Tutti gli articoli di Vincenzo Dell'Olio

Il QR code è morto, lunga vita al QR code

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Ce li avete presenti? Si, per forza. Se lavorate nel mondo del Marketing li riterrete (vado per percentuale statistica) una cosa inutile, se invece siete utenti qualunque (beati voi) pure. I QR Code, simpatici quadratini pieni di altri quadratini. I QR code, tanto simili a dei cruciverba mai compilati che in maniera altrettanto incompiuta sembrano lì lì per entrare nel linguaggio comune degli utenti digitali ma che per un motivo o per l’altro vengono sempre rimandati agli esami di riparazione. I QR code, un format ideale per semplificare la vita dell’utente mobile ma che, nonostante questo, non spicca il volo ma nemmeno, badate bene, cade in disuso.
Periodicamente questi eterni codici del futuro fanno ritorno sulla scena. Ci sarà un motivo no?

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Lo scorso autunno, finalmente aggiungerei, Apple ha inserito nell’aggiornamento del proprio sistema operativo iOS 11 un lettore nativo di codici QR. A differenza del passato quindi adesso per leggere un QR code non occorre scaricare un’app reader apposita per poi tenerla lì per mesi o anni ad occupare spazio in memoria fino a che si presenterà la prossima necessità d’uso. No, ora tutto quello che bisogna fare, almeno per i proprietari di iPhone, è puntare la fotocamera del proprio cellulare su un codice e questo viene riconosciuto attivato automaticamente. Di certo personalmente oggi, dopo questo aggiornamento, sono più portato a fare scansioni rispetto che in passato.

I QR code sono una manna dal cielo in tanti contesti, non solo pubblicitari ma anche di servizio. Basti pensare che possono essere utilizzati per fornire accesso ad esempio ad una rete wifi anziché richiedere un attento spelling delle password allo smemorato cameriere di turno, per effettuare un acquisto con PayPal o per inviare tweet, sms e testi pre-compilati.
È anche per questo che alcuni dei social network importanti come Snapchat, Facebook e persino Spotify stanno spingendo sempre più sullo sviluppo e la diffusione di un linguaggio di codici proprietari. Scansionando un codice di Facebook Messenger, ad esempio, è possibile rimandare gli utenti al servizio chatbot automatizzato o di assistenza live di un’azienda. Con la stessa logica scansionando il codice di una playlist o di una canzone ascoltata su Spotify da un amico è possibile collegarsi in un instante alla stessa musica.
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Considerando dunque che i codici QR, nelle loro molteplici forme e declinazioni, sono ancora uno dei modi più semplici per connettere il mondo fisico e quello online non sorprendiamoci se questa eterna promessa del digital finalmente verrà adottata a regime in molti più contesti di marketing e comunicazione rispetto al passato.
Volete creare il vostro QR code con un indirizzo web o con la vostra vCard o magari con il link diretto alla pagina per il download della vostra app o il vostro indirizzo mail? Ecco uno dei mille tool che vi consente di farlo in un solo clic: https://it.qr-code-generator.com

[Case Study] 15 post da imitare sulla festa della donna

La festa della donna è sempre uno dei grandi momenti di real time marketing dell’anno. Vale dunque la pena tenere traccia delle best practice in termini di contenuti postati dai brand in questa data. Tra quelli più classici e quelli originali eccone 15 a cui vale la pena dare un’occhiata.
Iniziamo da Mulino Bianco, un grande classico del Food, la video ricetta calata a pieno della ricorrenza.

Bonomelli contestualizza i suoi infusi con l’icona classica della giornata, la mimosa, creando empatia con una situazione verosimile che le proprie consumatrici potrebbero ritrovarsi a vivere oggi.
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Per Nespresso sono le tazze stesse a rappresentare l’8 della data della ricorrenza.
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Interessante l’operazione di produzione video di L’Oreal che pubblica diverse interviste di 45 secondi a donne che rappresentano icone di bellezza e raccontano/rivendicano l’importanza del ruolo femminile nella società. Poco spiegabile però la mancata spinta adv per rendere giustizia al lavoro creativo, ottimo, che raccoglie però poche visualizzazioni organiche.

Dal mondo moda cito Gucci che con l’occasione sponsorizza un progetto per dare voce alle donne di tutto il mondo.

Tiffany & Co. con una gif animata da emoji a comparsa celebra le donne come fossero uno dei suoi gioielli.

In tema di Real time marketing non si può non citare, puntualmente, Ceres che anche questa volta fa centro con un post dall’elevata viralità e meno prevedibile rispetto a tanti altri “standard” pensati per la ricorrenza.
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A proposito di post “standard” ecco quello di Nutella. Niente di nuovo ma non lo sono neppure le foto dei gattini, eppure…
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Da vedere questo video spinto a livello internazionale da Vodafone con protagonista i bambini. Un format da manuale, quello del mondo con gli occhi di un bambino, che funziona sempre.

Festività unita a prodotto per Poste italiane che in occasione della ricorrenza pubblica un francobollo da collezione.
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Restiamo nel mondo dei servizi con Enel Energia che coniuga la celebrazione della ricorrenza con la valorizzazione della sua sponsorizzazione del giro d’italia.

Un video collage emozionale per Unicredit racconta le donne con uno stile sobrio, forse banale, ma efficace verso l’utente medio.

Più sofisticato e verticale pensando agli amanti della lettura il post di Feltrinelli.
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Il punto di vista dei clienti sono al centro del racconto di Carrefour Italia, forse meno creativo della media, molto alta, dei post di questo brand ma non meno efficace.

Chiudo la lista con il mio post preferito della giornata, quello di Netflix, una video parodia che mostra come sarebbe la reazione di Jessica Jones al ricevimento di un ramo di mimosa. Geniale!

 
Bonus Track: aggiungo, su segnalazione, l’iniziativa di Barbie che per la festa della donna ha declinato la sua collezione con i volti di celebri icone del mondo femminile a cui ispirarsi.
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Mobile Payment in Italia, un mercato da 46 Miliardi

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I dati dell’Osservatorio sul Mobile Payment 2018 del Politecnico di Milano parlano di un mercato vivo ma ancora relativamente acerbo, almeno in Italia e per quanto riguarda alcune specifiche modalità di pagamento. Si, perché l’etichetta “mobile payment” racchiude sotto di sé diverse azioni, dispositivi e tecnologie abilitatrici e contesti di utilizzo con performance differenti fra loro.

Le modalità più innovative di pagamento digitale sono:

  • eCommerce e ePayment,
  • Mobile Payment & Commerce (le transazioni via mobile sono ripartite in: Remote Commerce, Remote Payment e Proximity Payment)
  • Contactless Payment,
  • Mobile POS

e valgono il 21% del totale dei pagamenti digitali con carta. Questi superano i 46 miliardi di €, valore destinato a quadruplicarsi nel giro di un paio d’anni. Numeri che parlano di crescita, si, ma anche di una posizione di follower del nostro paese. Basti pensare che per numero di transazioni per persona siamo al 24° posto in Europa (nelle prime posizioni Danimarca, Svezia e Finlandia).

Carte contactless (18 miliardi di €, +150%) e transazioni via Mobile (6,7 miliardi di €, +60%) valgono insieme oltre la metà del mercato.

Tra le “transazioni via Mobile” spicca il Mobile Remote Commerce ovvero gli acquisti tramite smartphone che crescono del 65% nel 2017 superando i 5,8 miliardi di euro. Più piccola la quote di mercato del Mobile Remote Payment (legato per lo più all’utilizzo di mezzi pubblici, parchimetri, car e bike sharing) con 800 milioni di euro. Ancora più ridotto il mercato del Mobile Proximity Payment, tutti quei pagamenti in cui si utilizza il cellulare come una carta di credito in prossimità dell’esercente da cui si sta acquistando con 70 milioni di transato e 500 mila utenti unici attivi.

eCommerce e ePayment, ovvero l’acquisto di beni e servizi e il pagamento di ricariche, bollette e tasse tramite PC o Tablet con carta di credito o tramite Wallet (esclusi quelli tramite Home Banking) valgono 20,3 miliardi di euro, +10% rispetto al 2016.

I Mobile POS raggiungono i 900 milioni di euro a valore (+9%).

Molto interessante il dibattito seguito alla presentazione dai dati che ha coinvolto rappresentanti di aziende come Ikea, Dechatlon e Carrefour Italia dal quale è possibile comprendere come la “corsa” alle dotazioni tecnologiche e di marketing capaci di spingere il Mobile Payment più che una corsa sia un jogging leggero. I più grandi venditori infatti, ognuno con uno stato di avanzamento lavori differente, ammettono che per il momento si tratta di fornire ai propri clienti una modalità di pagamento in più ma che, soprattutto quando si parla di Wallet, questa non sia così immediatamente collegato ad un ritorno sull’investimento stimabile in termine di tempi e valore.
Infografica Osservatorio Mobile Payment 2018

5 video virali dai Top Brand USA a Gennaio 2018

Con questo post inizio a pubblicare una serie di contenuti verticali sul mondo dei Social Video. Un osservatorio utile a mappare i linguaggi video più performanti sui social e le caratteristiche differenzianti in diversi ambiti di contenuto o target.
Analizzerò diversi settori a volte selezionando pagine internazionali altre volte regionalizzando l’analisi alle pagine Italiane.
Per iniziare ho scelto di selezionare i 5 video con maggiore portata virale nel mese di Gennaio tra quelli pubblicati su Facebook dai brand statunitensi con maggior numero di fan e interazioni. Due i parametri considerati per effettuare la selezione: numero totale di share registrati dal post e rapporto tra Like e Share che sono mediamente di 10 a 1. In questo caso un rapporto più favorevole agli share mostrerebbe quanto gli utenti, decidendo di interagire con un post, preferiscano di più rispetto alla media effettuare una condivisione piuttosto che un semplice like.
Queste le 30 Fan Page analizzate:
Best Brand Facebook US
In prima posizione per volume di interazioni generate nel primo mese dell’anno c’è questo post di Taco Bell, brand in assoluto tra i più ingaggianti al mondo su Facebook. Da notare, oltre ai 130 mila share registrati dal video, anche la predominanza degli stessi rispetto alle reaction. Sintomatico il format scelto per raccontare il prodotto servito nella catena di fast food ovvero quello preso in prestito dagli “How to” legati alle ricette con la narrazione visiva e testuale delle varie fasi di preparazione del prodotto.

Restiamo nel settore food and beverage con un post della pagina della bibita Mountain Dew.
Una battaglia rap “definitiva” rispetto a tutte le Battle tipiche di questa cultura musicale con due testimonial celebri imprevedibilmente prestati al genere musicale. Anche in questo caso gli share surclassano le reaction.

Al terzo posto per numero di share il trailer di una nuova serie NetflixThe End Of The F***ing World“. Guardatelo e se siete grandi appassionati di serie tv o anche semplicemente di storie fuori di testa vi sfido a non volerlo condividere con il vostro gruppo di amici serial dipendenti. Inutile dire che qui come per i video precedenti il rapporto Reaction vs Share pende a favore delle condivisioni.

Arriviamo alla posizione numero 4 tralasciando però un altro trailer, questa volta di un film, prodotto sempre da Netflix (ritengo superfluo soffermaci su un tipo di contenuto difficile da replicare poiché tratto da un prodotto che è appunto Video come una serie o un film). Torniamo nel mondo food raccontato da Bud Light, questa volta con un video da 15 secondi dedicato ai New England Patriots che stavano per affrontare la sfida più grande di tutte, quella (poi finita male) del Superbowls. Pur essendo un post targettizzato su una piccola parte del proprio pubblico, i tifosi della squadra di football, il video registra il doppio delle condivisioni rispetto alle reaction. (nota tecnica: in questo caso era limitata la condivisione dalla pagina originale per cui ho ricaricato il video su una delle mie pagine Facebook. Trovate sotto lo screenshot con testo originale e numero di interazioni).

E arriviamo alla posizione numero 5 con l’evergreen dei format video virali su Facebook. L’abbiamo già citata in apertura e, giusto per non smentirsi, la ritroviamo qui nel suo modello più classico: la video ricetta con ripresa zenitale. Autore: Dr Pepper in collaborazione con Tasty. In questo caso gli share non superano le reaction ma si il rapporto resta comunque superiore alla media, certificazione di viralità.

Nota metodologica: 
tra i post citati mancano alcuni dei video che hanno registrato ottime performance nel mese di Gennaio non essendo accessibili solo a livello locale negli USA e dunque non visualizzabili anche dalla mia postazione italiana. 
 
 
 
 
 

I migliori brand moda su Facebook nel 2017

Best-Fashion-Brand-on-Facebook
Alta moda uguale alto ingaggio social? Sembra proprio di si.
Ho raccolto i dati principali delle performance Facebook dei principali marchi di settore a livello mondiale in un’infografica che rende l’idea dei volumi generati online dai brand top.
Qualche dato saliente per punti:

  • Louis Vuitton e Chanel sono certamente i brand di maggiore successo
  • Giorgio Armani è il marchio più attivo nella produzione di contenuti Social
  • Tommy Hilfiger è, dopo Louis Vuitton, la pagina che produce i singoli contenuti i più graditi dagli utenti.
  • I primi 10 brand in classifica registrano fan base sopra gli 8 milioni di fan
  • I volumi di interazioni sono abbastanza variabili come differente è la portata delle pagine ma, se partiamo dalle oltre 4,2 milioni di interazioni di Vuitton a cui è difficile arrivare, possiamo considerare come un parametro medio tra le pagine top: 600 mila interazioni annue totali nella somma tra Reaction, Share e Commenti. Qualcosa come 50 mila interazioni medie al mese.
  • I ritmi di pubblicazione non sono vertiginosi e anche se brand come Armani pubblicano più di 50 post medi al mese la media del settore si aggira attorno ai 9 post mensili.
  • I ritmi di pubblicazione insieme allo studio della maggiorate dei post di maggiore successo testimoniano un’elevatissima attenzione alla qualità dei contenuti.
  • Infine sono 5,2 mila le interazioni medie che ogni post dei top brand di questo settore può aspettarsi.

Ed ecco un po’ di grafici!
Best-Fashion-Brand-on-Facebook-Engagement 2017