[Case Study] San Miguel: strategie social e rete distributiva

Promuovere le vendite della propria rete distributiva utilizzando il Social? E’ possibile. L’importante è saper adattare il messaggio commerciale al linguaggio e ai contenuti del canale in cui lo si promuove. Sembra un’affermazione banale ma non ci sono molti casi in cui il passaggio dalle teoria alla pratica mi abbia convinto.
Nel caso dei San Miguel Tapas Days invece mi pare ci sia stato un adeguato utilizzo di Facebook. La promozione del brand è stata veicolata attraverso un evento che, partendo da una call to action online, si traduce poi in un potenziale e concreto incremento di visibilità e vendite di prodotto nella catena distributiva.

L’evento dura 3 giorni e coinvolge pub di 8 città Europee, in Italia a Milano e Brescia con diversi pub in ogni città. Sulla pagina Facebook, creata ad hoc per l’evento è possibile navigare nella tab dedicata e scoprire sulla mappa i locali che aderiscono all’iniziativa. Per creare un meccanismo virale è anche stata introdotta una piccola app che consente di “assemblare” una tapas partendo da diversi elementi e poi postarla sul proprio profilo pubblicizzando automaticamente anche l’evento.

Quanto tutto questo si tradurrà in bottiglie vendute è da vedere, quello che mi fa piacere notare è che qualche azienda si è accorda come il potere della rete (inteso come web) viene sfruttato al meglio per il proprio business reale (e non solo per fare brand awareness/crm) quando è geolocalizzato e unito al potere della rete (intesa come canali distributivi). Immaginatevi cosa possa succedere se eventi e formule come queste fossero estese a dinamiche come i porte aperte dei concessionari durante la presentazione dei nuovi modelli di auto, oppure nel caso di librerie durante la presentazione di un nuovo libro di un autore importante. Quando le potenzialità di un messaggio da comunicare in modo profilato ma globale si sposano alla perfezione con quelle di un’azione attuabile a livello locale, il social media marketing ha fatto il suo mestiere.
Prosit!

[Case Study] Per Tiziano Ferro Google+ funziona

Due giorni, il 7 novembre, fa Google ha comunicato la nascita delle Page su Google+. Un evento che molte aziende aspettavano da mesi pronte a replicare ed estendere la loro presenza social ad un nuovo canale (anche se forse a vecchi utenti). Diverse le case history internazionali, di cui si parla online e diversi anche i casi italiani: Fiat, Volkswagen, Tim, etc, che hanno dimostrato come fosse praticamente tutto pronto da tempo.

Chi non ha dovuto aspettare l’apertura delle pagine sono i personaggi pubblici. Uno in particolare mi ha colpito per numero di seguaci, si tratta di Tiziano Ferro. In questi giorni attraverso adv su You Tube annuncia la presentazione del suo nuovo video in esclusiva su G+ e appunto You Tube.

Per la visibilità pubblicitaria e per la notorietà di uno dei cantanti italiani con più fan digitali (la pagina Facebook Tiziano Ferro conta 602 mila liker) il suo profilo G+ è schizzato ad oltre 11 mila follower, alla faccia di chi sostiene che non ci sia ancora una base utenti di rilievo.

Un insegnamento per le aziende? La dimostrazione che anche per loro è necessario e proficuo essere presenti in G+ e che non è un fuoco di paglia che dopo la fiammata iniziale di iscrizioni tenderà a spegnersi? Forse si. Al momento mi limito a registrarlo e continuo i miei studi per proporre, a tendere, una strategia strutturata che non sia semplicemente una riproposizione dei contenuti di altre social (che per ora può aver senso) ma che tenga conto delle caratteristiche di utenti e funzionalità specifiche del social network in questione. Intanto anche Google prova a facilitare la strada degli addetti ai lavori con una guida.

[Case History] Ispirazioni Social: i casi di Burberry, Philips, Illy e Oral-B

Dopo qualche giorno di assenza rieccomi con qualche riga per condividere quattro iniziative “social” in cui mi sono imbattuto e che mi sembrano d’ispirazione per progetti in ambiti simili sia per le riflessioni positive che per quelle negative o pseudo tali.

Iniziamo con un progetto internazionale, quello Burberry che ormai – non è l’unico – da un anno porta online l’esperienza delle sfilate, arricchendola sempre di nuovi elementi. Si parte dal livestream della sfilata mixato ad aggiornamenti del canale Twitter in tempo reale. Durante le sfilate ora è possibile anche acquistare i capi in tempo reale. Strategica anche la scelta dell’utilizzo di Instagram tramite il profilo di un famoso fotografo che risulta essere l’utente con più follower in Inghilterra. Insomma il mondo della moda è in piena Social fever.
La seconda esperienza è di carattere nazionale, ed è quella di Oral-B. La Wow Experience che ha come testimonial Claudia Gerini ha concluso la sua prima fase, quella di recruiting, e dal 14 novembre si attende il web show.

Intanto i numeri sono discreti ma non eccezionali: una fanpage facebook da 24 mila fan, quasi 200 candidature per far parte del web show e si attende il picco più importante nel momento della messa online di questo “misterioso” show. Tra ingaggio della Gerini e di Ciccio Valenti e i costi sparsi del progetto tra cui mi pare importante quello del seeding e dell’adv facebook sarà fondamentale contare qualche migliaio di accessi ai contenuti prodotto altrimenti il rischio flop è dietro l’angolo. Sono davvero curioso di vedere cosa tireranno fuori i creativi dietro questo progetto.
Meno pretenzioso ma forse con un riscontro maggiore l’iniziativa di storytelling di Illy. Un trend del web che qui mi sembra interpretato in modo interessante. Si chiama Coffee is ed è un concorso creativo di cui si è conclusa da pochi giorni la fase di candidatura delle mini-storie. 17 temi da cui partire per raccontare tramite un post (condivisibile, commentabile e votabile) la propria piccola storia, il proprio pensiero con sempre sullo sfondo l’aroma del caffè. Qualche migliaio di storie scritte e 130 mila pageview (ad occhio). Tra montepremi e numeri generati mi sembra un progetto davvero riuscito.

Chiudo questa rassegna con un progetto localizzato. Lo scenario è quello di Milano e l’iniziativa, promossa da Philips e Wired: Led Your City. La piattaforma scelta per ospitarla è una pagina Facebook che nelle ultime ore sta registrando una crescita numerica di Fan. Non è ancora chiaro cosa succeda a seguito delle segnalazioni degli utenti fatto sta che la call to action invita a caricare immagini o segnalare vie particolari individuate in una piantina della città e da associare a concetti di illuminazione (al led), emozione o vista speciale. In questo caso la promozione di una brand unita al concetto di responsabilità urbana/civica e alla localizzazione dell’iniziativa mi sembrano da prendere come riferimento ma in primis attenderò la fase due per capire se ci sarà un seguito meno meno virtuale e più reale a questo primo momento.

Dico la mia su abc Magazine

Qualche settimana fa sono stato contattato da una giornalista di abc Magazine per contribuire ad un post di approfondimento sul tema Give Away. Negli ultimi mesi mi sono imbattuto più volte, nell’ambito di progetti lavorativi o durante il semplice “cazzeggio online”, in iniziative di questo tipo e ho accettato con molto piacere di fare un ragionamento per “razionalizzare” e definire meglio questa modalità di interazione con gli utenti.
Ecco cosa ne è venuto fuori.

“Fenomeno Giveaway: lo strano caso di un concorso che spopola sul web”

Ringrazio ancora Erika Bertossi per l’interesse.

Audi University Lab, università e Brand. La co-creazione esiste

E’ in corso in queste ore la giornata finale dell’Audi University Lab, un progetto di co-creazione in partenrship tra Audi e SDA Bocconi che ha coinvolto Coffee Grinder negli ultimi 5 mesi. Sono stati mesi intensi in cui 3 gruppi composti da studenti della Laurea Specialistinca in Marketing Management, del Master in Marketing e Comunicazione e del Master in Strategia Aziendale hanno collaudato Audi A1 e partendo dalla propria esperienza e dalle proprie basi accademiche hanno lavorato a un’idea di marketing.

Tutto il percorso di analisi e creativo è stato raccontato all’interno di un blog. Immagini, video, post hanno ritratto i ragazzi per le vie di diverse città, piuttosto che durante incontri con creativi, amici e in generale in tutte le fasi di raccolta degli input utili alla fase progettuale vera e propria. Un brainstorming costante per arrivare a un’idea unconventional, quella che diventerà la nuova campagna 2012 di A1.

E’ il primo caso in cui Audi, marchio premium e con linee guida di identità e stile molto precise (lo vediamo nel nostro lavoro quotidiano), ha aperto la porta all’interpretazione della propria comunicazione da parte di terzi, studenti per giunta.
Abbiamo apprezzato il coraggio, la capacità e la voglia di sperimentare che per una grande azienda non è mai facile e soprattutto la volontà di agire secondo quanto i trend del settore e noi stessi suggerivamo.

Speriamo possa essere la prima pietra che porta verso un modo nuovo, più sfidante, originale e magari anche divertente di lavorare a idee di marketing. Il futuro del nostro settore dipende anche da quanto, questo tipo di attività, attualmente veri e propri incubatori di nuovi processi, producano poi risultati che soddisfino realmente il mercato. Sarà un processo graduale ma spingeremo perchè questo accada seguendo i binari già tracciati da studi, ricerche e operazioni simili e soprattutto, quando la strada tracciata dovesse finire provando ad osare.

Per dovere di cronaca: nel pomeriggio ci sono le esposizioni delle 3 idee partorite dagli studenti, in prima serata la proclamazione dei vincitori, poi… si beve. E per una volta il nostro invito sarà quello di tornare a casa con i mezzi.