fans

04.CARISPARTY 2010! Il Capodanno a Cesena!: 731 fans

05.Capodanno a Roma: 638 fans

06.Capodanno a Budapest: 635 fans – destinazione straniera preferita su facebook

07.Capodanno 2010 a Roma: 594 fans – che se accorpati ai fan della pagina precedente e di alcune altre che occupano la top 20 rappresenterebbero la città più gradita

08.CAPODANNO A BERLINO: 523 iscritti

09.CAPODANNO A TRISSINO: 490 iscritti – non chiedetemi dove sia

10.Il Capodanno è solo a Madonna di Campiglio: 447 fans

Fatta la lista c’è da sottolineare che in realtà i gruppi del capodanno più gettonati (se si escudono quelli chiamati semplicemente: Capodanno) sono: quelli che non sanno che faranno alla fin fine a capodanno con: 3.536 fans e ……ma a CAPODANNO?? con: 2.317 iscritti

Hanno poco successo ma per dovere di cronaca sento la necessità di citare: Capodanno a Milano con 134 iscritti, in fondo alla classifica delle città nonostante la sua popolosità, ma sopratutto, la mia preferita tra le destinazioni suggerite: Capodanno a letto!!!, 96 iscritti.

3, 2, 1… Buonanotte!

Il tempo delle Internet PR

“Non abbiamo tempo per queste Internet PR”. Questa frase l’ho sentita ripetere almeno un milione di volte negli ultimi due anni.
Difficile rispondere in modo altrettanto lapidario a questa affermazione. Purtroppo, per comunicare l’importanza di questa attività ad aziende, istituzioni e organizzazzioni varie, occorre intraprendere un minimo percorso di educazione ai mezzi, alle attività e ai risultati generati da un certo tipo di approccio al canale internet. Dico purtroppo perchè il luogo comune che “il tempo è denaro” muoveva la maggior parte delle risposte dei manager con cui abbiamo avuto a che fare nel passato recente. Negli ultimi tempi però per tutta una serie di eventi le aziende si sono auto-educate a un approccio diverso. Non tutte. Molte però vengono da noi e ci chiedono di tirare fuori dai cassetti i progetti presentatigli 24 o 36 mesi prima e di metterci in pista nel giro di poche settimane.
Perchè questa sveglia brusca, perchè tanta fretta? I motivi sono diversi, uno dei principali è: “perchè i miei concorrenti hanno un blog, un profilo facebook e fanno girare su youtube filmati virali con migliaia di visualizzazzioni. Dobbiamo esserci anche noi”. Vero. Occorre esserci anche se non è l’inseguimento quello a cui un brand deve puntare. L’inseguimento porta per definizione a copiare le strategie dei competitor, la strada percorsa da loro e che parallelamente stanno percorrendo tutti gli altri che hanno adottato la stessa strategia di risposta.
Il risultato è la saturazione. L’ingolfamento di un canale, di un social-network o di un’area tematica in cui gli approcci risultano essere troppo simili tra loro e in cui più che la qualità è premiato l’investimento in SEO e SEM. Insomma: non generiamo più contatti e brand enthusiast ma solo traffico, inutile, anzi peggio: dannoso.
Cosa dovremmo fare allora di quei progetti rimasti nei cassetti per mesi? Niente. Anzi, toglierli dai cassetti e metterli sotto la gamba della scrivania per alzare di un gradino il nostro punto di vista.
Un gradino in più è necessario per entrare nel circuito con un’auto migliore, non con la stessa dei competitor che hanno già le ruote calde e sono in pista con 3 giri in più di noi.

Nessuna fretta allora. Non serve a nulla cambiare l’approccio dall’iniziale “non abiamo tempo per queste internet pr” a un “non abbiamo tempo da perdere per iniziare queste internet pr”. Dunque: stop! fermiamoci, osserviamo, prolunghiamo e investiamo nella fase di I LISTEN, di ascolto della rete e degli utenti. Studiamo per un periodo di tempo preliminare le evoluzioni di competitor e di attori internazionali, attiviamo un brainstorming globale su ogni singola sfumatura del progetto che seguirà. Meglio far ascoltare la propria voce 6 mesi dopo che esserci subito tanto per dovere di presenza. Chi ha fatto slittare nel tempo il proprio ingresso nel mondo dei social media ora non sbagli nuovamente “scontandosi” una fase determinante per entrarci subito. Il pericolo si chiama: Tarnish. Ve ne parlerò.