Pinterest, stato dell’arte e prime riflessioni strategiche


Sono tornato. Finalmente dovrei aggiungere come da prassi dei grandi cavalieri erranti. Ancora non lo so con certezza, per il momento lo ufficializzo anche sul blog visto che in effetti mancava solo questo alla lista delle mie estensioni social da aggiornare.

Come si è capito dal penultimo post sono stato lontano dalla mia scrivania per più di due mesi. Cercando di fare un punto – serio – e di riflettere sulle novità di questi due mesi sembra che la parola chiave, nonchè tormentone, che ancora in questo blog non aveva merito un TAG sia: PINTEREST. Si è detto e si è scritto molto in questi mesi di questo social network delle puntine, in cui le immagine regnano sovrane e identificano, per aree tematiche, gli interessi di ciascun utante. Ne hanno parlato e lo hanno studiato da diverse angolature: Il post, Wired, ieri First Online in occasione dell’8 marzo lo ha addir
ittura definito “il social network delle donne” (pare siano l’87%). Insomma, quando qualcosa fa notizia tutto sembra adatto ad assumerne i paradigmi.
A proposito di paradigmi e tendenze che si adattano e si mescolano a contesti differenti da quelli in cui sono nati ecco che sulla scia del successo di Pinterest sono già nate applicazioni come Pingram, un sistema di visualizzazione e condivisione di foto di Instagram attraverso un’interfaccia simile a Pinterest o Wanderfly che unisce Pinterest a TripAdvisor, ovvero una piattaforma di social travel che mostra ai viaggiatori le immagini più belle delle città visitate in base agli interessi dichiarati (architettura, luxury, arte, etc…). Qualcuno ha anche adattato la logica utilizzata da Pinterest per il contenuti visivi all’universo musicale, è il caso di Loudlee che punta a diventare il Pinterest della musica.
Ovviamente in questi casi non si può dire che il successo sia assicurato ma sicuramente vale la pena di monitorare anche questo mondo di fratelli minori.
Cosa succede intanto in Facebook? Sappiamo che il re dei social network non sta mai fermo e in qualche modo, prima o poi, propone soluzioni che incrociano e integrano i trend suggeriti dagli altri contesti social. E’ già successo qualcosa attraverso un’applicazione: Friendsheet.
In un post ripreso da AgoraVox Dario Salvelli ne descrive gli aspetti salienti. Ma sicuramente si sta studiando una contromossa “funzionale” adeguata per non perdere terreno.
Eletta anche miglior Start-up del 2011 i media generalisti hanno iniziato ad occuparsene da qualche settimana. Panorama descrive Pinterest come inevitabile specchio dei tempi, in cui alla bulimia da social corrisponde anche la minore disponibilità di tempo e quindi un grande apprezzamento per contesti di rapida fruizione come questo costituito quasi esclusivamente da immagini. L’Espresso enfatizza il successo titolando “Perchè Pinterest batte Facebook”. Nel pezzo Alessandro Longo lega il successo all’unione di immagini e abitudini d’acquisto all’interno di una bacheca potenzialmente infinita.
Ultimo dato, forse quello che interessa di più alle aziende in tema di “strategie marketing”, quello relativo al volume di accessi. A febbraio siamo arrivati a oltre 12 milioni di visitatori mensili. Un’inezia ancora se paragonata a Facebook ma le potenzialità e sopratutto la qualità dei contatti (si tratta di utenti profilatissimi se ci immaginiamo di volergli “vendere” un prodotto) suggeriscono a ragionare su come rendere parte integrante di ogni strategia digital questo social network. E’ su questo tema che mi concentrerò nei prossimi post provando a non cadere del tranello della banalizzazione che ha già coinvolto centinaia di esperti del settore. Sarà importante non vendere ai vari Brand la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, altro punto cruciale è legato alla valenza e al peso della cerchia di utenti nel territorio nazionale nonchè alla loro capacità e voglia reale di interagire su una piattaforma come questa. Studiamo.
p.s.: il mio profilo “sperimentale” Pinterest è: http://pinterest.com/vinsdellolio/
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