Tutti gli articoli di Vincenzo Dell'Olio

Un Flash Post sul Flash Mob

E’ il boom dei flash-mob. Tutto lo vogliono, tutti lo fanno, pochi ne capiscono il senso autentico. La regola è: vietato restare indietro, come sempre. E per questo proviamo a fare un piccolo riepilogo dei capitoli precedenti.

Dunque con il termine flash mob (dall’inglese flash – breve esperienza e mob – moltitudine) si indica un gruppo di persone (flashmobbers o mobbers) che si riunisce all’improvviso in uno spazio pubblico, mette in pratica un’azione insolita generalmente per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi. Il raduno viene generalmente organizzato attraverso comunicazioni via internet o tramite telefoni cellulari. In molti casi, le regole dell’azione vengono illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che l’azione abbia luogo. (fonte wikipedia)

Quando è nato? Nel 2003 a New York.
Perchè è nato? Per rompere la quotidianità incoraggiando la libertà di espressione.
In Italia c’è un sito che raccoglie gli appuntamenti e una comunità di mobbers di oltre 6000 iscritti: http://www.flashmobitalia.info/ (esiste anche una community internazionale). Su questo sito c’è un’interessante guida alla creazione di un Flash Mob che riporto qui sotto:

Per organizzare un Flash Mob non vi sono particolari accortezze, ognuno ha il suo metodo, ad ogni modo si può procedere così:

  • Decidere come prima cosa la data , cercate di iniziare ad organizzare il Flash Mob almeno 1 mese prima della data decisa.
  • Valutare l’ora in cui può essere fatto in base al luogo , ad esempio se scegliamo un giorno lavorativo , è bene realizzare il flash mob fuori dai normali orari di lavoro cosi da permettere a tutti di partecipare.
  • Scegliere la location , che a mio avviso deve essere un luogo pubblico tendenzialmente calmo o quantomeno statico.
  • Lavorare all’idea (più è inedita , più è strampalata meglio è) .. cerchiamo di fare cose strane e teatrali … forse meno divertenti ma più d’impatto per la gente che guarda.
  • Decisa l’idea inviare a info@flashmobitalia.info i dettagli del Flash Mob, e iniziare a pubblicizzarlo in rete (no volantini) , forum , newsletter , sms , mail ecc…
  • LE REGOLE più importanti per un Flash Mob sono:
    0) Il pillow fight o la battaglia dei cuscini non è più considerato un flash mob
    1) Mantenere il mistero sull’evento , se si riesce ad evitare è meglio non dire cosa si farà il giorno dell’evento
    2) No volantini
    3) Non organizzate troppi flash mob nello stesso posto per non perdere il gusto dell’attesa.

Un pò di storia e di esempi:

Uno dei primi italiani con discreta risonanza a Milano nel 2008 in cui la gente si congela nel bel mezzo della centralissima piazza Cadorna.
Dopo la morte di Michael Jackson in tutto il mondo si moltiplicano i Flash Mob a tema. Qui qualche immagine di quello organizzato in piazza del Pebiscito a Napoli con una coreografia ispirata al re del pop.

Grande ripresa mediatica per il Falsh Mob del settembre 2009 durante un concerto dei Black Eyed Peas

E quando l’iniziativa si fa virale i grandi brand fiutano l’occasione di visibilità iniziano a sponsorizzare. Questo è il flash mob T-Mobile alla Liverpool Street Station

Restando nel settore telefonia mobile non è da meno Nokia che nel tempio del silenzio, la biblioteca Sala Borsa di Bologna, organizza un evento che lascia stupefatti i presenti:

Diversi i Settori e i brand che sponsorizzano Flash Mob. Fra gli altri anche l’automotive. Fra gli altri trovati in rete eccone uno sponsorizzato dalla North American International Auto Show con la classica formula della coreografia di ballo e uno, più “frozen”, di Volkswagen con mezzi storici a bloccare il traffico. Non si fa mancare questa formula di comunicazione neppure Fiat per il compleanno della 500.

Non mancano i flash mob a favore di iniziative benefinche come quello del 6 Dicembre scorso durante la giornata Internazionale delle persone con Disabilità organizzato dall’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare:

Concludo con un paio di riflessioni su questa tipologia di eventi. Ultimamente molte aziende, al fine di cavalcare l’impatto mediatico del Flash Mob ne stanno snaturando la filosofia originaria privando le iniziative della già citata spontaneità che ne ha decretato il successo e comunicandole al mondo già tempo prima che si svolgano. Nulla di grave, si sa che le formule della comunicazione nascono, vivono, si trasformono per poi essere sostituite da trovate, strumenti e concept sempre nuovi. Vedremo dove ci porterà la deriva Flash Mob che a 7 anni dalla nascita sembra conoscere la sua età matura e più creativa, almeno in Italia. In sella a questo cavallo inbizzarito e tenete a portata di mano il numero della redazione di Studio Aperto o giù di lì.

SPARK date – l'altro San Valentino

Cosa fare a San Valentino? in quanto relatori pubblici “single” ci siamo posti anche noi il quesito. Perchè ci facciamo una domanda del genere?
Uno: per questioni professionali legate ai brand che gestiamo per cui spesso le festività scandiscono offerte, lanci di edizioni speciali di un prodotto e, più in generale, occasioni di visibilità;
due: perchè da Single non possiamo fare a meno che odiare 10 volte di più che da “impegnati” la festa degli innamorati.

Ci siamo consolati dicendo: “perlomeno non siamo soli”. Poi l’idea è iniziata a ronzarci in testa diventando sempre meno astratta e trasformandosi in un dato di mercato (o quasi):

I SINGLE sono la vera anima, inquieta, di questo insano evento che ogni 14 Febbraio devasta la serenità di un’onesta, eterogenea, rispettosa e spesso invidiata categoria di persone.

Un po’ per offrire una vera alternativa durante questa serata a chi non ha voglia di cene a lume di candela (dai recenti sondaggi si stima che si consumeranno tonnellate e tonnellate di cera) e un po’ per una quanto mai azzeccata scelta del naming di una nuova auto, è nato lo SPARK date, uno speciale speed-date sponsorizzato dalla Chevrolet Spark (spark=scintilla), neonata citycar di casa Chevrolet, che vedrà “impegnati” tutti i single di milano e dintorni in una serata di San Valentino finalmente diversa.

L’evento sarà al Gioia 69 di Milano e dalle pre-iscrizioni ricevute online (quasi un migliaio) direi che su una cosa avevamo ragione: “perlomeno non siamo soli”.

Per chi avesse letto incuriosito questo post e non appartenesse solo alla categoria dei relatori pubblici ma pure a quella di chi ha voglia di divertirsi e conoscere gente nuova, per informazioni e prenotazioni cliccate qui

Alla prossima e mi raccomando: non tornatemi fidanzati eh!?

Osservatorio Multicanalità 2009: le campagne multicanali sono tutte uguali?

Concludo la lista di post sugli interessantissimi interventi delle 4 voci dell’Osservatorio Multicanalità con quella che in qualche modo rappresenta la visione più operativa dell’approccio al tema.
Giovanni Pola, Direttore Generale di Connexia sottolinea i cambiamenti radicali che sono avvenuti a un solo anno di distanza dalle riflessioni dell’osservatorio multicanalità 2008.
Immagino aspettiate anche qui la regola dei 3 topic e non deluderò. Eccoli:
1. Siamo in una nuova fase di approccio strategico alla multicanalità. Le aziende sono più aperte, i consumatori meglio definiti, le strategie rispondono meglio alle esigenze concrete degli utenti. In questo ambito sperimentare è comunque d’obbligo.
2. All’approccio del Modello Lineare che vede in campo azioni di ADV, Paid, Search, Confronto prezzi, Promozione del sito aziendale e dell’eCommerce si affianca un Modello Reloaded, diretto al cluster di riferimento con azioni di tipo social e attività di social media marketing e internet pr volte a creare una relazione diretta con il consumatore e alla definizione di Buzz Agent e Brand Enthusiast.
3. La conoscenza reale del target multicanale e delle sue istanze può fare la differenza. Individuare gli ambasciatori del brand e misurare, seppur con metriche che vanno sempre più consolidate, il successo delle proprie campagne diventa un’esigenza fondamentale e allo stesso modo utile all’avanzamento strategico della propria comunicazione. Le Aziende diventano esse stesse media, è importante che siano capaci di fornire: qualità, frequenza, adattabilità, potenziale virale, permeabilità al contenuto di terzi.

Osservatorio Multicanalità 2009: cosa ne pensano le aziende

Giuliano Noci, Ordinario di Marketing, Politecnico di Milano ha illustrato, durante il terzo intervento della mattinata di oggi, come l’aspetto della multicanalità è vissuto dalle Aziende Italiane. Sono 60 i responsabili marketing coinvolti nello studio e quello che ne viene fuori è un quadro abbastanza variegato.

Ripropongo il mio schema dei 3 temi portanti:

1. Il concetto di Multicanalità è percepito come importante ma ancora ci sono, all’interno delle aziende, lacune informative, poca consapevolezza dei cambiamenti e percezioni strategiche a volte molto vaghe o lontane da ciò che suggerisce il mercato reale.

2. La presenza multicanale non viaggia di pari passo con la dimensione co-creativa, con l’apertura agli individui da parte delle aziende.

3. Non ha più senso ragionare per campagna o per canale. Partendo dall’ascolto occorre procedere a ritroso: capire come i target interagisce e su quello costruire il nostro approccio. Questo porterà necessariamente al cambiamento nel communication mix.

Osservatorio Multicanalità 2009: il consumatore del futuro

Un passo avanti e dopo aver descritto il quadro dell’utenza internet nel 2009, ecco, nella presentazione di Cetti Galante, Commercial Director di Nielsen, come questa si orienta verso il consumo ed ecco ritornare in campo i 5 cluster di consumatore su cui si è ragionato anche lo scorso anno: Esclusi, Indifferenti, Tradizionali Coinvolti, Open minded, Reloaded.

Il claim di questa edizione “Multicanalità racchiude in sé il doppio atteggiamento nei confronti della multicanalità che vede contrapposti il consumatore e le aziende. Da un lato l’orgoglio dei Reloaded, consumatori multicanale e sociali, fortemente coinvolti e interattivi nei processi di relazione con le imprese, nei blog e forum, che raggiungono quota 8,6 milioni, e degli Open Minded, consumatori multicanale più individualisti e discreti che usano tutte le fonti media per raccogliere informazioni ma non diventano parte attiva, che sfiorano gli 11,8 milioni. Dall’altro il pregiudizio, l’approccio della media delle aziende italiane che cercano di stare al passo con i nuovi trend ma non hanno ancora messo a punto strategie mirate su questi target anche per il delicato tema dell’incontrollabilità di ogni messaggio trasmesso in rete.

Interessante constatare anche qui 3 aspetti importanti:

1. Il flusso migratorio si attiva dai cluster degli Esclusi e dei Tradizionali Coinvolti (quello che identifichiamo come l’italiano medio) verso i Reloaded e gli Open Minded. Due i catalizzatori: la crisi, che impatta sulle abitudini consolidate e la rapida diffusione nella penetrazione delle tecnologie.

2. Un calo della fiducia dell’acquisto su intenet (dovuti ad alcuni casi mediatici di clonazioni e truffe che hanno fatto calare la fiducia dei consumatori) ma al contempo un forte orientamento all’utilizzo di internet per informarsi sui prodotti. Il 22% del campione intervistato cerca principalmente in rete informazioni su prodotti e servizi di interesse.

3. La crescita di 3 milioni in due anni dei consumatori Reloaded e Open Minded che è sempre meno una variabile legata all’età (anche i più anziani si avvicinano alla tecnologia). In attesa di sapere come sarà il consumatore del futuro (se più reloaded o open minded) una cosa è certa: è necessario orientare le proprie campagne di comunicazione non all’hardware, al mezzo, alla piattaforma, ma ai bisogni che il media veicola – svago, info attualità, approfondimento, adv, informazioni orientate agli acquisti, etc – che sono diversi per ciascun cluser.

Un corollario e non meno importate è costituito da altre due riflessioni: una è che la tv resta per tutte le tipologie di consumatore il media prevalente per lo svago e l’altra è la percezione totalmente negativa del messaggio pubblicitario veicolato sul telefonino: troppo invasivo.